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Torino resta al buio: ecco perché l'ondata di calore ha fatto saltare la corrente proprio qui

15 guasti in 72 ore e fino a 120.000 utenti coinvolti: cosa è successo alla distribuzione e quali investimenti annuncia ora Iren per la città

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Blackout iStock

Gli effetti di un’ondata di calore possono essere svariati. Tra questi trovano spazio i problemi accusati a Torino, che hanno coinvolto fino a 120.000 persone. In tre giorni ben 15 guasti registrati, con la rete elettrica letteralmente in tilt.

Il problema calura non è però un’esclusiva piemontese. È normale chiedersi, dunque, perché proprio i cittadini torinesi abbiano dovuto sopportare tutto questo. La risposta chiama in causa un tema che ha poco di meteorologico e molto di tecnologico e infrastrutturale. Si parla di stato della rete e della capacità dei sistemi di reggere dei picchi di domanda sempre più frequenti, considerando le trasformazioni del clima. Un caso che apre una finestra sul futuro della rete elettrica nazionale.

Guasti a Torino: cos’è successo

In appena 72 ore, Torino ha registrato 15 blackout, che hanno coinvolto decine di quartieri. I disservizi hanno travolto tanto le utenze domestiche quanto quelle commerciali, con interruzioni durate in alcuni casi diverse ore.

Un’emergenza che ha messo sotto pressione il gestore, Ireti, società controllata dal gruppo Iren. Nonostante le temperature elevate fossero ampiamente previste dai bollettini meteo, la rete non ha retto. Il motivo, però, non risiede soltanto nella quantità di climatizzatori in funzione.

Scendendo nel dettaglio, quando le temperature superano i 35-37 gradi per giorni consecutivi, la domanda di energia sale in maniera drastica. Il problema non è però solo il carico. Il calore stesso degrada i cavi interrati e i trasformatori, soprattutto se sono particolarmente vecchi.

Il surriscaldamento riduce poi la capacità di trasporto dell’energia, provocando guasti a cascata. Le ondate di calore rappresentano oggi una delle principali cause di stress sulle reti di distribuzione in media e bassa tensione, proprio per quelle che portano la corrente nelle case.

Investimenti e piano futuro

Come riportato da Wired, Ireti ha investito circa 171 euro per cliente nell’infrastruttura di rete, a fronte di una media di settore più elevata: 283 euro. Una differenza significativa, che si traduce nel concreto in:

  • cabine più vecchie;
  • cavi meno performanti;
  • minore resilienza di fronte ai picchi climatici.

In questo momento di grande agitazione e proteste cittadine, il sospetto che serpeggia tra alcuni cittadini è che sia stata data precedenza alla redditività rispetto al rinnovo della rete. Dopo i disservizi, però, Iren ha annunciato un piano d’investimenti da 500 milioni di euro per l’ammodernamento della rete elettrica torinese.

Un progetto che sarà completato entro il 2030, secondo le previsioni ufficiali comunali. Un impegno consistente, che però giunge dopo anni di problematiche non fronteggiate e con un’infrastruttura già messa a dura prova. Il caso Torino è un avvertimento per tutte le città italiane. Con le ondate di calore sempre più frequenti, la tenuta della rete elettrica non è più un problema solo tecnico: è una questione di sicurezza urbana.