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Ti presentiamo il casuario, l'uccello più pericoloso del mondo

Il casuario è l’uccello più pericoloso del mondo? L’animale si è guadagnato questa fama per alcuni attacchi all’uomo, ma la realtà è molto diversa

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Imponente, antico, discusso e spesso “frainteso”: il casuario è uno degli animali più sorprendenti del pianeta. La sua fama di “uccello più pericoloso del mondo” è in parte meritata, ma la sua vera storia è molto più interessante e, soprattutto, più articolata.

Il casuario, tra mito e realtà

Chi incontra per la prima volta un casuario difficilmente lo dimentica. Alto fino a un metro e settanta, capace di correre a cinquanta chilometri orari, saltare oltre due metri e armato di un artiglio affilato lungo tredici centimetri, questo gigante delle foreste pluviali dell’Australia e della Nuova Guinea sembra uscito da un documentario sui dinosauri.

E non è un caso: secondo i paleontologi, come Todd Green del New York Institute of Technology, i casuari discendono direttamente dai dinosauri teropodi. La cresta ossea sulla testa, chiamata “casco”, rafforza proprio tale impressione preistorica.

Il Guinness dei primati lo ha etichettato come l’uccello più pericoloso del mondo a causa di due decessi umani documentati causati dall’animale in questione: uno avvenuto nel 1926 in Australia e l’altro in Florida nel 2019, quest’ultimo legato a un esemplare tenuto in cattività. Numeri che fanno notizia, ma che diventano minuscoli se confrontati con altri animali: i coccodrilli causano circa mille morti umane all’anno, gli ippopotami circa cinquecento.

Perché il casuario è considerato pericoloso

Uno studio condotto su 150 attacchi di casuario nel Queensland ha rilevato che la maggior parte degli episodi si verifica quando gli animali difendono cibo, nidi o piccoli, oppure quando vengono messi alle strette.

Inoltre, nel 75% dei casi, le persone coinvolte avevano precedentemente dato da mangiare agli uccelli. Questo comportamento altera la loro naturale diffidenza e li porta ad associare gli esseri umani al cibo, con conseguenze prevedibili.

Allen Sheather, membro del Cassowary Recovery Team, racconta che spesso la presunta aggressività nasce da semplici atteggiamenti di curiosità, mal interpretati dall’uomo. I casuari, in condizioni normali, preferiscono evitare il contatto e diventano pericolosi soprattutto quando costretti o provocati.

Un protagonista degli ecosistemi poco noto

Al di là della fama sinistra, il casuario svolge un ruolo chiave nelle foreste pluviali. È una vera e propria “specie ingegnere”: ingerisce frutti interi e diffonde i semi su grandi distanze. Alcune piante, come il raro albero Ryparosa kurrangii del Queensland, germogliano con successo nel 90% dei casi solo dopo essere passate attraverso il suo apparato digerente.

Anche per questo, in molte culture indigene della Nuova Guinea il casuario è considerato una creatura sacra, protagonista di miti, canti e riti. In alcune leggende, i casuari si trasformano addirittura nei primi esseri umani, a testimonianza del rispetto profondo che li circonda da millenni.

Il padre più devoto del regno animale

Tra le curiosità più sorprendenti c’è il comportamento familiare dell’animale. Nei casuari è il maschio a covare le uova e ad allevare i piccoli, spesso per oltre un anno e mezzo. L’autrice Beverley McWilliams, che ha dedicato un libro per bambini a questo rapporto, li definisce «i padri più protettivi della natura». Un dettaglio che contribuisce a smontare l’immagine dell’animale solo feroce e pericoloso.

Una specie in pericolo, non il contrario

Oggi il vero rischio è per loro. In Australia restano meno di 5000 casuari in natura. La perdita di habitat, gli investimenti stradali e gli attacchi dei cani stanno decimando la popolazione. Il governo del Queensland ha introdotto segnaletica stradale e programmi educativi, mentre associazioni come Rainforest Rescue lavorano per ripristinare i corridoi forestali.

Descrivere il casuario soltanto come l’uccello più pericoloso del mondo è non solo riduttivo, ma anche dannoso. Dietro quell’etichetta c’è una creatura antica, fondamentale per gli ecosistemi e straordinariamente complessa. E forse, a ben guardare, il vero pericolo non è lui. È la nostra incapacità di convivere con ciò che non comprendiamo fino in fondo.