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Mark Zuckerberg vuole usare l'intelligenza artificiale per curare le malattie

Biohub è un progetto che coniuga biologia e intelligenza artificiale con l’obiettivo di curare, prevenire o gestire tutte le malattie entro la fine del secolo

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In Sintesi

  • Il progetto Biohub di Mark Zuckerberg e Priscilla Chan mira a unire biologia e intelligenza artificiale per raggiungere l’obiettivo di curare, prevenire o gestire tutte le malattie entro la fine del secolo.
  • L’iniziativa si concentra sulla creazione di un “gemello digitale” della cellula attraverso laboratori interdisciplinari, utilizzando l’IA per modellare e prevedere il comportamento cellulare e prevenire le patologie prima che si manifestino.

Mark Zuckerberg e Priscilla Chan hanno lanciato un progetto che punta a ridefinire il rapporto tra biologia e intelligenza artificiale. Si chiama Biohub, ed è la nuova scommessa della Chan Zuckerberg Initiative (CZI), azienda fondata nel 2016 con l’ambizioso obiettivo di “curare, prevenire o gestire tutte le malattie entro la fine del secolo”.

Dopo anni di investimenti distribuiti tra ricerca biomedica, formazione e infrastrutture open science, la CZI sta concentrando le proprie risorse su una rete di laboratori interdisciplinari, concepita per unire scienziati, biologi, ingegneri e specialisti di intelligenza artificiale per dare vita a un unico ecosistema collaborativo, pronto a raggiungere lo scopo prefissato.

Cos’è Biohub e qual è l’obiettivo del progetto

Con Biohub, la CZI intende spostare l’asse della medicina dalla reazione alla prevenzione, accelerando la comprensione dei meccanismi che regolano la salute e la malattia.

L’obiettivo di questa iniziativa non è soltanto scoprire nuove terapie, ma anche rimodellare la biologia umana a livello computazionale, arrivando addirittura a prevedere il comportamento delle cellule davanti a virus, farmaci o mutazioni genetiche.

Per farlo si studia l’intelligenza artificiale applicata alle scienze della vita, combinando biologia sperimentale, analisi dei dati e modellazione computazionale per creare un “gemello digitale” della cellula, in grado di simulare il comportamento biologico con un livello di dettaglio mai raggiunto.

Biohub si articola attorno a quattro grandi linee di ricerca: la prima prevede di costruire un modello unificato basato su AI del comportamento cellulare umano, capace di anticipare come una cellula reagirà a specifici stimoli.

Il secondo prevede di potenziare le tecnologie di imaging, per osservare processi biologici complessi con una risoluzione mai vista prima.

Si passa, poi, allo sviluppo di strumenti per monitorare e modulare in tempo reale l’infiammazione, un processo chiave in moltissime patologie.

E infine, grazie all’AI, cercare di riprogrammare il sistema immunitario, trasformandolo in un alleato predittivo nella prevenzione delle malattie.

Tra i progetti più ambiziosi c’è il Virtual Immune System, un modello computazionale del sistema immunitario umano pensato per simulare le difese biologiche e sperimentare digitalmente terapie immunitarie con l’obiettivo è prevedere e prevenire le patologie prima che si manifestino.

La biologia virtuale e il futuro della salute

Secondo Biohub, l’integrazione tra IA e biologia apre la strada a una nuova disciplina: la biologia virtuale, che consente ai ricercatori di condurre esperimenti simulati, testare ipotesi e verificare meccanismi biologici con una velocità e una precisione impossibili nei laboratori fisici.

L’obiettivo è cercare di accelerare la ricerca e la scoperta di nuovi trattamenti e strategie preventive; un traguardo che, se realizzato, cambierà radicalmente il modo in cui si studia, si sperimenta e si cura.

Nonostante queste dichiarazioni di intenti, però, Biohub non è è esente da critiche e alcuni sostengono che in questo modo si andrà vero una “privatizzazione della scienza”, con la concentrazione di dati biologici e capacità computazionali nelle mani di un singolo soggetto privato.

Oltretutto, gli esperti parlano anche di una “scienza ad alto impatto mediatico”, più interessata a pubblicizzare le proprie tecnologie, piuttosto che a risolvere concretamente problemi.

A prescindere da tutto, però, è innegabile che un progetto come Biohub (se avrà successo, si intende) potrebbe rivoluzionare completamente il settore medico e quello scientifico, gettando le basi per affrontare le sfide del futuro e, forse, riuscire a curare anzi ad anticipare tutte le malattie.

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