Caldo e blackout: perché sempre più cavi e trasformatori cedono in Italia?
I blackout estivi non dipendono quasi mai dalla produzione di energia: caldo, siccità e consumi elevati mettono sotto pressione cavi interrati e trasformatori

- Il caldo estremo fa salire la temperatura di cavi interrati e trasformatori fino a danneggiare isolanti e guaine, provocando blackout urbani.
- Siccità e terreni più caldi peggiorano lo smaltimento termico, creando anelli asciutti attorno ai conduttori che accelerano il cedimento.
- Interventi mirati includono la sostituzione dei cavi obsoleti e l'installazione di sensori nelle cabine per spostare carichi prima del guasto.
Ogni estate la scena si ripete: nel mezzo di mattine, pomeriggi o serate insopportabilmente afose, quando l’aria condizionata è al massimo, all’improvviso si fa silenzio: tutti gli elettrodomestici si spengono, insieme. Il quartiere (e in alcuni casi l’intera città) resta al buio per qualche ora, poi la corrente torna.
La causa non sta (quasi) mai nella produzione nazionale. A cedere sono due componenti precisi della rete di distribuzione, quella che corre sotto le strade delle città: i cavi interrati e i trasformatori delle cabine secondarie.
- Cavi interrati ed eccesso di calore
- L'effetto della siccità
- I cavi più vulnerabili
- La rottura delle linea
- La perdita di potenza dei trasformatori
- I locali cabina italiani
- Perché il guasto arriva in ritardo rispetto all'ondata di calore?
- Cosa si sta facendo
Cavi interrati ed eccesso di calore
Una cosa che si sottovaluta è l’effetto del caldo sui cavi. A Palermo, per esempio, nelle giornate in cui si sono raggiunti fino a 42,4 gradi, i blackout sono stati frequenti e diffusi. Come mai? Perché un cavo sotto carico produce calore e deve smaltirlo nel terreno che lo circonda. Le norme internazionali calcolano la sua capacità partendo da un terreno a 20 gradi, misurato alla profondità di posa.
Eppure, sotto l’asfalto di un centro urbano la temperatura è stabilmente più alta, e quando il terreno si scalda il cavo fatica a liberarsi del proprio calore. La temperatura dell’isolante sale verso i 90 gradi che rappresentano il limite di esercizio, e sopra quella soglia il materiale comincia a rovinarsi.
L’effetto della siccità
Va anche considerato il dramma della siccità, che affligge sempre più regioni italiane. Un terreno umido smaltisce calore in modo efficiente, mentre lo stesso terreno completamente secco può arrivare a smaltirne meno della metà, perché l’acqua fra i granelli lascia il posto all’aria, che è un ottimo isolante.
Qui si innesca il meccanismo più insidioso: il calore del cavo spinge fuori l’umidità residua, attorno al conduttore si forma un anello di terra asciutta, e quell’anello agisce come una coperta che peggiora ulteriormente lo smaltimento. Il processo si alimenta da solo, e spiega perché un cavo che ha retto per anni allo stesso carico può cedere dopo settimane senza pioggia.
I cavi più vulnerabili
Altra cosa importante da sapere: buona parte della rete italiana di media tensione risale ai decenni del boom edilizio e usa cavi in carta impregnata con guaina in piombo, una tecnologia che tollera temperature ben inferiori a quelle dei conduttori moderni.
Il problema sono i cicli: ogni giorno il cavo si scalda al pomeriggio e si raffredda di notte, l’impregnante si dilata e contrae, e il piombo accompagna il movimento senza tornare mai esattamente com’era. Ripetuto per migliaia di volte, il processo lascia vuoti nella carta e microfessure nella guaina, da cui entra umidità. Una stagione di caldo intenso pesa su questi cavi più di diversi anni di esercizio tranquillo.
La rottura delle linea
Poi, il cedimento raramente avviene nel mezzo di un tratto regolare. Arriva quasi sempre nei giunti, i punti in cui due spezzoni di cavo vengono collegati durante la posa o dopo una riparazione precedente. La ragione è semplice: il giunto viene assemblato a mano in una buca, e ogni piccola imperfezione concentra lo sforzo elettrico.
È anche un punto più caldo del resto della linea, perché la massa metallica è maggiore e il calore fatica a uscire. Il guasto si manifesta come un cortocircuito improvviso, senza avvisaglie visibili.
La perdita di potenza dei trasformatori
Passiamo ora ai trasformatori. La macchina in cabina si raffredda grazie all’olio e alle alette esterne, sfruttando la differenza con l’aria dell’ambiente. La potenza scritta sulla targa presuppone una temperatura esterna moderata. Quando fuori ci sono 35 o 40 gradi quel margine si assottiglia, la macchina scalda oltre le specifiche e va limitata per non danneggiarsi.
Il risultato è paradossale: la capacità disponibile cala proprio nelle ore in cui il quartiere chiede il massimo.
I locali cabina italiani
In Italia, molte cabine urbane occupano vani interrati o box condominiali con griglie di ventilazione minime, progettati quando i carichi estivi erano una frazione di quelli attuali. L’aria interna può superare di parecchi gradi quella esterna, e la macchina lavora in condizioni che la scheda tecnica non prevede.
Il calore rovina la carta isolante che avvolge il rame. Le norme internazionali quantificano il danno con una regola precisa: superata la temperatura di riferimento nel punto più caldo dell’avvolgimento, ogni 6 gradi in più dimezzano la vita residua. Una singola stagione critica può bruciare anni di durata attesa.
Perché il guasto arriva in ritardo rispetto all’ondata di calore?
Cavi e trasformatori sono masse pesanti, e le masse pesanti si scaldano lentamente. Un cavo interrato impiega giorni ad allinearsi alla temperatura del terreno, un trasformatore in olio richiede ore per stabilizzarsi dopo un aumento di carico.
Questo spiega perché i blackout si concentrano al terzo o quarto giorno di ondata di calore, non al primo. Il sistema accumula calore notte dopo notte senza mai tornare al punto di partenza, finché il componente più stanco della catena raggiunge la soglia.
Cosa si sta facendo
I distributori stanno sostituendo i cavi in carta impregnata con conduttori moderni, più tolleranti ai cicli termici, e utilizzano materiali di riempimento selezionati al posto della semplice terra di scavo. Sul fronte cabine cresce la diffusione dei sensori di temperatura con telecontrollo, che permettono di spostare carico su cabine vicine prima che la soglia critica venga superata. Restano però decine di migliaia di installazioni prive di monitoraggio, ed è da lì che continuano ad arrivare i blackout di quartiere di ogni estate.
FAQ
Cavi e trasformatori accumulano calore nel tempo: il loro raffreddamento è lento e dopo giorni di caldo raggiungono soglie critiche che causano guasti.
Il terreno secco smaltisce molto meno calore rispetto a quello umido; attorno al cavo si forma anello asciutto che isola ulteriormente, alimentando il surriscaldamento.
I vecchi cavi in carta impregnata con guaina di piombo soffrono i cicli caldo-freddo: dilatazioni e microfessure lasciano entrare umidità e accelerano il cedimento.
I giunti assemblati a mano concentrano stress elettrico e termico; hanno più massa metallica e dissipano male il calore, diventando punti caldi e critici.
Sostituiscono i cavi obsoleti con conduttori moderni, migliorano i riempimenti del terreno e installano sensori di temperatura per gestire i carichi in telecontrollo.


















