Sapresti riconoscere un chatbot creato apposta per truffarti? Ci sono dei segnali
I criminali usano l'IA per rendere le truffe su email e chat sempre più credibili. Dalle richieste di dati ai link sospetti, ecco come smascherare i bot malevoli.

Email, SMS o un messaggio inaspettato sui social media: i canali usati dagli hacker per contattarti si moltiplicano ogni giorno. E se un tempo era facile smascherarli perché sapevano ben poco sulla tua vita, oggi con l’intelligenza artificiale diventa ancora più difficile.
In effetti, chatbot e IA si rivelano un alleato prezioso per i cybercriminali, perché sanno dove colpire bene, senza farsi scoprire subito. Eppure, nonostante l’elevata capacità, esistono comunque dei campanelli d’allarme che ancora ti permettono di riconoscere un chatbot creato apposta per truffarti.
- Il primo segnale del chatbot truffaldino: la richiesta dei tuoi dati
- Il secondo segnale: messaggi social imprevisti e di vario genere
- Il terzo segnale: link e richieste di pagamenti inusuali
- L'IA non è però al (solo) servizio degli hacker
Il primo segnale del chatbot truffaldino: la richiesta dei tuoi dati
Obiettivo di una truffa è ottenere i tuoi dati personali (bancari in primis). Lo stesso vale da parte del chatbot truffaldino, con la differenza che lui può fregarti più facilmente, potendo accumulare in anticipo informazioni su di te.
E con grande velocità. Se riescono ad accedere alla sua email gli attaccanti possono usare l’IA per passare al setaccio un’intera casella inbox dell’account, così da poter estrapolare i contatti chiave più fidati (come responsabili finanziari, fornitori o clienti), oltre a conversazioni private e dettagli riservati, e usarli contro di te.
Ma l’acquisizione delle informazioni è solo il primo step. Con questi, possono creare un chatbot truffaldino che provvede a creare false richieste di pagamento, fittizi cambi di coordinate bancarie o bonifici apparentemente già approvati. Decisivo è poi l’invito a cliccare su pagine trappola per farti inserire ulteriori dati personali (e bancari).
Il secondo segnale: messaggi social imprevisti e di vario genere
La situazione peggiora nel momento in cui l’IA si mette a impersonare alla perfezione persone (a te vicine o non) tramite messaggi social.
Va detto che non è il primo caso: anche su WhatsApp sono comparsi negli ultimi mesi esempi del genere. Un tratto tipico di queste trappole automatizzate è proprio il contatto diretto su canali privati (WhatsApp, ma anche Telegram o messaggi privati sui social) senza che tu abbia mai avviato la conversazione.
Si tratta della classica dinamica che si ritrova nelle truffe sentimentali (romance scam) o negli investimenti fasulli: il bot dichiara amore eterno fin da subito, inventa un’improvvisa emergenza economica per cui chiede aiuto finanziario (ad esempio dichiarando di essere bloccato all’estero) oppure promette guadagni astronomici a rischio zero.
Un piccolo trucco per beccare i chatbot truffaldini in questo caso è di mettere alla prova l’interlocutore proponendo domande un po’ più specifiche o articolate per verificare chi c’è dall’altra parte. Il chatbot andrà in tilt: cercherà di sorvolare, cambierà bruscamente discorso o si limiterà a ripetere frasi preimpostate.
Il terzo segnale: link e richieste di pagamenti inusuali
Ultimo ma non ultimo: il tipo di link a cui ti rimanda. Nella quasi totalità dei casi rimandano a pagine contraffatte che imitano quelle di servizi, istituti o siti ufficiali.
Per scoprire l’inganno basterebbe un rapido confronto visivo tra l’indirizzo web fornito e l’URL del sito ufficiale. Proprio per evitare che tu possa fare questo controllo, i truffatori puntano forte sulla leva emotiva e sul senso di urgenza, spingendoti ad agire d’impulso prima di poter riflettere.
E se la truffa arriva al punto di richiedere un versamento di denaro, il chatbot ti orienterà quasi sempre verso pagamenti tramite criptovalute, ricariche o gift card: tutti metodi anonimi, insoliti e difficilmente tracciabili rispetto a canali tradizionali come un addebito diretto sul conto.
L’IA non è però al (solo) servizio degli hacker
Detto questo, è bene stare in campana, e non cedere alle richieste che vengono da certi tipi di messaggi e email. Anzi, proprio per capire meglio se si trattino di testi truffa, perché non utilizzare l’IA stessa?
Nell’operazione su EvilTokens (una piattaforma di criminalità informatica che utilizzava l’intelligenza artificiale in ogni fase della catena di attacco), gli esperti incaricati da Microsoft hanno condotto le indagini e smantellato l’infrastruttura avvalendosi di strumenti di reverse engineering affiancati da modelli di IA per elaborare le prove e velocizzare l’analisi dei dati.
Anche al di fuori delle indagini specializzate, qualsiasi utente oggi può sfruttare le IA per proteggersi. Già oggi chatbot come ChatGPT e Claude mostrano ottime capacità nel rilevare lo stile comunicativo tipico delle truffe, intercettando il senso di urgenza, eventuali imprecisioni linguistiche o la richiesta impropria di dati personali.
In entrambi i casi, puoi sfruttarli direttamente a tuo favore: basta incollare i link sospetti, caricare uno screenshot di un’email dubbia o riportare la trascrizione di una chat per ricevere una valutazione rapida sulla probabilità che si tratti di un tentativo di frode.
FAQ
Perché l’intelligenza artificiale aiuta i criminali a raccogliere informazioni su di te e a scrivere messaggi molto credibili, spesso personalizzati in base alle tue email o conversazioni.
I campanelli d’allarme principali sono richieste di dati personali o bancari, messaggi inattesi sui social, link sospetti e inviti a pagare con metodi insoliti come criptovalute o gift card.
Fai una domanda più specifica o articolata: un chatbot tende a svicolare, cambiare argomento o ripetere frasi generiche quando non riesce a seguire bene la conversazione.
Sì. Puoi incollare un messaggio sospetto, caricare uno screenshot o condividere un link dubbio con un chatbot per ottenere una prima valutazione del rischio e riconoscere segnali anomali.



















