Multa a CloudFlare: il Piracy Shield è davvero la soluzione?
Cloudflare Italia: la diatriba tra il fornitore di servizi per la sicurezza in rete e la velocità di caricamento dei siti con Agcom che potrebbe causare un importante precedente

Negli ultimi giorni una parola ha iniziato a circolare generando una certa inquietudine tra addetti ai lavori, amministratori di siti web e osservatori del digitale: Cloudflare. E no, non è solo l’ennesima querelle tra una big tech e un’autorità nazionale. Qui la posta in gioco è la tenuta dell’infrastruttura stessa di Internet in Italia.
- Cloudflare Italia: perché questa vicenda è così delicata
- Cloudflare e la multa Agcom: la risposta durissima di Matthew Prince
- Il nodo tecnico che divide Piracy Shield, Google e Cloudflare
- Cosa succederebbe davvero senza Cloudflare in Italia
- Uno scontro che va oltre la tecnologia
Cloudflare Italia: perché questa vicenda è così delicata
Cloudflare è uno dei pilastri “invisibili” del web. Fornisce servizi di protezione contro attacchi informatici, accelera il caricamento dei siti e fa da scudo per milioni di portali, aziende e piattaforme. In Italia è utilizzata da una quantità enorme di realtà, spesso senza che gli utenti finali ne siano consapevoli.
Il problema nasce a fine 2025, quando l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) infligge a Cloudflare una sanzione di oltre 14 milioni di euro per non aver applicato correttamente i blocchi previsti dal sistema Piracy Shield, lo strumento italiano per il contrasto alla pirateria online. Secondo l’Autorità, Cloudflare non avrebbe adottato misure tecniche e organizzative adeguate per rendere inaccessibili contenuti illegali segnalati, come richiesto dalla legge n.93/2023.
A quel punto, la reazione non si è fatta attendere.
Cloudflare e la multa Agcom: la risposta durissima di Matthew Prince
Il CEO e fondatore di Cloudflare, Matthew Prince, ha affidato a una lunga dichiarazione pubblicata su X una risposta che è insieme tecnica, politica e diplomatica. Definisce il sistema italiano una forma di censura priva di supervisione giudiziaria, senza meccanismi di appello e con effetti potenzialmente globali, perché coinvolgerebbe non solo siti ma anche il resolver DNS 1.1.1.1, una delle infrastrutture di rete più utilizzate al mondo.
Prince non si limita alle critiche. Mette sul tavolo quattro ipotesi concrete:
- sospensione dei servizi di sicurezza forniti gratuitamente per le Olimpiadi di Milano – Cortina 2026
- stop ai servizi gratuiti per utenti con sede in Italia
- rimozione dei server dalle città italiane
- cancellazione di ogni piano di investimento nel Paese
Sono parole che hanno un peso specifico notevole, perché Cloudflare non è un semplice fornitore di software: è una parte strutturale dell’ecosistema Internet.
Il nodo tecnico che divide Piracy Shield, Google e Cloudflare
Il cuore dello scontro sta proprio qui. La normativa antipirateria italiana ha esteso gli obblighi non solo ai provider di accesso, ma anche a CDN e DNS. Google, per esempio, ha scelto di collaborare con Agcom applicando i blocchi in modo limitato al territorio italiano, mantenendo separato il funzionamento globale del DNS pubblico 8.8.8.8.
Cloudflare, invece, opera su un modello diverso. I suoi servizi (CDN, DNS, protezione DDoS, reverse proxy, terminazione TLS) convivono sulla stessa infrastruttura globale. Accettare blocchi amministrativi sul DNS, anche solo per l’Italia, significherebbe aprire un precedente che qualsiasi governo, anche autoritario, potrebbe pretendere di replicare.
Non è solo una questione ideologica. È un problema di architettura della rete.
Cosa succederebbe davvero senza Cloudflare in Italia
Se Cloudflare dovesse ridurre o ritirare i propri servizi, le conseguenze sarebbero immediate per migliaia di siti italiani:
- maggiore esposizione ad attacchi DDoS
- tempi di caricamento più lenti
- aumento dei costi per la sicurezza
- necessità di migrazioni complesse verso fornitori alternativi.
Il rischio più alto, al momento, riguarda però eventi ad alta visibilità come le Olimpiadi invernali 2026, per le quali Cloudflare fornisce protezioni informatiche pro bono. In uno scenario di attacchi coordinati, l’assenza di quelle difese rappresenterebbe un problema serio per organizzatori e istituzioni.
Uno scontro che va oltre la tecnologia
Questa vicenda non riguarda solo Cloudflare Italia o la singola multa. Tocca il tema più ampio del rapporto tra sovranità normativa degli Stati e infrastrutture digitali globali. Lo stesso Prince ha annunciato incontri a Washington con funzionari dell’amministrazione statunitense, segno che il caso potrebbe presto uscire dai confini tecnici e diventare diplomatico.
Nel frattempo Agcom ribadisce la propria posizione: applicare la legge italiana è un dovere, anche quando di fronte c’è uno dei giganti del web. Il confronto è aperto, e il futuro della rete italiana potrebbe dipendere molto da come verrà risolto.


















