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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

IA, il CEO di Nvidia: "Lasciate a noi la regolamentazione, non stiamo parlando di alieni"

Il CEO di Nvidia Jensen Huang interviene sui rischi dell'intelligenza artificiale: non servono nuove leggi, bastano le regole del mercato. Ma l'autoregolamentazione solleva forti dubbi.

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Nvidia investe in OpenAI 123RF

Dopo i patron di Antrhopic e OpenAI, anche il numero uno di Nvidia, Jensen Huang, ha deciso di intervenire durante la conferenza Dreamforce di Salesforce sul tema dei rischi dell’intelligenza artificiale. 

Una tecnologia che definire fuori controllo è decisamente eccessivo: per il CEO della Big Tech l’IA è alla fine uno strumento interamente gestibile da parte degli umani.

Perché dunque introdurre nuove leggi per controllarla? Anzi, praticamente possono farlo direttamente le aziende questa regolamentazione dell’IA. O forse no?

Perché non serve regolamentare l’IA secondo Huang

L’IA non è qualcosa di alieno per Huang, qualcosa di sfuggente agli occhi degli esseri umani. Nel suo intervento durante la conferenza Dreamforce il magnate dei chip ha infatti rifiutato totalmente quest’idea dell’intelligenza artificiale: si tratta di codice e componenti elettronici sviluppati da persone, e che dunque può essere controllato dagli esseri umani.

"La sicurezza è una questione ingegneristica, non legale", ha dichiarato. "In fin dei conti, stiamo sviluppando software".

Al limite si può cercare di regolamentarla con le leggi. Con quelle esistenti, però: non c’è bisogno di nuove leggi o regolamenti per disciplinarla. Anzi, le dinamiche di libero mercato rappresentano già una spinta sufficiente per evitare il rilascio di prodotti rischiosi, secondo Huang.

Per il CEO di Nvidia occorre però procedere con cautela

Non è comunque un via libera da parte del CEO di Nvidia. Le aziende di IA dovrebbero anzi essere oneste con se stesse in merito alla sicurezza dei propri prodotti, prima di lanciarli nel mercato.

"Se non siamo certi della sicurezza dei prodotti... […] della sua funzionalità, delle sue capacità o della sua sicurezza, allora non lo si rilascia", ha affermato.

Quindi, va bene la corsa senza freni (regolamentari) dell’IA, "ma se in qualsiasi momento avvertite che la situazione aziendale sta sfuggendo al controllo o che il prodotto non sarà sicuro, fermatevi un attimo e assicuratevi di fare le cose nel modo giusto".

Ha ragione o no Huang sui rischi dell’IA?

Non stupiscono affatto le dichiarazioni di Jensen Huang, così moderate nei confronti dell’intelligenza artificiale. Magnate dei chip IA, è a capo di una Big Tech che ha tratto enormi profitti dal boom dell’IA, e che tuttora sviluppa pure modelli open source, oltre che agenti, framework e ambienti di test (i cosiddetti sandbox).

Difficile dunque dare ragione in toto alle sue affermazioni, soprattutto per quanto riguarda la questione dell’autocoscienza da parte delle imprese. Anche con le migliori intenzioni, le aziende possono rilasciare software commerciali che possono comunque provocare danni rilevanti per via di difetti o conseguenze impreviste.

Non sono mancati gli episodi negli ultimi anni: dal blocco dei sistemi causato da CrowdStrike nell’estate del 2024, ai problemi legati alle Big Tech, fino agli episodi critici come quello di GPT sui sistemi di Hugging Face.

Qual è la strada migliore per limitare i danni nell’IA?

La regolamentazione stessa a livello normativo. Anche perché l’autoregolamentazione del settore, per quanto ormai prossima a concretizzarsi, presenterebbe comunque non pochi limiti.

In primis quello del tempo: secondo TechCrunch, il comparto dispone di una finestra temporale piuttosto limitata per introdurre forme di autoregolamentazione e per convincere i laboratori IA della validità di tale scelta.

Alternative però non ce ne sono. Il laissez faire in salsa digital potrebbe rivelarsi imprudente per quanto riguarda la sicurezza. Senza contare che difficilmente un’azienda anteporrebbe l’etica al profitto, soprattutto in un mercato in forte crescita come quello digitale.

Tra l’altro, questo rally dell’IA non è più una questione industriale e commerciale: Cina e Stati Uniti ormai ne hanno fatto un terreno di scontro in stile corsa allo spazio da Guerra Fredda, il che rende poco probabile una frenata volontaria per impedire l’eventuale apocalisse dei chatbot.

FAQ

Per Huang serve davvero una nuova legge sull’IA?

Secondo il CEO di Nvidia, no: l’intelligenza artificiale è software creato da persone e quindi gestibile con gli strumenti già esistenti, senza nuove norme dedicate.

Huang è favorevole a rilasciare l’IA senza limiti?

Non proprio. Chiede prudenza alle aziende: se un prodotto non è abbastanza sicuro o affidabile, va fermato e migliorato prima del lancio.

L’autoregolamentazione del settore può bastare?

Può aiutare, ma ha limiti evidenti: richiede tempo e non garantisce che tutte le aziende mettano la sicurezza davanti ai profitti. Per questo il testo la considera una soluzione insufficiente.

Qual è la soluzione migliore per limitare i rischi dell'IA?

La regolamentazione, o almeno una forma di controllo condiviso. L'autoregolamentazione ha tempi stretti e potrebbe non bastare, soprattutto in un settore dove il profitto pesa molto.