Il più grande cimitero di balene del pianeta era nascosto nelle profondità oceaniche
Una colossale necropoli sottomarina con quasi cinquecento balene e un ecosistema unico è stata scoperta a sette chilometri di profondità nell'Oceano Indiano.

- Nel cuore dell'Oceano Indiano, a sette chilometri di profondità nella Zona di Frattura di Diamantina, è stata scoperta una necropoli sottomarina con i resti di quasi cinquecento balene accumulatisi in cinque milioni di anni.
- La scoperta, pubblicata su Nature e ottenuta con il sommergibile Fendouzhe, ha rivelato 485 siti di cetacei e un ecosistema ricco di biodiversità che vive dei loro scheletri.
- Isolando il DNA di ventuno organismi gli scienziati hanno individuato trentaquattro specie nuove o sconosciute, suggerendo rotte migratorie che hanno trasformato il fondale in un archivio biologico in espansione.
Nelle profondità dell’Oceano Indiano, al largo dell’Australia, un team di scienziati ha scoperto una colossale necropoli sottomarina con i resti fossili e moderni di quasi cinquecento balene depositatisi negli ultimi cinque milioni di anni. Lo straordinario ritrovamento, avvenuto a sette chilometri di profondità nella Zona di Frattura di Diamantina e pubblicato sulla rivista Nature, rivela un ecosistema unico al mondo dove decine di nuove specie di creature degli abissi prosperano nutrendosi di queste antiche ossa.
Un abisso di ossa millenarie
Esplorare i fondali oceanici riserva spesso sorprese, ma trovarsi davanti a un tappeto di scheletri monumentali è qualcosa che ridefinisce la comprensione dei misteri del mare.
Tra febbraio e marzo del 2023, una spedizione guidata da Xiaotong Peng dell’Istituto di Scienza e Ingegneria dei Mari Profondi dell’Accademia Cinese delle Scienze si è calata con il sommergibile HOV Fendouzhe nella Zona di Frattura di Diamantina.
In questo labirinto di fosse sottomarine, a una profondità doppia rispetto a qualsiasi altro ritrovamento simile, i ricercatori hanno mappato ben 485 siti specifici colmi di resti di cetacei.
Le analisi chimiche rivelano che i campioni più datati risalgono a 5,3 milioni di anni fa. La vera anomalia che rende unico questo cimitero di balene è la sua natura dinamica. Accanto a fossili storici, infatti, giacciono scheletri di balenottere decisamente più recenti, dimostrando che questo archivio biologico è tuttora in espansione.
Un banchetto perpetuo tra i fondali
Quando un cetaceo muore e precipita sul fondo, si verifica un fenomeno che gli oceanografi chiamano whale fall.
In un deserto fangoso e buio, una singola carcassa si trasforma in un’oasi di vita. Su scala monumentale, questa necropoli ha dato origine a una vera e propria esplosione di biodiversità. Su un solo scheletro recente di appena un metro quadrato, gli scienziati hanno contato più di duemila animali.
In totale sono state identificate trentacinque tipologie differenti di organismi intenti a consumare i resti. Tra questi spiccano i famelici vermi mangia-ossa del genere Osedax, capaci di secernere acido per sciogliere lo scheletro, e particolari vongole abissali che sfruttano i batteri simbiotici per ricavare energia dallo zolfo.
La parte incredibile è che, isolando il DNA di ventuno di queste creature degli abissi, solo una apparteneva a una specie già nota. Il resto è materiale totalmente nuovo per la scienza.
Le rotte migratorie delle balene
La maggior parte degli scheletri appartiene agli zifidi, una famiglia di cetacei schivi e poco conosciuti, famosi per i loro rostri ossei estremamente compatti. Proprio questa incredibile densità scheletrica ha permesso ai crani di resistere intatti per milioni di anni.
Nel tempo, l’acqua marina ha rivestito le ossa con un guscio scuro di ferromanganese, una sorta di sarcofago minerale naturale che ha preservato persino una specie preistorica mai vista prima, battezzata Pterocetus diamantinae.
Ma perché proprio in questo punto? Gli esperti ipotizzano che la zona si trovi sulla rotta migratoria delle balene, le quali si spingevano nei canyon sottomarini a caccia di calamari, superando i propri limiti fisici e cadendo vittime della fatica o della decompressione.
Raccolte dalle correnti, le loro storie si sono depositate sul fondo, pronte per essere lette. Questa pietra miliare tra le scoperte scientifiche recenti suggerisce che simili cripte sommerse potrebbero nascondersi anche vicino alla Penisola Iberica o in Sudafrica, ridefinendo la mappa delle meraviglie oceaniche.


















