Emergenza climatica in Italia, le Regioni a rischio piogge estreme
Piogge violente in Italia: ecco la causa, ma soprattutto la mappa delle zone più colpite da anni
Nel corso degli ultimi 35 anni, l’Italia ha fronteggiato un’impennata senza precedenti delle piogge estreme. Una trasformazione profonda, con incrementi che in alcune aree hanno raggiunto punte del 30-40% per ogni decennio. Un discorso, quest’ultimo, che riguarda soprattutto i territori del Nord e quelli lungo le coste.
Ecco il responso di uno studio rigoroso coordinato dall’Università Statale di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Natural Hazards and Earth System Sciences.
La mappa del rischio
L’indagine ha analizzato i fenomeni meteo avvenuti tra il 1986 e il 2022. Ci si è focalizzati sulle cosiddette precipitazioni orarie estreme. Eventi caratterizzati da rovesci d’acqua molto violenti e concentrati in un lasso di tempo decisamente breve (generalmente, 60 minuti).
Proprio l’intensità oraria rappresenta il pericolo maggiore, perché scaricare volumi d’acqua immensi mettono istantaneamente in crisi:
- i sistemi di drenaggio urbano;
- la stabilità dei versanti montani;
- la portata dei piccoli corsi d’acqua.
La mappa evidenzia una distribuzione geografica del rischio tutt’altro che uniforme, su scala nazionale. A seconda delle stagioni, le tendenze variano molto. Uno sguardo generale consente però d’avere un’idea dei “punti caldi” dell’Italia.
Nei mesi estivi, l’incremento più marcato della frequenza di questi eventi estremi (20-30% per decennio) interessa soprattutto l’arco alpino e prealpino. Le aree più colpite risultano essere quelle comprese tra Piemonte e Val d’Aosta, oltre alla Lombardia settentrionale. Non viene risparmiato il Sud, con segnali preoccupati individuati in alcune zone della Calabria.
L’arrivo dell’autunno muta lo scenario in maniera radicale. Le piogge estreme tendono a concentrarsi lungo le fasce costiere e sull’Appennino meridionale. Finiscono sotto osservazione soprattutto la costa orientale di Liguria e Sardegna, oltre ai bacini marini del Mar Ionio e dell’Adriatico meridionale. Un segnale chiaro: l’energia accumulata dai mari italiani durante l’estate si scarica violentemente ai primi freddi.
Perché gli eventi sono più violenti
Il cambiamento climatico è una realtà alla quale siamo ormai abituati, purtroppo. Ciò non vuol dire, però, che ne comprendiamo tutte le dinamiche. Spieghiamo, dunque, perché sta piovendo in maniera così diversa rispetto al passato.
La spiegazione fisica risiede nella relazione termodinamica di Clausius-Clapeyron. In parole semplici, un’atmosfera più calda ha la capacità di trattenere un quantitativo maggiore di vapore acqueo. Per ogni grado di riscaldamento, l’aria diventa come una sorta di spugna più capiente.
Quando le condizioni meteo innescano un temporale, questa enorme riserva di umidità viene rilasciata sotto forma di rovesci molto più abbondanti e concentrati. In questo complesso processo il Mediterraneo gioca un ruolo cardine. Lo si considera un hotspot del cambiamento climatico globale. Il surriscaldamento delle sue acque, infatti, favorisce un’evaporazione massiccia. Tutto ciò alimenta masse d’aria umida che, scontrandosi con la conformazione geografica dell’Italia (catene montuose a ridosso del mare), amplifica i fenomeni convettivi.
È oggi sempre più importante riuscire a comprendere dove e come cambiano queste piogge. Di fatto è l’unico modo per rafforzare la resilienza delle nostre infrastrutture, prevenendo disastri idrogeologici come quelli che in tempi recenti abbiamo subito.



















