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Dal caldo estremo all'estremo freddo: sta arrivando una nuova era glaciale?

Il mondo può davvero ripiombare in un'era glaciale? Ecco i dati che lo spiegano e perché questo non ci salverà

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Donna vestita per affrontare un gran freddo 123RF

Una ricerca pone in correlazione il riscaldamento globale all’era glaciale. I due fenomeni, infatti, potrebbero essere molto più collegati di quanto pensiamo.

Un nuovo studio, guidato dai ricercatori della University of California Riverside, suggerisce che il sistema naturale di regolazione del clima terrestre non si limita a “correggere” gli eccessi. Può arrivare a esagerare la risposta, per così dire, spingendo il pianeta da una fase di forte riscaldamento a una di raffreddamento esterno. In potenza ciò potrebbe condurre addirittura a una nuova glaciazione.

Il termostato della Terra non è stabile

Per decenni gli scienziati hanno descritto il clima terrestre come regolato da una sorta di meccanismo lento ma affidabile: l’alterazione chimica delle rocce. Quando piove, l’acqua assorbe anidride carbonica dall’atmosfera e, scorrendo sulle superfici rocciose (in particolare quelle ricche di silicati come il granito), contribuisce a “consumare” le rocce stesse.

Nel corso di questo processo, il carbonio viene trasportato verso gli oceani. Qui si combina con il calcio per formare:

  • gusci;
  • sedimenti;
  • barriere calcaree.

Il risultato? Un sequestro di CO2 che può durare centinaia di milioni di anni.

Il principio sembra semplice: più fa caldo, più le rocce si alterano rapidamente, più CO2 viene rimossa dall’atmosfera e più il pianeta si raffredda. Un sistema di autoregolazione, quasi un termostato naturale.

Oceani, nutrienti e plancton: il feedback che cambia tutto

L’aumento delle temperature e della CO2 atmosferica comporta che le piogge trasportino in mare quantità maggiori di nutrienti, come il fosforo. Ciò stimola la crescita del plancton che, quando muore, affonda e porta con sé il carbonio catturato. Ciò contribuisce a seppellirlo nei sedimenti oceanici.

In condizioni più calde, questo sistema entra in un circolo vizioso. L’eccesso di plancton riduce l’ossigeno negli oceani, con il fosforo che tende a essere rilasciato nuovamente nell’acqua invece di restare intrappolato nei sedimenti.

Tutto ciò alimenta ulteriore crescita di placton, che poi consuma altro ossigeno. Il risultato? Un vero e proprio feedback che accelera enormemente il sequestro di carbonio, facendo scendere le temperature ben oltre il punto di partenza.

Stando alle simulazioni digitali condotte dal team, questo meccanismo è in grado di spingere il clima terrestre a raffreddarsi fin troppo. In linea teorica si potrebbe arrivare a innescare un’era glaciale.

Andy Ridgwell, coautore dello studio pubblicato su Science, paragona il fenomeno a un impianto di climatizzazione che lavora troppo: non si limita a riportare la stanza alla temperatura desiderata, ma continua a raffreddare oltre il necessario.

La buona notizia è che oggi l’atmosfera terrestre contiene molto più ossigeno rispetto al passato remoto, rendendo questo feedback meno instabile. Detto ciò, anche se il modello suggerisce che un raffreddamento globale potrebbe arrivare dopo l’attuale fase di riscaldamento, è improbabile che raggiunga gli estremi delle antiche glaciazioni.

Questo, però, non rende il problema meno urgente. Come spiegato dai ricercatori, un’eventuale “correzione” naturale del clima avverrebbe su scale di decine o centinaia di migliaia di anni. Fin troppo tardi per “risolvere” il nostro attuale allarme caldo.