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ChatGPT, quali sono gli errori più comuni che commettono gli utenti

Quali sono gli errori più comuni che gli utenti fanno quando usano ChatGPT, come evitarli e quali strategie seguire per usare al meglio il chatbot di OpenAI

3 min di lettura

In Sintesi

  • ChatGPT è diventato un assistente personale indispensabile, ma per ottenere risultati di qualità è fondamentale usarlo correttamente.
  • Bisogna evitare di trattarlo come un motore di ricerca, fornire istruzioni precise e prestare attenzione alla propria privacy.

ChatGPT è diventato in pochissimo tempo uno degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale più utilizzati in assoluto, sia nella produttività che in tutte le altre attività quotidiane.

Che si tratti di scrivere un testo da zero o magari riassumerne uno dopo averlo tradotto, il chatbot di Open AI viene ormai considerato come un vero e proprio assistente personale, pronto ad affiancare gli utenti in qualsiasi situazione.

Ottenere risultati di qualità, però, è tutt’altro che scontato e ci sono degli errori comuni che potrebbero compromettere notevolmente l’efficienza di questo tool, vediamo quali sono.

Usare ChatGPT come un motore di ricerca

Uno degli errori più comuni che commettono gli utenti è considerare ChatGPT un’alternativa diretta a Google. A differenza dei motori di ricerca, infatti, il chatbot interroga il web in tempo reale ma è stato programmato per generare testi basandosi sui dati con cui è stato addestrato.

Questo, naturalmente, può portare a risposte imprecise o addirittura inventate che potrebbero addirittura rivelarsi controproducenti. Per cercare in rete informazioni attendibili (oltre ai classici motori di ricerca) conviene provare strumenti come Perplexity, ad esempio, che si rivelano più adatti a questo scopo, dato che sono progettati anche per citare le fonti a cui attingono.

Non dare a ChatGPT istruzioni chiare e contestualizzate

Un altro “problema”frequente nella qualità delle risposte generate, riguarda la formulazione delle domande.  Richieste troppo generiche portano inevitabilmente a risposte superficiali mentre, al contrario, optare per un prompt dettagliato, specificando anche gli obiettivi e il contesto, consente di ottenere contenuti più accurati e pertinenti.

Utile anche, indicare altri dettagli come il livello di approfondimento desiderato, l’età del destinatario oppure fornire esempi concreti che possano aiutare il modello a calibrare tono e stile.

Molto utile, in questo senso, cercare su siti e forum del settore quelle che potrebbero essere le formule più efficaci per parlare con ChatGPT e prendere spunto da queste per costruire il prompt più efficace possibile.

Sottovalutare la gestione dei dati sensibili da parte di ChatGPT

L’uso di ChatGPT (e di tutti gli altri chatbot AI attualmente sul mercato) comporta anche considerazioni legate alla privacy. I dati inseriti durante le conversazioni, infatti, possono essere utilizzati da OpenAI per migliorare il modello. Un’eventualità che potrebbe avere gravi ripercussioni sull’utente e sui materiali che utilizza perché, appunto, potrebbero diventare inavvertitamente “di dominio pubblico”.

Per evitare che informazioni personali vengano impiegate in questo modo, è possibile disattivare l’opzione Migliora il modello per tutti dalle impostazioni; un accorgimento semplice ma fondamentale, soprattutto quando, magari in ambito lavorativo, si condividono con il chatbot dettagli sensibili o documenti privati che dovrebbero restare tali.