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Un buco nero si accende dove una stella gigante è svanita nel nulla

Una stella gigante è sparita nel nulla, senza lasciare traccia: così nasce una unnova

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Buco nero iStock

L’universo ci ha abituati a degli spettacoli meravigliosi. Cosa accade quando una stella massiccia giunge al termine della sua esistenza, ad esempio? Da copione, generalmente, si ottiene una supernova. Ciò vuol dire spazio a un’esplosione accecante, in grado di sprigionare in pochi istanti più energia di quanta il Sole ne emetta in tutta la sua vita. Un evento che lascia dietro di sé un residuo denso o un buco nero.

E se invece una stella si spegne, semplicemente? Ecco l’enigma che sta tormentando gli astronomi e che trova una spiegazione affascinante in un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters. Il protagonista di questa vicenda è un astro situato nella galassia di Andromeda. Inizialmente ritenuto una supergigante rossa, la stella è letteralmente svanita nel nulla. Lo ha fatto però senza lasciare tracce dietro di sé, né detriti luminosi né resti di esplosioni.

Un buco nero silenzioso

Un team di ricercatori dell’Università di Copenaghen e altri istituti internazionali ha una teoria: siamo dinanzi alla prova tangibile di un fenomeno teorizzato e raramente osservato: il collasso diretto. Parliamo di fatto di una stella così massiccia che la sua stessa gravità ha sopraffatto le forze nucleari interne. Un fenomeno realizzatosi talmente in fretta da “inghiottire” l’intero astro prima ancora che potesse esplodere.

Non una supernova, dunque, bensì una “unnova”. Un termine sconosciuto ai più, che indica una stella implosa su se stessa, trasformatasi all’istante in un buco nero. Questo processo spiegherebbe perché i telescopi, pur puntando nella direzione giusta, non abbiano rilevato alcun aumento di luminosità tipico dei momenti finali di una stella morente.

Come cambiano le regole dell’astrofisica

La scomparsa della stella in Andromeda è un tassello chiave per comprendere l’evoluzione delle galassie. Se il collasso diretto fosse un evento più comune di quanto pensassimo, infatti, dovremmo rivedere i nostri calcoli sulla popolazione di buchi neri nell’universo.

Ecco i punti chiave dello studio:

  • frequenza dei buchi neri;
  • arricchimento chimico;
  • limiti di massa.

Il numero di buchi neri di massa stellare potrebbe essere molto superiore alle stime attuali, poiché molti nascerebbero “nel silenzio”. A ciò si aggiunge il fatto che le supernove sono responsabili della diffusione di elementi pesanti (come ferro e oro) nello spazio. Considerando questo dettaglio cruciale, se molte collassassero direttamente, la distribuzione di questi elementi nel cosmo potrebbe seguire dinamiche diverse.

Comprendere poi quali stelle esplodono e quali implodono direttamente, invece, aiuterebbe a definire con precisione i limiti di massa critica per i diversi destini stellari.

La tecnologia dei moderni osservatori, come il telescopio James Webb, sarà ora fondamentale per cercare i deboli segnali infrarossi emessi dai dischi di accrescimento di questi nuovi, silenziosi “mostri” del cielo profondo.