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Il modo migliore per tenere lontani i gabbiani, secondo la scienza

Gabbiani opportunisti che rubano il cibo? Una nuova ricerca ha stabilito qual è il metodo più efficace (e innocuo) per costringerli alla fuga.

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Il modo migliore per tenere lontani i gabbiani, secondo la scienza 123RF

Circolano sul web molti video – alcuni anche divertenti, ammettiamolo – che immortalano “attacchi” di gabbiani su poveri malcapitati mentre mangiano un cono gelato o delle patatine fritte in riva al mare. Al netto di quanto possano essere esilaranti questi siparietti condivisi sui social, si tratta di un problema piuttosto serio: i gabbiani hanno imparato a sfruttare le risorse umane, diventando a tutti gli effetti “opportunisti”. Ma c’è un modo per tenerli lontani e a dirlo è un nuovo studio.

Come allontanare i gabbiani?

A rispondere è un’analisi scientifica condotta dalla University of Exeter nel Regno Unito, che ha fornito il metodo più efficace – e non violento, ovviamente – per indurre la fuga immediata di questi volatili, evitando che rubino il nostro cibo.

Per anni si è dibattuto se i gabbiani potessero essere allontanati con semplici gesti o suoni e lo studio ha voluto proprio sciogliere questo dubbio. In particolare, i ricercatori coinvolti hanno condotto esperimenti su 61 gabbiani reali in nove località della Cornovaglia, utilizzando come esca un contenitore pieno di patatine.

Una volta attirata l’attenzione dei gabbiani, hanno riprodotto tre stimoli sonori registrati, tutti allo stesso identico volume: una voce maschile che gridava la frase ‘No, non avvicinarti, questo è il mio cibo’; la stessa frase pronunciata con un tono neutro e pacato; il canto di un pettirosso (suono neutro).

Il risultato? I gabbiani reagiscono in modo molto specifico alle diverse intensità di suono. Circa il 50% dei volatili esposti all’urlo ha abbandonato completamente l’area, volando via entro un minuto, mentre il 15% di quelli esposti al parlato calmo è volato via. La maggior parte si è allontanata a piedi, rimanendo vigile ma in prossimità del cibo, ma il 70% dei gabbiani esposti al suono neutro del pettirosso è rimasto vicino all’esca per tutta la durata dell’esperimento.

L’urlo era oltre cinque volte più probabile che causasse una fuga aerea totale rispetto al suono di controllo, mentre il parlato calmo era più probabile che inducesse solo un allontanamento a piedi, quindi non ha rappresentato – nella maggior parte dei casi – un deterrente definitivo.

L’adattamento cognitivo dei gabbiani

I ricercatori sono andati più a fondo, giungendo a una conclusione importante: i gabbiani non reagiscono all’urlo semplicemente perché il tono della voce è più forte, ma perché sono in grado di discriminare le proprietà acustiche delle vocalizzazioni umane. Per dirlo in modo più semplice, riescono a interpretare il tono aggressivo dell’urlo come un livello di minaccia superiore e immediato.

Dunque, i gabbiani che risiedono nelle aree urbane e che di conseguenza stanno maggiormente a contatto con l’essere umano hanno sviluppato un adattamento cognitivo estremamente rapido che permette loro di decodificare le nostre intenzioni. Per un gabbiano l’urlo è un chiaro segnale di pericolo che lo spinge alla fuga.

Una caratteristica già osservata in specie domestiche, come cani o cavalli, che hanno convissuto con l’uomo per generazioni. Il fatto che i gabbiani, specie selvatica, mostrino tale consapevolezza evidenzia il loro avanzato adattamento all’ambiente antropizzato.

Anche lo sguardo influisce sulla fuga

La ricerca ha posto l’attenzione su un altro fattore che contribuisce alla fuga dei gabbiani: lo sguardo diretto. Un elemento emerso anche in studi precedenti ma che adesso, combinato agli ultimi risultati, crea un quadro più completo. Se vogliamo allontanare un gabbiano, in definitiva, possiamo sfruttare una combinazione di voce e sguardo: si procede con un segnale di minaccia acustico, contemporaneamente si dà un segnale visivo (quindi lo sguardo diretto) e, infine, ci si avvicina riducendone lo spazio personale.