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Browser AI e contenuti in abbonamento, quali sono i rischi per l'editoria

I browser AI sono in grado di accedere agli articoli riservati agli utenti a pagamento, rappresentando un serio pericolo per il futuro dei siti di informazione

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In Sintesi

  • I browser basati su AI riescono ad accedere gratuitamente ai contenuti a pagamento dei siti di informazione, leggendo il codice HTML della pagina.
  • Questa capacità mette in crisi i modelli di business basati sugli abbonamenti digitali e fa sorgere seri dubbi sulla tutela del diritto d’autore per l’editoria.

I due dei nuovi browser basati su intelligenza artificiale, Atlas di OpenAI e Comet di Perplexity, sarebbero in grado di aggirare i paywall dei siti di informazione, riuscendo ad accedere anche ai contenuti riservati agli abbonati in modo del tutto gratuito.

A rivelarlo è una recente indagine della Columbia Journalism Review e questo, naturalmente, solleva forti dubbi sul futuro del giornalismo online e sulla tutela dei diritti d’autore, un argomento cruciale nell’era dell’intelligenza artificiale.

In che modo i browser AI riescono ad accedere ai contenuti a pagamento

Secondo l’indagine, questi nuovi browser AI riescono a leggere il testo integrale degli articoli a pagamento perché sono in grado di accedere ai contenuti in modo diverso rispetto a un normale utente.

Durante la navigazione tradizionale, i lettori incontrano un banner o un pop-up che vanno bloccare la visualizzazione completa delle pagine, invitando gli utenti a sottoscrivere un abbonamento. Tuttavia, il funzionamento di questi sistemi AI è ben diverso da una ricerca classica, ed essi sono in grado di analizzare direttamente il codice della pagina, riuscendo così a estrarre anche il testo nascosto.

In pratica, se un qualsiasi contenuto è presente nella pagina, gli agenti AI riescono comunque a leggerlo e riutilizzarlo anche se è mascherato da un overlay. Questo avviene perché i browser non interagiscono come un utente umano, ma come sistemi automatizzati che interpretano i dati HTML alla base del sito.

Ciò vuol dire, dunque, che i tradizionali strumenti di protezione, come paywall dinamici e crawler blocker, non sono più sufficienti a impedire l’accesso non autorizzato ai contenuti a pagamento da parte dei sistemi AI. Questa situazione rappresenta un grave pericolo per l’editoria e, anche se non è ancora chiaro se questi browser sostituiranno effettivamente le attuali modalità di ricerca, è chiaro che bisogna comunque prendere in mano la situazione e far evolvere i sistemi di difesa a disposizione degli editori.

Come sta cambiando il web con l’arrivo dell’AI

I browser basati su intelligenza artificiale stanno diventando un problema per le testate giornalistiche, perché rendono difficile per gli editori controllare come e quando i propri contenuti vengono utilizzati. In questo modo, oltretutto, si mettono a rischio anche i modelli di business fondati sugli abbonamenti digitali, che devono essere ripensati totalmente.

Nei test effettuati, però, pare che Atlas eviti di accedere ai contenuti di editori che hanno intrapreso azioni legali contro OpenAI. Tuttavia, il problema persiste per le altre piattaforme, come il già citato Comet di Perplexity.

Al momento, gli editori non hanno ancora un sistema efficace per contrastare questo problema mentre le aziende che producono questi browser stanno cercando delle soluzioni per legittimare l’uso dei contenuti, annunciando accordi con diverse realtà del settore.

Questa strategia se da un lato sembra mitigare il problema, dall’altra evidenza ancora una complessità intrinseca di questo argomento e, al momento, l’equilibrio tra innovazione tecnologica e diritti editoriali è ancora estremamente fragile e sbilanciato nei confronti del giornalismo.

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