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SCIENZA

Esiste un buco nero vagabondo: un lampo ha rivelato dove si nascondeva

Un lampo apparso ai margini di una galassia ha rivelato un buco nero da un milione di masse solari, lontanissimo dal luogo in cui gli astronomi si aspettavano di trovarlo

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Buchi neri itineranti iStock
  • Un lampo rilevato nel 2025 ha rivelato un buco nero che ha distrutto una stella a circa 750 milioni di anni luce, in una regione periferica di una galassia.
  • L'evento TDE 2025abcr è avvenuto a quasi 30.000 anni luce dal nucleo e ha emesso energia paragonabile a dieci miliardi di soli, segnalando un buco nero di circa un milione di masse solari.
  • Gli scienziati ipotizzano che il buco nero sia un 'errante' risultato di fusioni galattiche o espulsioni gravitative, e la scoperta mostra l'efficacia di telescopi ottici con algoritmi per stanarli.

Nel cuore di quasi tutte le grandi galassie si nasconde un buco nero supermassiccio, e per decenni gli astronomi hanno cercato questi giganti sempre nello stesso punto: un lampo di luce apparso alla fine del 2025, però, ha spostato l’attenzione da un’altra parte.

A oltre 750 milioni di anni luce dalla Terra, ai margini di una galassia della costellazione della Balena, qualcosa ha fatto a pezzi una stella: sì, era proprio un buco nero, ma si trovava esattamente dove nessuno se lo aspettava.

Come hanno trovato il buco nero?

Tutto parte dalla Zwicky Transient Facility, la campagna di osservazione che ogni due notti passa in rassegna l’intero cielo settentrionale dall’Osservatorio di Palomar, in California. Ogni notte gli strumenti registrano circa mezzo milione di variazioni luminose, una quantità di dati che nessun gruppo di ricerca potrebbe esaminare a mano.

Per specializzare la ricerca, il team guidato da Robert Stein dell’Università del Maryland ha anche messo a punto un algoritmo di intelligenza artificiale addestrato a riconoscere una firma luminosa molto particolare, quella che compare quando un buco nero smembra una stella. A novembre del 2025 il sistema ha segnalato un bagliore anomalo, con l’andamento tipico di questi eventi e una posizione che stonava rispetto a tutte le osservazioni precedenti.

Da lì è partita la campagna di verifica, con il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift della NASA e con strumenti da terra come il SOAR. I risultati sono stati pubblicati da pochissimo sul The Astrophysical Journal Letters: l’oggetto ha ricevuto la sigla TDE 2025abcr, e le sue caratteristiche sono la parte più interessante della vicenda.

Un corpo celeste… vagabondo

La sigla TDE sta per tidal disruption event, evento di distruzione mareale. Succede quando una stella passa troppo vicino a un buco nero: la differenza di attrazione gravitazionale tra la parte rivolta verso il buco nero e quella opposta stira il corpo celeste fino a smembrarlo. I resti formano un disco incandescente che emette radiazione per settimane o mesi, ed è l’unico modo che abbiamo per accorgerci di un buco nero altrimenti invisibile.

Nel caso di TDE 2025abcr il bagliore si è acceso a circa 9,3 kiloparsec dal nucleo della galassia ospite, catalogata come WISEA J014656.04-152214.7. Tradotto in unità più familiari, parliamo di quasi 30.000 anni luce di distanza dal centro galattico, più o meno lo spazio che separa il Sole dal cuore della Via Lattea.

Il buco nero responsabile ha una massa stimata attorno al milione di masse solari, un valore paragonabile a quello di Sagittarius A*, il gigante che occupa il centro della nostra galassia. L’emissione è stata imponente: per alcuni mesi il fenomeno ha superato in luminosità ultravioletta l’intera galassia che lo ospitava, con un’energia equivalente a quella di dieci miliardi di soli.

Nuove rivelazioni sui buchi neri

Le ipotesi sull’origine di questo vagabondo sono due, entrambe legate alla storia turbolenta delle galassie. La prima chiama in causa una fusione: quando due galassie si uniscono, il buco nero della più piccola impiega tempi lunghissimi per scivolare verso il nuovo centro, e nel frattempo resta a vagare nelle regioni periferiche.

La seconda prevede l’ingresso di un terzo buco nero, con interazioni gravitazionali complesse che finiscono per espellere il più leggero del gruppo: le osservazioni in corso dovrebbero permettere di capire quale delle due strade sia stata percorsa.

Il peso della scoperta, intanto, va oltre il singolo oggetto: gli eventi di distruzione mareale osservati sono poco più di un centinaio negli ultimi dieci anni, quasi tutti nei nuclei galattici, in parte perché è lì che li abbiamo cercati.

La teoria prevede da tempo una popolazione numerosa di buchi neri erranti, residui delle collisioni che hanno costruito le galassie che vediamo oggi, e finora mancava un metodo affidabile per stanarli. TDE 2025abcr dimostra che i telescopi ottici da terra, affiancati da algoritmi capaci di filtrare enormi quantità di segnali, possono farlo.

FAQ

Che cos'è TDE 2025abcr?
Dove si trovava il buco nero rispetto al centro galattico?
Quale strumento ha scoperto il segnale anomalo?

La Zwicky Transient Facility ha segnalato il bagliore, poi confermato da osservazioni con telescopi come Swift e SOAR.

Quanto è massiccio il buco nero responsabile?

La massa stimata è circa un milione di masse solari, simile a quella di Sagittarius A* nella Via Lattea.

Perché questo buco nero è definito 'vagabondo'?

Si trova lontano dal centro galattico: potrebbe essere rimasto periferico dopo una fusione galattica o essere stato espulso da interazioni con altri buchi neri.