Il più grande cimitero dei dinosauri? Uno di questi è in Transilvania
Nel bacino di Hațeg, in Romania, un antico lago alimentato dalle piene ha concentrato migliaia di fossili. Il sito K2 conserva anche resti eccezionali di titanosauri.

- Nel bacino di Hațeg, in Romania, il sito K2 custodisce migliaia di fossili, con oltre 800 resti raccolti in meno di cinque metri quadrati.
- Le piene di un antico lago del Cretaceo superiore trascinavano ossa e carcasse, creando una trappola naturale che ha concentrato vertebrati di ogni tipo.
- Tra i reperti spiccano scheletri di erbivori e un raro titanosauro, prezioso per ricostruire l’evoluzione degli ecosistemi dell’Europa orientale.
Nel bacino di Hațeg, in Romania, un antico lago alimentato dalle piene ha concentrato migliaia di fossili. Il sito K2 conserva anche resti eccezionali di titanosauri.
- Un deposito fuori scala
- La piena che trasformò il lago in una trappola
- Il titanosauro che mancava all'appello
- Un archivio del Cretaceo europeo
Un deposito fuori scala
La Transilvania è famosa da oltre un secolo per i suoi fossili, ma il sito K2 ha cambiato le proporzioni della storia.
In meno di cinque metri quadrati, i paleontologi hanno recuperato oltre 800 resti di vertebrati, con una densità superiore a 100 fossili per metro quadrato. In alcuni punti, le ossa dei dinosauri erano praticamente sovrapposte.
Il giacimento si trova nel bacino di Hațeg, nella Romania occidentale, e risale al Cretaceo superiore. Le rocce conservano gli ultimi milioni di anni prima della scomparsa dei dinosauri e, nel corso di oltre cinque anni di scavi, hanno restituito migliaia di reperti appartenenti ad anfibi, tartarughe, coccodrilli, pterosauri, mammiferi e dinosauri.
Il gruppo di ricerca Valiora, formato da paleontologi ungheresi e romeni, individuò il sito nel 2019. A colpire furono subito decine di grandi ossa nere, ben conservate, visibili negli strati di argilla grigia affiorati nel letto di un corso d’acqua. L’analisi scientifica del deposito è stata poi pubblicata sulla rivista PLOS ONE.
La piena che trasformò il lago in una trappola
La concentrazione di fossili di dinosauri non dipende da una singola catastrofe improvvisa. Circa 72 milioni di anni fa, la regione aveva un clima caldo e subtropicale, attraversato da fiumi temporanei che scendevano dalle zone più elevate del bacino.
Durante le piogge più intense, questi corsi d’acqua uscivano dagli argini e trascinavano con sé carcasse, animali vivi e resti già scheletrizzati. L’analisi delle rocce suggerisce che al posto del sito K2 esistesse un piccolo lago alimentato periodicamente da piene improvvise.
Quando l’acqua entrava nel bacino lacustre rallentava rapidamente. I materiali trasportati si depositavano allora nell’ambiente deltizio lungo la riva, trasformando il lago in una sorta di trappola naturale per ossa. È questo processo, ripetuto nel tempo, che spiega la densità eccezionale del deposito.
Il titanosauro che mancava all’appello
K2 non ha restituito soltanto ossa sparse. I ricercatori hanno trovato anche diversi scheletri parziali ancora associati, appartenenti a due gruppi distinti di dinosauri erbivori.
Il primo comprende un animale lungo circa due metri della famiglia dei Rhabdodontidae, già ben documentata nel bacino di Hațeg e probabilmente caratterizzata da una locomozione soprattutto bipede.
La sorpresa maggiore riguarda però un sauropode titanosauro dal collo lungo. In Transilvania non erano mai stati trovati scheletri di questo gruppo conservati in modo comparabile. La loro analisi potrebbe chiarire meglio la posizione di questo animale nell’albero evolutivo dei titanosauri.
Un archivio del Cretaceo europeo
Il valore scientifico del sito non sta solo nella quantità. K2 rappresenta anche il più antico accumulo di vertebrati finora conosciuto nel bacino di Hațeg.
Questo permette di confrontare la fauna più antica dell’area con quella dei siti transilvani più giovani, seguendo nel tempo le trasformazioni degli ecosistemi del Cretaceo superiore.
I reperti aiutano quindi a capire quali comunità animali fossero già presenti, quali caratteristiche sarebbero emerse più tardi e in che misura ambienti diversi abbiano inciso sulla composizione della fauna locale.
In altre parole, i fossili non raccontano soltanto quali dinosauri vivevano qui, ma aiutano a ricostruire come intere comunità animali si formarono e cambiarono nella fase finale dell’era dei dinosauri.
È proprio il confronto tra accumuli di età diversa a rendere K2 particolarmente utile per ricostruire l’evoluzione degli ecosistemi dell’Europa orientale.


















