Libero
INTELLIGENZA ARTIFICIALE

ChatGPT consuma un sacco di acqua, ma aiuta anche a risparmiare: due facce dell'IA

Un’intelligenza artificiale come ChatGPT è in grado non solo di consumare acqua a ogni prompt, ma anche di ridurre gli sprechi nelle aziende. Ecco le due facce dell’IA oggi.

Pubblicato:

Siccità in Italia, scatta già l'allerta: le regioni che rischiano di rimanere senza acqua 123RF

Come molte innovazioni tecnologiche, anche l’intelligenza artificiale ha una natura ambivalente. Da un lato, strumenti come ChatGPT sono capaci di consumare non solo ingenti quantità di energia elettrica ma anche un sacco di risorse idriche, tanto da renderli veri e propri nemici della sostenibilità. Dall’altro, però, sempre queste tecnologie possono trasformarsi in alleati strategico, in grado addirittura di supportare le aziende alimentari nell’ottimizzazione dei propri consumi energetici e idrici.

Due facce della stessa medaglia digitale, dunque, che meritano di essere analizzate più da vicino.

Quanto consuma davvero ChatGPT? Le stime di OpenAI

Ogni volta che scrivi un prompt e lo invii a ChatGPT, Gemini o Copilot di Microsoft, stai silenziosamente attingendo all’elettricità reale e all’acqua. E a dirlo è nientemeno che il CEO di OpenAI, Sam Altman, che in un suo post ha quantificato l’impatto di una singola richiesta: circa 0,322 millilitri di acqua e 0,34 wattora di energia per ogni prompt. Numeri non troppo distanti da quelli della concorrente Gemini che, secondo un recente report di Google, arriverebbe a consumare circa 0,26 millilitri di acqua e 0,24 wattora di energia per ogni interazione elaborata.

Per rendere l’idea, ogni singolo prompt equivale al consumo di circa 5-7 gocce d’acqua (considerando una goccia standard di 0,05 ml). Non molto, vero? In realtà, se si prendono a riferimento le stime di TechCrunch, secondo cui gli utenti del chatbot di OpenAI inviano 2,5 miliardi di messaggi/prompt ogni giorno, si fa presto a fare un lago.

Per non parlare anche dei data center che gestiscono l’IA: i loro consumi stanno raggiungendo livelli impensabili di consumo idrico. Secondo un report di Legambiente, un data center medio negli Stati Uniti può arrivare a utilizzare oltre un milione di litri d’acqua al giorno, mentre i soli sistemi di raffreddamento possono richiedere fino a 169 litri al secondo

IA come alleato della sostenibilità aziendale: il progetto CLARUS

Nonostante i dati sulla sua indubbia impronta ambientale, sarebbe riduttivo considerare l’intelligenza artificiale come una semplice nemica della sostenibilità, visto che in certi casi può diventare un’alleata della sostenibilità aziendale.

Lo dimostra il progetto CLARUS, nato dalla collaborazione tra il Politecnico di Milano e diversi partner accademici e industriali europei, con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma digitale in grado di supportare le aziende del settore alimentare nell’ottimizzazione dei consumi energetici e idrici.

In breve, la piattaforma integra i dati con “modelli di intelligenza artificiale, strumenti di valutazione della sostenibilità basati sul Green Deal Index (GDI) e un’infrastruttura sicura per la condivisione dei dati tra imprese e centri di ricerca“, con il fine di monitorare e ottimizzare l’uso delle risorse.

Una soluzione decisamente ottimale per le imprese, e con tanto di risultati: presso Ardo, specializzata nella trasformazione primaria degli alimenti, l’ottimizzazione dei sistemi di refrigerazione tramite AI ha portato a una riduzione delle emissioni equivalenti di CO₂ fino al 9,5% e a un incremento dell’efficienza idrica superiore al 21%.

IA nemica o amica dell’ambiente?

Guardando i dati sopra, è ovvio che l’elaborazione dell’IA oggi è insostenibile. Pure le stesse Big Tech se ne sono accorte. Solo sul fronte dei data center, colossi come Microsoft e Google hanno infatti già evidenziato l’urgenza di ridurre l’impatto ambientale delle proprie infrastrutture, proponendo strategie come il riciclo dell’acqua (ove possibile) o l’introduzione di un sistema di raffreddamento ad aria.

Soluzioni che segnano un primo passo verso un modello di IA più sostenibile. Viceversa, iniziative come CLARUS confermano ulteriormente come la tecnologia possa diventare parte della soluzione, non solo riducendo i consumi, ma contribuendo a renderli più intelligenti ed efficienti.

FAQ

ChatGPT consuma davvero acqua ed energia?

Sì: stime indicate da OpenAI parlano di ~0,322 ml d'acqua e 0,34 Wh di energia per prompt; valori simili sono riportati anche per altri modelli.

L'IA può comunque aiutare la sostenibilità aziendale?

Sì: progetti come CLARUS usano modelli AI per ottimizzare consumi energetici e idrici nelle imprese alimentari, migliorando efficienza e monitoraggio.

Quanto impatta l'uso globale di ChatGPT?

Se moltiplicato per miliardi di messaggi al giorno, il consumo diventa rilevante: le stime parlano di un impatto significativo su scala globale.

L'IA è nemica o amica dell'ambiente

Al momento l'IA consuma molte risorse, ma le Big Tech stanno lavorando per renderla più sostenibile. Nel frattempo, emergono progetti che la rendono un aiuto concreto nella sostenibilità.