Vendite su Vinted ed eBay: quando bisogna pagare le tasse
Vendere oggetti online può comportare obblighi fiscali: superate alcune soglie annue, scattano controlli e possibile obbligo di dichiarazione

In sintesi
- Oltre 2.000 euro di ricavi o 30 vendite in un anno, le piattaforme come Vinted ed eBay comunicano i dati al fisco.
- Se l’attività di vendita è continuativa, si configura come professionale: in quel caso può servire la partita IVA e la dichiarazione dei guadagni.
Avevi nell’armadio qualche capo di abbigliamento che non indossavi più, o magari qualche oggetto che da tempo prendeva polvere su una mensola, e hai deciso di venderlo online per guadagnarci qualcosa. Ha funzionato, ma ora un dubbio ti assale: e le tasse? O, detto in altre parole: i soldi che si guadagnano vendendo su piattaforme come Vinted o eBay vanno messi nella dichiarazione dei redditi? Dipende. In alcuni casi non è richiesto, in altri invece sì.
Cosa dice la legge sulle tasse per la vendita di beni online
La normativa a cui fare riferimento è la direttiva Dac7, ovvero la direttiva UE 2021/514 del Consiglio del 22 marzo 2021, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 32 del 1° marzo 2023. Si applica ai residenti in Italia o in un altro Stato membro dell’Unione europea.
È una legge che ha come obiettivo il contrasto dell’evasione fiscale e vale per la vendita di beni per i quali si riceve un corrispettivo, ma anche per le attività di locazione di beni immobili, per le prestazioni di servizi personali e per i noleggi di mezzi di trasporto.
La direttiva inoltre obbliga le piattaforme di compravendita (come Vinted, eBay, ecc.) a comunicare agli utenti tutte le informazioni utili relativamente alle amministrazioni fiscali dello Stato di riferimento.
Quali sono i limiti di Vinted ed eBay oltre i quali si pagano le tasse
La direttiva appena citata ha stabilito delle soglie per distinguere chi vende oggetti in maniera strutturata, ed è dunque tenuto a dichiarare i ricavi, da chi invece lo fa occasionalmente, quindi con margini di guadagno contenuti e di fatto senza scopo di lucro.
I controlli potrebbero scattare quando, in un anno solare, un utente supera i 2mila euro di guadagno per la vendita di oggetti online oppure vende oltre 30 articoli. Oltre queste soglie, infatti, gli utenti devono compilare un modulo con i propri dati e le piattaforme come Vinted ed eBay sono obbligate a trasmettere queste informazioni alle autorità fiscali.
Questa segnalazione non comporta automaticamente l’obbligo di pagare le tasse su questi ricavi. In seguito a questa comunicazione da parte delle piattaforme, però, l’Agenzia delle Entrate effettuerà dei controlli per capire se l’attività di vendita online può essere configurata come continuativa e redditizia, e dunque come attività professionale. In caso di esito affermativo, scatta l’obbligo di comunicazione in dichiarazione dei redditi, con tutto ciò che ne consegue.
Come pagare le tasse sui guadagni per vendita di beni online
Se le operazioni di vendita di beni (usati o non) si configurano come continuative e strutturate, e quindi possono essere qualificate come una vera e propria attività professionale, il venditore è tenuto ad aprire partita IVA.
Scatta a quel punto anche l’obbligo di emettere fattura per ogni vendita e chiaramente pagare le tasse, inserendo i guadagni nella dichiarazione dei redditi. Se ciò non accade, scattano le sanzioni.
In caso di controlli, l’utente può eventualmente difendersi dimostrando che l’attività di vendita è occasionale e non a scopo di lucro.




















