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La Cina vende il primo chip cerebrale contro la paralisi: Musk insegue

Un chip nel cervello permette di trasformare i segnali neurali in comandi: una tecnologia che non riguarda solo la medicina, ma il modo stesso in cui interagiamo con il mondo

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Un chip cerebrale 123RF

Una nuova applicazione delle Brain-Computer Interface ha superato la fase sperimentale e mostra risultati misurabili: è possibile intervenire sui segnali neurali che precedono un movimento o una parola e usarli per generare azioni.

Come? Posizionando un innovativo chip nel cervello nelle aree che preparano specifici gesti. Questo minuscolo device farà “da solo” tutto il resto, intercettando i segnali e inviandoli a un sistema esterno che li tradurrà in comandi: non modificherà in nessun modo l’attività cerebrale, ma ne cambierà la destinazione, diventando preziosissimo specie quando è in atto una paralisi.

Il chip di Neuracle

Ma andiamo per ordine. Come si legge sulla rivista scientifica Nature, poi ribattuta anche da Scientific American, il microchip di cui stiamo parlando è stato realizzato da un team di ricerca di Neuracle, con sede a Shanghai ed è il primo dispositivo di questo tipo ad aver ottenuto un’autorizzazione per l’uso commerciale.

Si tratta, chiaramente, di un impianto invasivo che prevede l’inserimento di elettrodi nella corteccia motoria, l’area del cervello coinvolta nella pianificazione dei movimenti volontari, e l’obiettivo, come accennavamo, è quello di intercettare i segnali neurali legati all’intenzione di movimento, anche quando il corpo non è più in grado di eseguirlo.

Come funziona il chip nel cervello cinese?

Andando al funzionamento, tutto si basa sulla decodifica di questi segnali attraverso algoritmi che li traducono in comandi digitali. Nei test clinici, svolti su pazienti con lesioni del midollo spinale, il sistema è stato collegato a dei guanti robotici, capaci di eseguire movimenti della mano a partire dall’attività cerebrale del paziente.

In questo modo, il segnale neurale viene utilizzato per aggirare il danno alle vie nervose e ripristinare, almeno in parte, la funzione motoria. Attualmente l’accesso al dispositivo è limitato: coloro che lo usano (e che potranno utilizzarlo in futuro) dovranno sempre essere in condizioni cliniche stabili e con una compromissione significativa della presa della mano.

I benefici però sono sorprendenti: i risultati preliminari mostrano un miglioramento nella capacità di afferrare oggetti e svolgere attività quotidiane, con effetti sulla qualità della vita.

La questione commercio

Benefici sorprendenti dunque, sì, ma il dato più importante relativo a questo chip è la sua messa in commercio: il device non è più confinato alla sperimentazione, ma entra in una fase di utilizzo regolamentato, aprendo a una diffusione più ampia. Uno step che ha senso se si pensa anche che il dispositivo viene descritto come meno invasivo rispetto ad altri sistemi simili.

Utilizzando infatti elettrodi e tecniche di impianto progettate per ridurre il trauma chirurgico, limita l’impatto sul tessuto cerebrale e rende tutto più gestibile dal punto di vista clinico e, soprattutto, più compatibile con una diffusione oltre i contesti altamente sperimentali. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una condizione che incide direttamente sulla possibilità di utilizzo su più pazienti.

Cina, chip nel cervello123RF

Attenzione però, perché quando si parla di “uso commerciale”, non si intende una disponibilità libera sul mercato, ma un passaggio a una fase regolamentata in cui il dispositivo può essere utilizzato in ambito clinico su pazienti selezionati, al di fuori dei soli trial clinici.

Insomma, il chip entra in un percorso autorizzato, con protocolli, criteri di accesso e potenziali modelli di distribuzione sanitaria. In altre parole, non si compra come un prodotto tecnologico, ma diventa parte di un trattamento medico riconosciuto.

Il confronto con Elon Musk

Frattanto, su un fronte parallelo si sta muovendo Elon Musk con Neuralink. C’è però da dire che il suo progetto nasce con un’impostazione diversa rispetto al modello cinese: non è ancora entrato in una fase commerciale, ma ha già avviato sperimentazioni cliniche su pazienti umani, con impianti cerebrali effettivamente utilizzati.

Il dispositivo di Musk consiste in un chip collegato a sottilissimi fili elettrodici inseriti nella corteccia cerebrale, progettati per registrare l’attività neurale con alta precisione. L’impianto avviene tramite un robot chirurgico sviluppato per ridurre l’errore umano e aumentare la sicurezza dell’intervento.

Nei test più recenti, pazienti paralizzati sono riusciti a controllare computer e dispositivi digitali usando solo l’attività cerebrale: muovere un cursore, scrivere, interagire con interfacce software. A differenza del caso cinese, però, Neuralink non ha ancora ottenuto autorizzazioni per la commercializzazione e, in verità, punta a una produzione su scala più ampia nei prossimi anni.

L’azienda sta lavorando su dispositivi sempre più compatti e su procedure chirurgiche automatizzate, con l’obiettivo di rendere l’impianto replicabile: in sostanza, il miliardario non sta cercando di presidiare solo l’ambito medico, ma punta a scenari in cui il collegamento diretto tra cervello e macchina diventa una piattaforma tecnologica con applicazioni più estese.