Bunker antiatomici: caratteristiche tecniche principali e quanto la paura di una guerra può influenzare il business
A causa degli eventi di attualità si parla con sempre più frequenza di bunker antiatomici che diventano oggi un vero e proprio business per molte aziende

Gli eventi di attualità stanno riaccendendo l’attenzione sul tema dei bunker antiatomici, molto diffusi in tanti Paesi al mondo. Tali bunker sono diventati estremamente “popolari” nel periodo della Guerra Fredda andando ad affiancare i numerosi rifugi antiarei che erano stati creati, principalmente, durante la Seconda Guerra Mondiale. Anche a causa dell’attualità, la realizzazione di bunker può diventare un vero e proprio business.
Le caratteristiche dei bunker
Un bunker antiatomico deve presentare delle caratteristiche tecniche ben precise per poter risultare efficace, garantendo la protezione necessaria in relazione alle minacce rappresentate dalle radiazioni ma anche dalle onde d’urto e dal calore connessi a una possibile esplosione.
In linea di massima, un bunker dovrebbe essere installato sottoterra, ad almeno 3-5 metri di profondità in modo da sfruttare la capacità del terreno di fungere da isolante naturale contro le radiazioni. Le pareti dovrebbero essere realizzate in cemento armato vibrato con uno spessore di 60-100 cm.
Nelle pareti viene spesso integrata una maglia d’acciaio, per creare una Gabbia di Faraday e proteggere le apparecchiature elettroniche da possibili impulsi elettromagnetici.
Da non sottovalutare l’importanza di un sistema di filtrazione dell’aria, che deve essere realizzato in modo da rispettare determinate caratteristiche e assicurare il blocco del particolato radioattivo.
Il sistema deve anche garantire una pressione interna leggermente superiore a quella esterna. In questo modo, in caso di fessura verso l’esterno, l’aria tenderebbe a uscire senza l’ingresso di agenti contaminanti.
I bunker devono essere autonomi dal punto di vista energetico e idrico, devono avere un sistema di gestione dei rifiuti e devono poter avere uno spazio per lo stoccaggio dei prodotti necessari per la sopravvivenza. All’ingresso è necessaria anche un’area per la decontaminazione.
Le caratteristiche tecniche di un bunker antiatomico non sono fisse e possono variare in base all’ente che definisce le linee guida da seguire per la realizzazione di questo tipo di strutture.
Un business in crescita?
La realizzazione di bunker antiatomici non è solo un tema legato agli eventi di attualità e alla tendenza da parte dei Governi di risolvere le dispute in modo militare.
I bunker possono diventare anche dei veri e propri prodotti commerciali, con aziende private che, anche sfruttando l’incertezza geopolitica, possono convincere i loro clienti (consumatori ma anche Governi e organizzazioni di vario tipo) a investire sulla realizzazione di un bunker.
Secondo un rapporto di ricerca di mercato di BlueWeave Consulting, il business dei rifugi antiaerei e antiatomici è destinato a crescere in modo significativo nel corso dei prossimi anni.
Non esistono dati approfonditi in merito al business dei bunker antiatomici in Italia e in Europa. Possiamo ipotizzare che il settore stia già registrando un interesse crescente, soprattutto in considerazione degli ultimi eventi geopolitici.
In Italia esistono numerosi rifugi antiarei. Alcuni sono molto famosi e sono legati alla Seconda Guerra Mondiale, come il bunker di Villa Ada, quello di Palazzo degli Uffici in Zona Eur o quello del Palazzo Venezia, situati a Roma.
Per quanto riguarda un bunker antiatomici, invece, il più grande si trova in provincia di Verona, ad Affi, presso un ex sito NATO, e ha un’estensione di circa 13 mila metri quadrati, con possibilità di ospitare fino a 500 persone.


















