Stanchi di spulciare il catalogo Netflix? Ecco come l'IA può aiutarvi a scremare
Netflix ha annunciato una novità per gli utenti: basta perdersi tra mille titoli e locandine, ci penserà l'IA ad aiutarci a scegliere cosa guardare.

Quante volte vi è capitato di accendere la TV, magari di sera dopo una lunga giornata di lavoro e impegni, aprire Netflix con le migliori intenzioni e finire per passare quaranta minuti a scorrere le locandine, senza scegliere nulla?
Questo fenomeno ha un nome, si chiama paradosso della scelta o paralisi decisionale e, a essere ancor più precisi, gli psicologi parlano spesso di FOBO (Fear of Better Option), ovvero la costante paura che là fuori ci sia sempre un’opzione migliore. Sapere che potrebbe esserci sempre film più bello o una serie più avvincente, non ci fa decidere mai per evitare il rischio di un fallimento.
Alla luce di questo “blocco”, Netflix ha deciso di dare un aiutino ai suoi spettattori, puntando sull’intelligenza artificiale generativa.
La novità di Netflix
Ad annunciare questa novità è stata Elizabeth Stone, Chief Product and Technology Officer di Netflix, durante la conferenza Bloomberg Tech San Francisco 2026. L’obiettivo dichiarato è chiaro: usare l’IA per aiutare gli utenti a scremare rapidamente l’immenso catalogo e trovare esattamente ciò che desiderano in quel preciso momento.
Fino ad oggi, i consigli di Netflix si basavano principalmente sul filtraggio collaborativo. Per spiegarlo in parole semplici, l’algoritmo analizzava la nostra cronologia di visione, i generi preferiti e i comportamenti di utenti con gusti simili per proporre contenuti coerenti. Un sistema che, a lungo andare, rischia di chiuderci in una bolla fatta di contenuti sempre uguali.
Netflix vuole integrare il linguaggio naturale e l’IA generativa così, anziché di digitare fredde parole chiave o navigare a vuoto tra le tante categorie del catalogo, potremo interagire con la piattaforma in modo più diretto. Stando a quanto dichiarato da Stone, Netflix starebbe testando un’interfaccia vocale avanzata per parlare, letteralmente, e chiedere qualcosa alla piattaforma.
Alla richiesta “Voglio vedere un thriller claustrofobico, con una forte tensione psicologica ma senza scene troppo violente, perfetto per una serata rilassante”, l’IA non si limiterà a cercare i tag nei metadati, ma “capirà” e terrà conto dell’intento di ricerca dell’utente, considerando anche il lato emozionale.
Va da sé che non parliamo di un semplice aggiornamento grafico, ma di una necessità per la piattaforma che, seppur in cima all’Olimpo dello streaming, soffre la concorrenza di giganti come YouTube, Prime Video di Amazon, Disney+. Se vuoi che l’utente rinnovi l’abbonamento e non fugga via a gambe legate preferendo la concorrenza, devi trattenerlo e non farlo innervosire già al momento della semplice ricerca.
Il paradosso di Netflix
Gli esperti del settore non hanno potuto fare a meno di notare un pizzico di ironia in questa mossa. Netflix sta investendo milioni di dollari per sviluppare una “cura” contro un’epidemia – la paralisi da scelta, appunto – che lei stessa ha contribuito a creare.
Questa implementazione, però, si inserisce anche nella tendenza globale definita “tokenmaxxing”, che vede le Big Tech spingere per un utilizzo massiccio di agenti IA autonomi. Ma far elaborare miliardi di dati e token a un modello linguistico solo per decidere quale film guardare comporta costi computazionali ed energetici enormi per i data center. Netflix dovrà necessariamente trovare un punto di equilibrio tra il miglioramento dell’esperienza dell’utente e la sostenibilità economica.

















