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Come leggere le etichette dei vestiti e individuare le sostanze che fanno male

Saper leggere le etichette dei vestiti che acquistiamo può metterci al sicuro da alcune sostanze tossiche che spesso contaminano le fibre tessili

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Sostanze tossiche nei vestiti, come leggere le etichette 123RF

Anche il nostro armadio può contenere sostanze tossiche o altrimenti dannose, sia per il nostro organismo che per l’ambiente. I vestiti che indossiamo quotidianamente, infatti, sono realizzati con fibre – naturali o sintetiche – quasi sempre trattate mediante processi industriali che consentono loro di avere caratteristiche tali da soddisfare i bisogni degli acquirenti. Possiamo fare l’esempio dei coloranti, così come delle sostanze utilizzate per rendere i tessuti resistenti alla muffa, all’acqua o alle pieghe (alzi la mano chi non sogna di poter dire addio al ferro da stiro!). Come sapere se quello che indossiamo può fare male alla salute? Scopriamo insieme come leggere le etichette per fare shopping in maniera consapevole.

Le sostanze pericolose presenti nei vestiti

Persino una semplice maglietta bianca in puro cotone è trattata in modo tale da assorbire, inevitabilmente, alcune sostanze chimiche. Gli indumenti realizzati industrialmente sono infatti soggetti ad alcuni processi che vengono impiegati sia in fase di produzione che durante il finissaggio, per ottenere il colore, la consistenza e la durevolezza desiderati. Attraverso questi trattamenti fisici e chimici, i vestiti possono trattenere delle sostanze nocive sia per la nostra salute che per l’ambiente.

Quali sono queste sostanze pericolose, alle quali prestare attenzione? Alcuni coloranti possono essere allergizzanti e, per questo motivo, il loro utilizzo è strettamente regolamentato, mediante un elenco stilato dall’Unione Europea a tutela dei consumatori. Dobbiamo poi evitare tessuti contenenti ftalati, dei composti inseriti tra gli “interferenti endocrini” e come tali considerati pericolosi per la salute. Queste sostanze vengono impiegate per conferire elasticità alle materie plastiche, dunque possiamo trovarle nei capi d’abbigliamento e negli accessori contenenti parti in plastica morbida.

Tra le sostanze nocive ci sono anche i metalli pesanti (che possono contaminare gli indumenti sia tramite i processi di colorazione che quelli di conservazione delle fibre), i clorofenoli (pesticidi rinvenuti soprattutto su tessuti in fibre naturali), il dimetilfumarato (potente antimuffa) e la formaldeide (battericida e stabilizzante utilizzato su scala industriale). Alcune sostanze sono ormai bandite nei vestiti realizzati in Europa, ma possono essere rinvenute nei tessili provenienti da Paesi in cui vige una normativa meno attenta. Tra queste, ricordiamo le ammine aromatiche (inserite tra i cancerogeni) e gli alchilfenoli etossilati (estremamente inquinanti).

Per tutelare i consumatori, il Parlamento Europeo ha adottato il Regolamento (CE) n. 1907/2006, denominato regolamento REACH, attraverso il quale sono elencate tutte le sostanze vietate, sottoposte a restrizioni o consentite per l’uso industriale su tutto il territorio dell’UE. Ma anche noi possiamo fare molto per evitare acquisti sconsiderati.

Come leggere le etichette dei vestiti

Per proteggerci dalle sostanze tossiche spesso presenti nei vestiti, possiamo imparare a leggere correttamente le etichette. Tutti i prodotti tessili immessi nel mercato europeo devono essere etichettati a norma di legge, così da garantire una corretta informazione. Le etichette devono essere durevoli e ben visibili, presentando un testo chiaro e leggibile. Tra le caratteristiche che vi devono essere riportate ci sono la composizione del tessuto (con le percentuali in ordine decrescente) e la manutenzione del prodotto – incluse le istruzioni per il lavaggio.

Come essere sicuri che i vestiti acquistati non contengano sostanze pericolose? Innanzitutto, facciamo attenzione al tipo di fibre con cui sono realizzati: i tessuti sintetici necessitano, generalmente, di un maggior numero di trattamenti chimici. Prediligiamo dunque gli abiti in fibre naturali come il cotone, la lana o il lino. Occhio al dettaglio: per la legge, le etichette possono riportare le diciture “100%”, “puro” o “tutto” solamente sugli indumenti composti interamente dalla stessa fibra.

Le etichette possono poi venirci in aiuto attraverso le certificazioni in esse riportate, le quali vengono rilasciate da enti indipendenti che garantiscono l’assenza di sostanze nocive. Quali sono le principali? GOTS viene impiegata per i capi tessili biologici, assicurando l’assenza di pesticidi, fertilizzanti chimici e sbiancanti aggressivi. La certificazione OEKO-TEX Standard 100 garantisce invece l’assenza o l’utilizzo entro limiti di sicurezza di oltre 1000 sostanze chimiche, pericolose per l’uomo o per l’ambiente.