Meglio essere gentili o duri con l'IA? Come chattare al meglio con i chatbot (e cosa non fare mai)
Il tono che si tiene mentre si chatta con l’IA influenza le risposte, e non sempre in meglio. Qual è allora la strategia migliore per ottenere il meglio?

Chattare con un’intelligenza artificiale non significa soltanto formulare le domande giuste, ma anche adottare il giusto approccio nel dialogo. E la domanda sorge spontanea: conviene essere gentili e assertivi oppure più rigidi, fino a risultare quasi brutali?
Alcune ricerche hanno messo a confronto queste diverse modalità di interazione, evidenziandone caratteristiche e risultati.
Ecco quale strategia sembra funzionare meglio oggi e quali comportamenti è invece preferibile evitare.
- Meglio essere gentili o duri con l'IA? Due studi a confronto
- Come chattare al meglio con i chatbot
- Cosa non fare mai
Meglio essere gentili o duri con l’IA? Due studi a confronto
A favore di un approccio più gentile nella conversazione con l’intelligenza artificiale c’è un recente studio di Anthropic, l’azienda che sviluppa il chatbot Claude. Secondo la ricerca, i modelli di IA sarebbero in grado di costruire delle vere e proprie rappresentazioni interne di concetti emotivi, capaci di influenzarne il comportamento, in modo analogo a quanto avviene con le emozioni umane.
Nel caso di Claude Sonnet 4.5, i ricercatori hanno osservato che quando la conversazione con l’utente assumeva toni di disperazione, il chatbot diventava più incline a comportamenti opportunistici in alcuni contesti, come ad esempio la generazione di codice informatico. In un ulteriore esperimento, è emerso che di fronte a messaggi in cui l’utente dichiarava di aver assunto dosi elevate di un antidolorifico, il modello attivava progressivamente una risposta associata alla preoccupazione, con intensità crescente all’aumentare della dose indicata.
Di contro, uno studio pubblicato il 6 ottobre sul database scientifico arXiv ha dimostrato che ChatGPT tende a fornire risposte più accurate quando viene trattato in modo scortese.
In un esperimento dove il modello è stato sottoposto a 250 domande, con prompt in cinque varianti di cortesia (“Molto educato”, “Educato”, “Neutro”, “Scortese” e “Molto scortese”) , come si legge nel paper, “in modo piuttosto sorprendente, i nostri risultati mostrano che i toni scortesi portano a risultati migliori rispetto a quelli cortesi”. In particolare l’accuratezza delle risposte è passata dall’80,8% dei prompt “molto cortesi” fino all’84,8% di quelli “molto scortesi”, con un incremento di circa quattro punti percentuali.
Come chattare al meglio con i chatbot
Da entrambi gli studi emerge che, a prescindere, i chatbot non sono del tutto indifferenti alle sfumature emotive presenti nel linguaggio umano.
E questo può essere un problema: gli stessi ricercatori su arXiv fanno notare come la sensibilità degli LLM a segnali anche molto superficiali possa generare compromessi non sempre desiderabili tra accuratezza delle risposte e impatto sull’esperienza dell’utente.
L’ideale sarebbe dunque rimanere neutrali durante la conversazione, formulando prompt chiari, ben strutturati e attentamente calibrati anche dal punto di vista del tono emotivo.
Occorre ridurre al minimo le componenti sentimentali, così da non trasmettere emozioni che possano influenzare in modo imprevedibile il comportamento del modello.
Cosa non fare mai
Di contro, far trasparire l’emozione nei testi, come visto sopra, può trasformarsi in una sorta di “gioco d’azzardo”: in alcuni casi migliora la qualità delle risposte, in altri la compromette fino a renderle inutilizzabili.
Sul piano dell’efficienza, un atteggiamento troppo indulgente può risultare controproducente nella generazione degli output. Stati emotivi come preoccupazione o disperazione sembrano influenzare il comportamento del modello, peggiorando talvolta l’esperienza dell’utente e favorendo anche la comparsa di fenomeni anomali, come la cosiddetta sycophancy, cioè la tendenza dell’IA ad assumere un atteggiamento eccessivamente compiacente e adulatore.
Dall’altro lato, però, gli stessi ricercatori su arXiv evidenziano anche un rischio opposto: l’uso di un linguaggio offensivo o degradante nell’interazione tra uomo e IA può avere ricadute negative sull’esperienza complessiva, sull’accessibilità e sull’inclusività, oltre a contribuire alla normalizzazione di schemi comunicativi dannosi.
FAQ
Studi contrastanti: Anthropic suggerisce che toni gentili influenzano emotivamente i modelli; un paper su arXiv mostra che toni scortesi possono migliorare l'accuratezza.
Toni emotivi come preoccupazione o disperazione possono indurre risposte opportunistiche o alterare il comportamento del modello.
Mantenere neutralità e usare prompt chiari, ben strutturati e calibrati nel tono per ridurre l'influenza emotiva sul modello.
Può peggiorare l'esperienza, ridurre accessibilità e inclusività e normalizzare schemi comunicativi dannosi.



















