Il telescopio spaziale Hubble immortala una rara cometa interstellare
Il telescopio Hubble fotografa la cometa interstellare 3I/ATLAS: un raro oggetto cosmico che arriva da un altro sistema stellare
Il telescopio spaziale Hubble ha da pochissimo catturato un’immagine affascinante: una cometa interstellare, un corpo celeste non nato nel nostro angolo di Universo, ma arrivato da molto, molto più lontano.
Questo astro è davvero un visitatore raro, misterioso, e soprattutto inafferrabile. Osservarlo non è semplice, capirlo ancora meno. Ma lo scatto di Hubble basta a riaccendere domande e ipotesi: abbiamo un’immagine sola, eppure capace di tenere insieme rigore scientifico e sorpresa.
Il nuovo scatto
Ma andiamo per ordine. All’inizio del mese di luglio, mentre si trovava a oltre 640 milioni di chilometri dal Sole, la cometa interstellare 3I/ATLAS è stata immortalata nel dettaglio grazie a una specifica osservazione spaziale, organizzata ad hoc.
Questa osservazione ha portato sia al già citato scatto che a un approfondito studio pubblicato su ArXiv. L’immagine ha però avuto il potere di viralizzarsi e fare rapidamente il giro del mondo scientifico (e non).
Diffusa dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Europea, la suggestiva fotografia è ufficialmente la più nitida mai ottenuta di una cometa proveniente da un altro sistema stellare.
La cosa più interessante è, però, ciò che ha scatenato: un susseguirsi e un incrociarsi di dati, ipotesi e simulazioni, che hanno alimentato la voglia di capire da dove venga davvero un oggetto spaziale così particolare.
Il fascino della cometa interstellare 3I/ATLAS
Particolare, sì, perché 3I/ATLAS è la terza cometa interstellare mai rilevata. Si stima che stia attraversando il nostro Sistema Solare a circa 210.000 chilometri orari, una velocità compatibile con un lungo viaggio iniziato miliardi di anni fa, ben oltre i confini del nostro.
La nuova immagine ha permesso di analizzare la sua struttura con maggiore precisione: gli scienziati stimano che il suo nucleo (il cuore solido di ghiaccio e roccia) abbia un diametro compreso tra 320 metri e 5,6 chilometri.
Non è però visibile direttamente, cosa che lascia spazio a più ipotesi: potrebbe essere estremamente piccolo, poco riflettente, o coperto da una nube di polveri che ne maschera i contorni.
Intorno al nucleo, però, si osserva chiaramente una coda: un getto di polveri in uscita dal lato illuminato dal Sole. La cometa sta perdendo materiale a un ritmo stimato in circa 2.000 chilogrammi al secondo, un tasso in linea con quello delle comete che orbitano stabilmente intorno al Sole quando si trovano a distanze simili.
Anche la lunghezza della coda e la sua direzione suggeriscono che il corpo risponda alle radiazioni solari in modo del tutto simile a quello delle comete “nostrane”. Un dettaglio che affascina, perché sottolinea quanto certi processi fisici siano universali, anche quando l’origine è lontanissima.
Sguardi nuovi e approfonditi
L’immagine scattata da Hubble è solo il primo passo. Altri strumenti, come il telescopio spaziale James Webb, sono pronti a raccogliere dati più precisi sulla composizione chimica della cometa.
Analizzare i gas espulsi e i materiali presenti nella chioma può rivelare se contiene molecole organiche, composti volatili o polveri diverse da quelle osservate nelle comete del nostro Sistema Solare.
Ogni dettaglio può aiutarci a capire se, nel caos iniziale di altri sistemi stellari, si siano formati corpi simili ai nostri, o se l’evoluzione chimica sia stata del tutto diversa.
Come dicevamo, l’arrivo di una cometa interstellare è sempre un evento raro, difficile da prevedere e da studiare. Ma ogni passaggio offre un’opportunità unica: quella di confrontare i materiali che compongono altri angoli della galassia con ciò che conosciamo sulla nostra origine.



















