Hanno trovato un cimitero di squali sotto un deserto
In Egitto, sotto un deserto, è stato trovato un cimitero di squali, ecco tutto quello che c'è da sapere in merito

Sull’altopiano di Abu-Tartur, in Egitto, è stato scoperto un vero e proprio “cimitero” di squali, nonostante oggi lo stesso altopiano non sia altro che una distesa di sabbia. A confermare il ritrovamento è uno studio pubblicato su Cretaceous Research.
Si tratta di una scoperta molto interessante che si ricollega, a doppio filo, alla storia dell’Egitto e, in particolare, al suo stato nel Cretaceo, periodo compreso tra circa 145 e 66 milioni di anni fa, quando il Sahara non era altro che un mare ricco di vita, con caratteristiche completamente opposte all’attuale deserto.
Durante il Cretaceo, infatti, la Terra era molto più calda, i ghiacciai erano ridotti al minimo e, quindi, i livelli dei mari erano molto più alti. Gran parte dell’odierna Africa settentrionale, quindi, era sommersa. Abu-Tartur rappresenta una testimonianza chiara di questa storia.
Ricchissimo di depositi di fosfati, infatti, l’altopiano conserva tanti reperti legati alla sua storia e, in particolare, al periodo in cui era ricoperto dalle acque. Il team dell’Università del Cairo da tempo analizza il territorio e in passato aveva già trovato traccia di alcuni squali antichi.
Il nuovo ritrovamento, però, segna un vero e proprio punto di svolta nelle attività di ricerca.
Cosa è stato trovato
I ricercatori, scavando in modo più attento in alcuni punti, sono riusciti a trovare i resti (principalmente denti) di cinque specie di squali (Cretalamna cf. maroccana, Scapanorhynchus cf. raphiodon, Serratolamna cf. serrata, Squalicorax bassanii e Squalicorax pristodontus) che non erano mai state ritrovate nella zona. Una di queste, Scapanorhynchus cf. raphiodon, non era mai stata trovata in Africa.
Un’elevata presenza di squali
La scoperta è particolarmente interessante anche per via dell’insolita quantità di squali ritrovata. In un’area relativamente piccola, infatti, sono state ritrovate tante specie diverse che, probabilmente, erano in competizione tra loro e che occupavano diverse zone ecologiche.
Alla base di quest’elevata concentrazione di squali ci potrebbe essere il fenomeno naturale dell’upwelling che comporta la risalita di acque fredde, ricchissime di nutrienti. Queste acque attirano gli squali, rendendo le acque di superficie una vera e propria fonte di cibo.
Durante il Cretaceo, per via di queste dinamiche, un gran numero di squali potrebbe essere arrivato nella zona che oggi è chiamata altopiano di Abu-Tartur.
Le ricerche non sono finite e continueranno anche in futuro. L’obiettivo, infatti, è mettersi alla ricerca di ulteriori testimonianze della vita nella zona, in particolare durante il Cretaceo. Sotto la sabbia, infatti, ci potrebbero essere altri reperti da scoprire.
Il paper, intitolato Egyptian shark graveyard: New Late Cretaceous lamniform shark assemblage from Duwi Formation of Abu-Tartur area, southwestern Desert, Egypt, è disponibile su ScienceDirect.




















