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Anche l'Australia vieta i chatbot ai minori: a che punto siamo in Italia?

L'Australia intende bloccare l'accesso ai chatbot AI da parte dei minori dopo aver già applicato un blocco simile per i social network

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chatbot ai iStock

L’Australia punta ad adottare una politica molto più stringente per quanto riguarda l’utilizzo dei chatbot da parte dei minori. Dopo aver bloccato l’utilizzo dei social media per gli Under 16, infatti, è in fase di definizione un nuovo progetto che mira a bloccare l’accesso ai chatbot AI.

L’utilizzo di questa particolare tipologia di servizi è in forte crescita tra gli utenti di tutte le fasce di età e la regolamentazione per quanto riguarda l’uso da parte dei giovanissimi non è ben definita.

Per questo motivo, il Governo di Canberra punta a intervenire in modo deciso, con l’obiettivo di definire un quadro regolamentare in grado di offrire una tutela maggiore per gli utenti minori.

Cosa farà l’Australia

La eSafety Commission ha chiesto alle aziende del settore AI di comunicare entro il 9 marzo quali sono le misure in atto per proteggere i minori durante l’utilizzo di servizi come i chatbot. AI, tipologia di servizio che può causare psicosi in caso di uso intenso.

Le aziende sono tenute a dimostrare di aver applicato (o di essere al lavoro per farlo) dei sistemi efficaci per impedire l’accesso a  contenuti pornografici, autolesionisti, o che promuovono la violenza estrema e i disturbi alimentari. In caso contrario, è prevista una sanzione pari a un equivalente di 30 milioni di euro.

Secondo quanto riportato da Reuters, infatti, al momento solo 9 dei 50 servizi di intelligenza artificiale più popolari hanno già implementato o intendono farlo in futuro dei sistemi per la verifica dell’età.

Altri 11, invece, hanno optato per applicare filtri a tappeto sui contenuti potenzialmente pericolosi oppure hanno bloccato l’accesso agli utenti australiani.

Julie Inman Grant, che guida la eSafety Commissioner, in una dichiarazione rilasciata lo scorso mese di ottobre, sottolineava: “Queste aziende devono dimostrare come stanno progettando i loro servizi per prevenire i danni, non solo per reagire ad essi”.

Il punto di vista della Grant è chiaro: “Non voglio che i bambini e i giovani australiani diventino vittime di tecnologie potenti immesse sul mercato senza alcuna protezione e senza alcuna considerazione per la loro sicurezza e il loro benessere”.

Ricordiamo che un’indagine ha analizzato il rapporto tra adolescenti, minori e social.

E in Italia?

In Italia, la normativa vigente, definita per attuale l’AI Act europeo, prevede il blocco all’uso dei chatbot per i minori con meno di 14 anni e il relativo trattamento dei dati senza il consenso esplicito da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale.  Per i minori tra i 14 e i 18 anni è possibile, invece, l’accesso ai chatbot.

Al momento, non c’è un progetto definito per applicare una normativa simile a quella australiana anche in Italia (e più in generale in Europa). L’attenzione all’utilizzo di servizi web, come social e chatbot, da parte di minori sta crescendo e, di conseguenza, in futuro ci potrebbero essere interventi in tal senso.

La situazione andrà monitorata con attenzione, anche per capire quali saranno le misure previste dai vari servizi AI al fine di garantire un accesso sicuro ai più giovani nel corso del prossimo futuro.