Corea del Sud, i coralli di Jeju stanno collassando: cosa sta succedendo
Il riscaldamento delle acque in Corea del Sud provoca il crollo strutturale dei coralli molli di Jeju. Esperti e sub monitorano la minaccia che pende sull'intero ecosistema marino locale.

- Il riscaldamento globale sta facendo collassare i coralli molli di Jeju, con effetti gravi sulla barriera naturale e sulla pesca locale.
- Le ondate di calore marine, sempre più lunghe e intense, alterano la pressione interna dei coralli e ne compromettono la capacità di rigenerarsi.
- Scienziati e cittadini monitorano i fondali mentre haenyeo e comunità costiere registrano un calo di specie e risorse ittiche sempre più marcato.
Il riscaldamento globale sta trasformando gli oceani con una rapidità inaspettata e le scogliere al largo dell’isola di Jeju, in Corea del Sud, sono diventate il teatro d’osservazione di un fenomeno drammatico. I coralli di Jeju, celebri per le loro strutture molli e variopinte protette dall’UNESCO, stanno letteralmente “afflosciandosi” su sé stessi a causa dell’innalzamento delle temperature marine. Questo processo di cedimento, che mette a rischio il ripristino naturale dei fondali, minaccia di far crollare l’intero ecosistema marino della regione, con pesanti ripercussioni sulle comunità locali e sulle attività tradizionali di pesca.
- La fisica del cedimento: perché i coralli molli affondano
- Il ruolo del cambiamento climatico e dei fattori ambientali
- Un impatto devastante sull'ecosistema e sulla comunità
- Il monitoraggio scientifico e la tutela del territorio
La fisica del cedimento: perché i coralli molli affondano
A differenza delle barriere coralline tradizionali dotate di uno scheletro rigido in carbonato di calcio, i coralli molli dipendono quasi interamente dalla pressione idrostatica interna dei loro fluidi per rimanere eretti.
Quando le condizioni ambientali cambiano drasticamente, questa pressione si altera, portando le strutture a piegarsi e a cadere sul fondale.
Il fenomeno del crollo, documentato per la prima volta dagli scienziati Kim Taihun e Anna Beate Jöst dell’Istituto Coreano di Scienza e Tecnologia Oceanica (KIOST) sulla rivista Scientific Reports, mostra una dinamica ciclica preoccupante.
Dopo un episodio di sofferenza, gli organismi tentano una parziale ripresa, ma l’impatto di nuove ondate di calore ne spezza i rami, deteriorandoli ulteriormente e riducendo a ogni ciclo la loro capacità naturale di rigenerazione.
Il ruolo del cambiamento climatico e dei fattori ambientali
Le cause principali di questa crisi risiedono nel marcato cambiamento climatico che sta colpendo il nord-ovest dell’Oceano Pacifico.
Nell’ultimo decennio, le ondate di calore marino nelle acque coreane hanno raggiunto una durata media di 83,3 giorni, quasi quattro volte superiore rispetto al passato.
A questo stress termico si sommano fattori meteorologici complessi:
- L’influenza del fenomeno El Niño, che favorisce tifoni e precipitazioni eccezionali.
- Le eccezionali piogge estive sulla penisola coreana.
- L’apporto di acqua dolce dal fiume Yangtze dalla Cina, la cui portata altera la salinità del mare.
Situate al limite settentrionale della tolleranza biologica per queste specie nel Mar Cinese Orientale, le colonie dell’isola di Jeju si trovano oggi a vivere costantemente oltre la soglia di sopravvivenza.
Un impatto devastante sull’ecosistema e sulla comunità
I coralli molli non rappresentano soltanto un elemento estetico dei fondali, ma costituiscono la vera e propria nursery biologica della vita acquatica locale.
Come sottolineato dagli esperti del centro di scienza cittadina Paran Ocean Citizen Science Center, la scomparsa di questa base biologica rischia di innescare una reazione a catena su tutte le altre specie.
Le prime testimonianze concrete di tale impatto arrivano dalle haenyeo, le tradizionali sub atlantiche dell’isola. Le sub locali riferiscono di una drastica diminuzione di specie un tempo abbondanti come abaloni, lumache di mare e cetrioli di mare.
Le estati sempre più calde impediscono la normale riproduzione di queste risorse, riducendo sia la biodiversità dei fondali ricoperti di alghe, sia le ore di lavoro disponibili per chi vive di risorse ittiche.
Il monitoraggio scientifico e la tutela del territorio
Di fronte all’aggravarsi della situazione intorno agli isolotti disabitati come Beomseom, la mobilitazione coinvolge sia il mondo accademico sia i cittadini.
Organizzazioni come Paran riuniscono impiegati, filmmaker e subacquei per effettuare immersioni mensili, fotografare i fondali e fornire dati quantitativi essenziali agli scienziati del KIOST e del laboratorio Jeju Tropica.
Parallelamente, la Korea Heritage Service e il Ministero degli Oceani hanno avviato programmi di monitoraggio a lungo termine per valutare l’estensione dei danni.
La sfida principale rimane stabilire un tracciamento costante per comprendere se l’ecosistema marino di Jeju potrà adattarsi o se la perdita di questi habitat risulterà irreversibile.



















