Eccolo: è il rarissimo calamaro "alieno" filmato al largo della California
Un robot sottomarino ha filmato al largo della California un rarissimo calamaro Magnapinna, creatura degli abissi osservata pochissime volte

- Un robot sottomarino ha ripreso al largo della California il rarissimo calamaro Bigfin, offrendo una delle immagini più preziose degli abissi del Pacifico.
- L'esemplare, filmato a oltre 3.200 metri sul monte Davidson, ha sorpreso i ricercatori durante una missione dedicata allo studio del fondale marino.
- Il Magnapinna resta una specie quasi sconosciuta, dall'aspetto insolito e con abitudini ancora da chiarire, simbolo di un oceano ancora poco esplorato.
Ci sono creature misteriose e a tratti mostruose che l’oceano mostra a pochissimi testimoni: una di queste è passata davanti all’obiettivo di un robot sottomarino al largo della California, mentre il team di ricerca stava cercando tutt’altro sul fondale.
Si tratta del Bigfin Squid, il calamaro Magnapinna, un cefalopode decapode difficile da individuare. Il caso ha voluto che fluttuasse proprio lì, consentendo di realizzare uno dei video più rari registrati nel Pacifico nordorientale, con protagonista un animale che gli scienziati inseguono da oltre un secolo contando una manciata di incontri.
- L'avvistamento nelle acque più profonde
- Il Magnapinna, un calamaro "alieno"
- Le meraviglie degli abissi
L’avvistamento nelle acque più profonde
Ma cos’è successo? In sostanza, il veicolo telecomandato Doc Ricketts, calato dalla nave da ricerca David Packard, stava esplorando il monte sottomarino Davidson a circa 3.277 metri di quota negativa, nell’ambito della missione Seamount Hotspots del MBARI, l’istituto oceanografico di Monterey Bay.
L’obiettivo della giornata erano le depressioni nel fango del fondale, tracce che i ricercatori attribuiscono ai capodogli in cerca di cibo. Dal buio è invece emersa una sagoma rosata con due grandi pinne ondulanti.
A riconoscerla per prima è stata Olívia Soares Pereira, ricercatrice post-doc dell’istituto, che dai monitor della sala di controllo aveva scambiato quei filamenti fluttuanti per una medusa, fino a notare le caratteristiche articolazioni ad angolo retto sulle braccia.
Un sistema laser installato sul veicolo ha permesso di misurare l’esemplare mentre galleggiava sopra il sedimento: 1,25 metri dalla sommità del corpo alla punta dei filamenti. In quarant’anni di esplorazioni il MBARI aveva incontrato questo animale una volta sola, nel 2001, durante uno studio di geologia vulcanica al largo di O’ahu: venticinque anni tra un incontro e l’altro.
Il Magnapinna, un calamaro "alieno"
Il valore scientifico del filmato sta nel fatto che di questa specie non esiste alcun adulto nelle collezioni museali, soltanto giovanili raccolti in condizioni pessime. Sono stati realizzati moltissimi scatti, per cercare di collezionare quante più informazioni possibili.
Di certo, l’aspetto spiega bene il soprannome Magnapinna: il corpo ha la forma di una goccia allungata, sormontato da due pinne sproporzionate rispetto alla massa dell’animale, che gli servono per spostarsi con movimenti ondulatori. Proprio il suo aspetto gli è valso un aggettivo usatissimo dalla stampa di settore: alieno.
Sotto sono visibili otto braccia e due tentacoli, ciascuno prolungato da un lungo filamento bianco e adesivo, coperto di ventose minuscole. Quei filamenti si staccano da un’articolazione a novanta gradi che ricorda un gomito e possono raggiungere una lunghezza pari a venti volte quella del corpo.
Gli individui adulti vengono osservati quasi sempre in prossimità del fondale, con braccia e tentacoli spalancati e i filamenti abbandonati sul sedimento, in una postura che dà l’impressione di un animale intento a camminare sul fondo. Quando qualcosa li disturba, quei fili si ritraggono in una frazione di secondo.
L’ipotesi corrente è che funzionino da trappola per le prede, sul modello di altri cefalopodi abissali, anche se la dieta del Magnapinna resta ignota. La specie detiene inoltre un primato: un esemplare è stato filmato a 6.212 metri nella Fossa delle Filippine, quota che ne fa il calamaro rinvenuto alla maggiore distanza dalla superficie.
Le taglie massime registrate arrivano a 6,4 metri di lunghezza totale, mentre la fascia abituale di distribuzione va dai 1.600 ai 6.200 metri, in acque tropicali e temperate di tutto il pianeta. Curiosamente le paralarve, cioè gli stadi giovanili, vivono negli strati superficiali e solo più tardi scendono verso il fondo.
Le meraviglie degli abissi
Un calamaro lungo oltre un metro, presente in tutti gli oceani, che nessuno ha mai catturato allo stadio adulto: la vicenda del calamaro bigfin racconta quanto resti inesplorato l’ambiente più vasto della Terra. Gli abissi coprono la maggior parte dello spazio abitabile del pianeta, eppure la mappatura di questi fondali procede a rilento rispetto a quella della superficie di Marte.
Il progresso dei veicoli telecomandati, dei sistemi laser di misurazione e delle telecamere capaci di lavorare a migliaia di metri sta cambiando il ritmo delle osservazioni. Ogni immersione porta a casa specie mai viste, comportamenti inediti e dettagli che riscrivono quanto si credeva assodato. Il Magnapinna filmato sopra il Davidson Seamount è un promemoria utile: bastano poche ore di navigazione dalla costa californiana per arrivare sopra un mondo di cui conosciamo appena i contorni.
FAQ
Si tratta del calamaro Bigfin, o Magnapinna, un cefalopode rarissimo che vive negli abissi ed è noto per le sue lunghe braccia filiformi.
Il robot sottomarino lo ha incontrato sul monte Davidson, a circa 3.277 metri di profondità, durante una missione del MBARI.
Perché gli incontri con questa specie sono rarissimi e in quarant'anni di esplorazioni il MBARI lo aveva visto solo una volta prima, nel 2001.
L'esemplare filmato misurava 1,25 metri, ma la specie può arrivare a circa 6,4 metri di lunghezza totale.
Gli adulti vengono osservati spesso vicino al fondale, con i filamenti distesi sul sedimento; la dieta resta ancora sconosciuta.



















