Caldo torrido, picchi mai visti: perché le città d'Italia sono in una situazione così critica?
Perché durante le ondate di calore in città si soffre molto più che nelle campagne? La risposta è nel modo in cui abbiamo costruito strade, piazze e quartieri

- Ventisette capoluoghi italiani sono finiti contemporaneamente in bollino rosso, mentre il caldo estremo mette in evidenza la fragilità delle città costruite su asfalto e cemento.
- L’isola di calore urbana fa salire le temperature diurne e notturne, con differenze marcate rispetto alle aree rurali e picchi superficiali oltre i 40 gradi in molte metropoli.
- Il verde urbano emerge come principale strumento di mitigazione, ma la copertura arborea resta insufficiente e aumentarla richiede tempo, spazio e investimenti pubblici.
Ventisette città su ventisette con il bollino rosso, tutte insieme per la prima volta nell’anno in corso: l’estate 2026 ha portato il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute al livello massimo di allerta sull’intero campione nazionale, dai capoluoghi alpini a quelli siciliani.
Il termometro, però, racconta solo metà della storia, quella a cui guardiamo adesso che siamo in forte sofferenza. L’altra metà, che abbiamo evidentemente dimenticato, riguarda il modo in cui le città italiane sono state costruite e continuano a espandersi, e lo spazio che hanno lasciato agli alberi e al verde urbano in generale.
- Le città, luoghi di "sofferenza"
- Il ruolo del verde urbano
- Quanto verde c'è in Italia?
- Perché piantare alberi resta la parte difficile?
Le città, luoghi di “sofferenza”
Partiamo dal fatto che nelle città italiane l’ondata di calore è da record: è una cosa sotto gli occhi di tutti, sono ormai settimane che vengono diramate allerte. Se però si esce un po’ dall’ambiente urbano, la situazione sembra migliorare. Leggermente, attenzione: il caldo torrido non svanisce, ma certamente si attenua. Ma perché accade? Perché le città sembrano sempre più dei forni e persino fare la spesa sta diventando una vera impresa?
Ecco, il fenomeno ha un nome “tecnico”: isola di calore urbana. Il suo funzionamento è piuttosto elementare: asfalto, cemento e superfici impermeabili assorbono e trattengono il calore durante il giorno, cosa che innalza le temperature. E le innalza non solo di giorno, ma anche la notte, perché tutto il calore assorbito da questi materiali durante il giorno viene rilasciato.
Se tutto ciò fosse poco chiaro, possiamo anche parlare di dati: il progetto Mirificus, coordinato dal Cnr-Ibe con Ispra e il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana, ha ricostruito le temperature superficiali dei capoluoghi italiani per un decennio, usando i satelliti Nasa e Copernicus.
Quasi tutti superano i 40 gradi di temperatura superficiale in estate: Milano tocca 43,1, Torino 43, Cagliari 42,9, Napoli e Bologna 42,7. Il divario medio con le aree rurali intorno è di 5,6 gradi, e a Napoli arriva a 9,4.
Il ruolo del verde urbano
Asfalto, cemento, superfici impermeabili fanno, purtroppo, la differenza. E sulla carta esisterebbe un modo per mitigare la situazione: investire sul verde urbano. La mancanza di alberi, parchi e in generale di aree verdi fa una differenza sostanziale, che negli ultimi anni sembra venire sistematicamente ignorata.
Gli alberi, per esempio, agiscono su due fronti insieme: la chioma intercetta la radiazione solare prima che raggiunga asfalto e cemento, così le superfici accumulano meno calore da restituire poi di notte, mentre le foglie rilasciano vapore acqueo con l’evapotraspirazione, un processo che sottrae energia all’aria circostante e la raffredda.
I parchi, poi, fanno quello che nessuna pavimentazione riesce a fare, cioè abbassare la temperatura invece di limitarsi a rifletterla altrove. Sempre stando ai dati di Mirificus, basterebbe un aumento del 5% della copertura arborea comunale per abbassare di oltre mezzo grado la temperatura media superficiale.
Quanto verde c’è in Italia?
Ed ecco il punto dolente: sulla carta la dotazione appare generosa, perché nei 109 comuni capoluogo le aree verdi superano i 584 chilometri quadrati, circa il 3% del territorio comunale, e corrispondono a 33,3 metri quadrati per abitante secondo l’ultimo rapporto Istat sull’ambiente urbano.
Questo però non basta: l’ecologo forestale Cecil Konijnendijk ha sintetizzato in tre numeri quello che una città dovrebbe garantire ai suoi abitanti: tre alberi visibili da ogni finestra, il 30% di copertura arborea in ogni quartiere, uno spazio verde pubblico entro 300 metri da casa.
Le metropoli italiane sono lontane dalla seconda soglia, che è quella che pesa sulle temperature. Secondo le stime dell’Istituto di Barcellona per la Salute Globale, Roma si ferma intorno al 9% di copertura arborea, Milano al 6%, Napoli al 13%. La stessa ricerca, condotta su 93 città europee, calcola che portare la copertura al 30% eviterebbe un terzo dei decessi legati all’isola di calore: circa 200 all’anno a Roma, 75 a Napoli, 71 a Torino, oltre 60 a Milano, 30 a Palermo.
Perché piantare alberi resta la parte difficile?
Detto ciò, la soluzione sembrerebbe “semplice”: iniziare a piantare alberi farebbe la differenza, no? Ebbene no: purtroppo la forestazione urbana ha tempi che il ciclo amministrativo fatica a reggere. Un albero messo a dimora adesso produce ombra utile dopo dieci o quindici anni, e l’attecchimento richiede irrigazione proprio nei mesi in cui l’acqua scarseggia. La manutenzione pesa sui bilanci comunali più della piantumazione stessa.
Resta poi la questione dello spazio: aumentare la copertura arborea nei quartieri densi implica togliere superficie all’asfalto, quindi ai parcheggi e alle carreggiate, e la depavimentazione è la misura politicamente più costosa tra quelle disponibili.
Morale della “favola”: le ondate di calore che attraversano l’Italia hanno una componente climatica globale sulla quale i singoli comuni possono poco. La quota che dipende da come sono fatte le città, invece, è già quantificata, e vale diversi gradi.
FAQ
Per la prima volta nell’anno, 27 capoluoghi su 27 risultano in allerta massima. Il caldo si somma alla conformazione urbana, che trattiene e amplifica le temperature.
È il fenomeno per cui asfalto e cemento assorbono il calore di giorno e lo rilasciano di notte. Così le città restano più calde anche quando fuori la temperatura scende.
Molto: ombreggiano le superfici e raffreddano l’aria con l’evapotraspirazione. Secondo le stime citate, bastano più alberi per abbassare sensibilmente la temperatura media.
La dotazione esiste, ma non basta. Roma, Milano e Napoli restano lontane dalla copertura arborea del 30% indicata dagli esperti come soglia utile per incidere sul caldo.
Perché gli effetti arrivano dopo anni, servono irrigazione e manutenzione, e spesso manca spazio. Togliere asfalto o parcheggi resta una scelta costosa e politicamente delicata.

















