Aumento spiaggiamenti di delfini e balene in Scozia: perché è preoccupante
Ci sono i rumori antropici e la crisi climatica, ma non solo, tra le cause dell’aumento degli spiaggiamenti di balene e delfini in Scozia negli ultimi decenni

Negli ultimi decenni si è osservato un aumento degli spiaggiamenti di balene e delfini in Scozia, un fenomeno che allarma la comunità scientifica e le organizzazioni ambientaliste. I dati raccolti mostrano che la frequenza di questi eventi non è un fatto isolato ma rappresenta un campanello d’allarme sulla salute degli oceani, sempre più influenzati dalle attività umane e dai cambiamenti climatici.
Un trend in forte crescita
Secondo ricerche coordinate dall’Università di Glasgow, attraverso lo Scottish Marine Animal Stranding Scheme, dal 1992 al 2022 sono stati registrati oltre cinquemila casi di cetacei morti sulle coste scozzesi. Per alcune specie l’aumento ha raggiunto l’800%, una crescita esponenziale che non accenna a rallentare.
Gli episodi più recenti hanno riguardato zifi e globicefali, mammiferi marini abituati a vivere in profondità, che si sono ritrovati intrappolati in acque poco profonde lungo tratti di litorale della Scozia e di altri Paesi europei. In situazioni simili, i soccorsi arrivano spesso troppo tardi e gli animali non riescono a sopravvivere. L’aumento degli spiaggiamenti di cetacei in Scozia non appare dunque casuale, ma legato a fattori complessi che includono le modifiche ambientali e l’impatto diretto dell’uomo.
Le possibili cause: rumore e attività umane
Uno degli elementi più discussi riguarda il rumore antropico negli oceani. Balene e delfini si orientano e comunicano grazie ai suoni: le esplosioni acustiche prodotte da sonar militari, air gun per prospezioni sismiche e trivellazioni industriali possono disorientarli e spingerli verso le coste. In passato, un’ondata di spiaggiamenti di zifi avvenuta in Irlanda e Scozia è stata collegata a una singola fonte sonora.
Oltre al disturbo acustico, anche la pesca industriale gioca un ruolo cruciale. Le balene intrappolate nelle reti da pesca sono sempre più numerose: restano impigliate negli attrezzi e muoiono lentamente per infezioni o fame. Il fenomeno è stato osservato soprattutto nelle balenottere e in specie come la megattera, che si nutrono filtrando grandi quantità di acqua in superficie.
Il peso della crisi climatica
Un altro fattore determinante è il riscaldamento globale degli oceani. L’aumento delle temperature modifica la distribuzione delle prede, costringendo i cetacei a spingersi verso nord in aree non tradizionali. In Scozia sono stati avvistati capodogli femmina con piccoli, un evento mai registrato in passato in quelle acque.
Le balene spiaggiate potrebbero dunque rappresentare una conseguenza indiretta della crisi climatica che altera salinità, correnti e disponibilità di cibo. Gli esperti sottolineano che questi episodi non devono essere considerati anomalie temporanee ma parte di una “nuova normalità” in cui gli ecosistemi marini stanno cambiando a ritmo accelerato.
Delfini e focene: vittime invisibili
Non sono solo le grandi balene a essere coinvolte. Lo studio ha documentato un aumento significativo anche di delfini spiaggiati in Scozia e di focene, piccoli cetacei spesso poco considerati dall’opinione pubblica.
Queste specie, molto diffuse lungo le coste, risultano vulnerabili soprattutto alle collisioni con imbarcazioni da diporto, un problema in crescita nelle acque frequentate da turisti e pescatori. Anche in questo caso gli spiaggiamenti non sono soltanto tragedie individuali, ma segnali delle difficoltà di convivenza tra fauna marina e attività umane.
Sentinelle degli oceani
Gli studiosi descrivono i cetacei spiaggiati come vere e proprie “sentinelle”, indicatori visibili delle pressioni a cui gli oceani sono sottoposti. L’aumento degli spiaggiamenti di balene e delfini in Scozia dimostra quanto l’ambiente marino stia cambiando sotto la spinta congiunta di attività industriali, traffico navale e riscaldamento globale.
Capire perché questi animali si arenano significa comprendere lo stato di salute dell’intero ecosistema marino da cui dipendono non solo le specie che lo abitano, ma anche le comunità umane. In fondo, ogni cetaceo trovato morto sulla spiaggia racconta una storia più grande, quella del nostro rapporto fragile e complicato con il mare.


















