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Sì, c'è un legame tra ansia e caffè: può farla davvero aumentare

Quanto caffé è troppo? Ecco perché in alcuni genera una reazione simile all'ansia e come berne il giusto quantitativo

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Caffé 123RF

Il caffè è per molti imprescindibile, al mattino e non solo. Una bevanda che occupa varie fasi della giornata ma che può scatenare effetti indesiderati. Di colpo il cuore accelera e le mani iniziano a tremare. Ci si ritrova a dover gestire una condizione di inquietudine difficile da spiegare. Tutto ciò ci lascia con una domanda: è normale provare ansia dopo il caffè?

Il cervello sotto effetto del caffè

La risposta è sì: il caffè può davvero influenzare il nostro umore e i livelli di stress. Scendiamo però nel dettaglio e capiamo cosa accade al nostro corpo quando beviamo grandi quantità di caffè – come un americano lungo e forte, non un semplice espresso – secondo cardiologi, neurologi e ricercatori.

La caffeina impiega del tempo a raggiungere il cervello: il lasso varia da persona a persona, ma il range è compreso tra i 15 e i 45 minuti. Una volta arrivata, blocca i recettori dell’adenosina, la molecola che promuove calma e sonnolenza. “È come togliere il freno al sistema nervoso”, spiega il cardiologo Amin Yehya.

Il risultato immediato è un aumento di dopamina e noradrenalina, neurotrasmettitori che danno lucidità ed energia. Nulla di preoccupante se le dosi sono moderate. Troppo caffè, però, attiva gli stessi sistemi in maniera eccessiva, con conseguente aumento della frequenza cardiaca e della pressione. Questo avviene mentre il cervello entra in una modalità molto simile alla risposta allo stress.

“Quando si rimuove il freno dell’adenosina, i neuroni iniziano a ‘sparare’ più rapidamente”, spiega John Higgins, cardiologo della UTHealth Houston. Una condizione che alcune persone interpretano come motivazione, altre come ansia. Uno studio del 2023 pubblicato su Clinical Autonomic Research ha confermato come l’eccesso di caffeina possa imitare perfettamente i sintomi fisici dell’ansia.

Quando si è sotto stress si attiva un aumento di cortisolo e adrenalina. Questi stessi ormoni vengono stimolati dalla caffeina, che attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Un mix che, in dosi eccessive e su base quotidiana, risulta dannoso per chi è già mentalmente affaticato.

Sensibilità al caffè

La genetica fa tutta la differenza del caso. Esistono varianti nei geni che regolano i recettori di adenosina e dopamina, così come in quelli atti a gestire il metabolismo della caffeina nel fegato. Tutto ciò rende alcune persone più lente nello “smaltimento”. Il risultato? La caffeina resta più a lungo in circolo e gli effetti stimolanti aumentano. “La stessa tazza può sembrare irrilevante per qualcuno e devastante per un altro”, conferma Higgins.

Quanta caffeina è troppa?

Come detto, il discorso riguarda non un singolo espresso ma quantità massicce di caffeina. Lo sguardo si rivolge subito al mondo americano, considerando le maxi dosi che vengono consumate quotidianamente. Un trend giunto anche in Europa, per quanto più contenuto.

Per questo motivo facciamo riferimento alle indicazioni della FDA statunitense: 400 mg al giorno è un limite sicuro. Ciò vuol dire bere 2-3 tazze al giorno. Si tratta però di un valore indicativo, che muta a seconda dei soggetti. La reazione dipende infatti da:

  • tolleranza individuale;
  • pressione alta o problemi cardiaci;
  • livello di stress;
  • velocità del metabolismo epatico.

E se proprio ami il caffè e non riesci a farne a meno, ecco un po’ di consigli utili:

  • evita la caffeina nel tardo pomeriggio, per non compromettere il sonno;
  • non bere mai caffè a stomaco vuoto;
  • scegli mezza dose, porzioni più piccole o il decaffeinato;
  • attendi le 10 del mattino, quando il cortisolo cala naturalmente.