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SSD e perdita di dati, come proteggere i propri file personali

Gli SSD sono una tecnologia molto diffusa tra PC e console, ma se non vengono alimentati per qualche tempo si rischia che i dati al loro interno si deteriorino

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DISCO SSD Daniel Krason / Shutterstock

In Sintesi

  • Gli SSD hanno rivoluzionato l’archiviazione dati grazie al prezzo in calo e alle capacità in aumento, diventando la scelta preferita per gli aggiornamenti di PC e console.
  • Gli SSD basano la memorizzazione sulla carica elettrica nelle celle NAND, questa carica può dissiparsi gradualmente in assenza di alimentazione per lunghi periodi, portando a una potenziale perdita di dati.

Negli ultimi anni gli SSD hanno rivoluzionato il settore dell’archiviazione dati e visto un prezzo in costante discesa unito a capacità di archiviazione sempre più elevate, sono diventati rapidamente la soluzione preferita per aggiornare PC, notebook e console. A questo si aggiungono anche prestazioni superiori rispetto ai tradizionali hard disk magnetici, a garanzia di tempi di avvio ridotti, caricamenti quasi istantanei e un sistema nel complesso più reattivo.

Tuttavia, la crescente diffusione degli SSD ha generato un falso senso di sicurezza. Nonostante la loro efficienza, infatti, questa tecnologia non rappresenta sempre il supporto ideale per backup a lungo termine o archivi da conservare “in un cassetto”. Il motivo sta nella natura stessa della memoria NAND, che può deteriorarsi nel tempo in assenza di alimentazione.

Come funziona la memoria NAND e perché può perdere dati

A differenza dei dischi rigidi tradizionali, che registrano i dati su piatti magnetici rotanti, gli SSD memorizzano le informazioni in celle NAND che mantengono la carica elettrica associata ai bit memorizzati. Nel momento in cui l’alimentazione viene a mancare per lunghi periodi, questa carica può dissiparsi gradualmente fino a causare una perdita parziale o totale dei dati.

La durata di conservazione dei dati offline non è uguale per tutti i modelli e dipende strettamente dalla tipologia di celle utilizzate: le celle QLC (Quad-Level Cell), ad esempio, sono la soluzione più economica e diffusa nei prodotti di largo consumo e può mantenere i dati per circa un anno senza alimentazione, a seconda delle condizioni ambientali.

Le celle TLC (Triple-Level Cell) sono più affidabili della QLC e i tempi di archiviazione arrivano generalmente a due o tre anni.

Le celle MLC e SLC (Multi- e Single-Level Cell) sono tecnologie più robuste ma raramente sono presenti nei modelli consumer. Possono garantire una resistenza molto maggiore che arriva fino a 5–10 anni.

Queste differenze derivano dal numero di bit memorizzati per cella: più bit significa maggiore densità e minore durata nel tempo. In pratica, lo stesso fattore che rende gli SSD ad alta capacità più economici può comprometterne l’affidabilità per l’archiviazione di lungo periodo. Ciò vuol dire, essenzialmente, che il rischio di degradazione della carica nelle celle NAND diventa un fattore critico soprattutto quando un SSD viene utilizzato come unità di archiviazione “cold storage”, cioè destinata a contenere file importanti senza essere collegata o alimentata per mesi o anni.

Come proteggere i propri dati al meglio

Per chi desidera proteggere i propri dati nel tempo, gli esperti continuano a consigliare la regola 3-2-1, uno standard intramontabile nel mondo dei backup che consiste nel fare tre copie dei dati utilizzando due supporti diversi e fare almeno una copia esterna o nel cloud.

Si tratta di un approccio che garantisce ridondanza e sicurezza e può rappresentare la soluzione ideale contro guasti hardware, errori umani, disastri ambientali e addirittura attacchi informatici.

Infine è importante ricordare che nessun supporto, inclusi gli hard disk più robusti o persino i formati ottici professionali come gli M-Disc, può offrire una garanzia assoluta; per questo è sempre consigliabile