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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Blackout e consumi, abbiamo chiesto alle IA di darci delle soluzioni: ecco cosa hanno risposto

Abbiamo chiesto alle principali intelligenze artificiali (GPT, Gemini, Claude e Perplexity) come gestire le crisi della rete elettrica estiva. Ecco tutte le loro proposte.

6 min di lettura

Italia, cause dei blackout 123rf

Già con l’ultima ondata di calore a inizio luglio non sono mancati i problemi alla rete elettrica, sia in Italia che in tutta Europa. Le temperature elevate riducono infatti l’efficienza delle reti e provocano guasti, mentre tempeste e incendi boschivi danneggiano le infrastrutture elettriche. Senza contare le punte di consumo dovute all’uso continuo di condizionatori e climatizzatori, unica panacea all’afa.

Ora che inizia l’ennesima sessione di canicola i problemi non tarderanno a tornare.

Ma come risolvere la situazione? Lo abbiamo chiesto alle principali intelligenze artificiali, da GPT a Gemini fino a Claude e Perplexity, con un semplice prompt: “A causa del caldo aumentano sempre più i blackout: ci sono delle soluzioni per fronteggiare a livello generale questo fenomeno?“.

La soluzione di ChatGPT al problema dei blackout

Nel caso dell’IA di OpenAI, ci siamo rivolti a ChatGPT 5.5, la versione più recente del chatbot. Di seguito la risposta alla nostra domanda:

ChatGPT è onesta fin dall’inizio nella risposta, elaborata in nemmeno 7 secondi: nessuna soluzione è sufficiente: “serve una combinazione di interventi sulla rete elettrica, sulla produzione di energia e sui consumi“.

Dopo aver spiegato i vari motivi, GPT si mette a elencare i possibili interventi: dalle reti elettriche più moderne (smart grid) fino ai sistemi di accumulo, passando a proposte di rafforzamento della rete e di distribuzione decentralizzata della produzione (es. impianti fotovoltaici domestici). Ci sono soluzioni anche nella gestione dei consumi: climatizzazione intelligente degli edifici, programmi di demand response, maggior efficienza energetica degli edifici.

Tutte misure già possibili oggi, anzi la stessa intelligenza artificiale può essere impiegata “per prevedere domanda, guasti e manutenzione“. Però occorre affrettarsi: “con l’aumento previsto della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore, questi investimenti stanno diventando una componente essenziale dell’adattamento ai cambiamenti climatici“.

Google Gemini prova a trovare una strategia contro l’afa

Dato il suo recente lancio, abbiamo voluto chiedere direttamente alla versione più nuova del chatbot di Google, Gemini 3.6 Flash, impostando però l’opzione “ragionamento" al massimo consentito (“esteso"). Di seguito la sua risposta alla  domanda:

Qui Gemini ha impiegato una ventina di secondi per la sua risposta, per nulla diversa rispetto a quella di GPT: “non c’è un’unica soluzione risolutiva, ma una serie di interventi coordinati su infrastrutture, tecnologia e gestione dei consumi".

Tra le misure, l’IA di Google segnala l’ammodernamento e l’isolamento della rete fisica, la digitalizzazione con le cosiddette reti intelligenti (“installando sensori avanzati e sfruttando l’analisi predittiva“) la decentralizzazione e l’accumulo dell’energia (integrando “batterie su grande scala e lo sviluppo di microreti“), e l’efficienza dal lato dei consumi e dell’urbanistica (ad esempio riducendo “l’effetto isola di calore nelle città tramite la piantumazione di alberi e la copertura verde dei tetti“).

Claude di Anthropic tenta qualche soluzione

Come per Gemini, anche per il chatbot di Anthropic abbiamo selezionato la versione più recente, Claude Sonnet 5, e a sua volta abbiamo impostato l’opzione “ragionamento" al massimo consentito (“Max"). Di seguito la sua risposta alla domanda:

Dopo 5 minuti di elaborazione, Claude ha elaborato una risposta che si compone per buona parte in un’acuta analisi sul fenomeno dei blackout, e sul perché il caldo stia mandando in crisi la rete.

Andando a vedere le soluzioni proposte, però, l’IA di Anthropic non si discosta molto dalle rivali: rafforzamento fisico della rete, digitalizzazione e previsione, accumulo e gestione della domanda e misure di emergenza. Semmai la novità rispetto alle concorrenti è nel citare direttamente delle iniziative in corso o già sviluppate.

Infine, Claude conclude l’output con un’analisi globale, e con una nota non proprio ottimistica: “Le soluzioni ci sono e si stanno muovendo su tutti i fronti — infrastrutture, digitalizzazione, accumulo, gestione della domanda — ma è un adeguamento che richiederà anni, mentre il fenomeno che descrivi continuerà probabilmente a intensificarsi nel frattempo“.

Come risolvere il problema secondo Perplexity

Rispetto alle altre intelligenze artificiali, per Perplexity ci siamo limitati ad accedere alla piattaforma ufficiale, e a lanciare il prompt. Questo è il risultato per la domanda:

Perplexity ha risposto in pochissimi secondi, e ciononostante la sua risposta è forse seconda per complessità rispetto a Claude. Anche se la premessa è la stessa, ossia che serve un mix di misure per fronteggiare il fenomeno, Perplexity introduce nuove soluzioni: ad esempio, “sviluppare componenti con limiti termici più elevati", “ridurre la corrente che attraversa ciascun cavo duplicando o potenziando le linee di distribuzione", e sul lato domestico “installare dispositivi che monitorano e ottimizzano i consumi, evitando picchi di richiesta“, più “preparare un kit di emergenza (torce, power bank, radio…)".

E anche lei, come le altre, non è molto ottimista sul futuro: “il fenomeno è destinato a peggiorare con il cambiamento climatico [e] molti esperti suggeriscono che l’indipendenza energetica (attraverso fotovoltaico e accumulo) sarà sempre più necessaria per garantire continuità di servizio“.