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A volte ritornano: aumentano le vendite delle cuffie con filo rispetto a quelle Bluetooth, e ci sono dei motivi

Nostalgia, portaci via. Le cuffie con filo sono tornate e stanno superando le vendite di quelle Bluetooth e wireless. Ma perché?

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Perché aumentano le vendite di cuffie con filo rispetto a quelle Bluetooth? 123RF

Noi c’eravamo e possiamo testimoniarlo. Quando sono arrivate in commercio le prime cuffie Bluetooth, c’è stata la corsa all’acquisto. Com’è ovvio in questi casi, anche chi aveva a casa degli auricolari vecchio stile ben funzionanti – dobbiamo ammetterlo -, non ci ha messo molto a farsi ammaliare dall’alternativa wireless. In quel preciso momento, senza fili era bello, a prescindere.

Eppure, dopo anni trascorsi a nascondere le cuffie con filo per non sembrare troppo vintage (per non dire vecchi), ecco un’inversione di tendenza. Oggi le vendite di cuffie e auricolari con filo stanno aumentando, dando uno scossone alla più recente tecnologia Bluetooth. Ma perché sta accadendo?

Nostalgia sì, ma anche praticità

Da quando Apple ha rimosso il jack audio nel 2016, ci hanno convinto che il futuro fosse solo senza fili ed è in quell’esatto momento storico che abbiamo cominciato a rincorrere batterie da caricare e accoppiamenti Bluetooth spesso “capricciosi”. Siamo nel 2026 e i dati, improvvisamente, raccontano tutta un’altra storia: nel primo trimeste di quest’anno, le vendite di cuffie cablate sono aumentate del 20%, proseguendo un trend iniziato nel 2025.

No, non è un errore e neanche un fenomeno passeggero. È un fenomeno che ci sta dicendo qualcosa, a cominciare dalla riscoperta della tecnologia retro, alimentata da un effetto-nostalgia-portami-via che sta facendo avvicinare sempre più giovani a dispositivi e strumenti che sembravano finiti nel dimenticatoio. O, più semplicemente, “roba da vecchi”.

Ma non basta la nostalgia a giustificare il ritorno delle cuffie con filo. C’è un aspetto che non possiamo trascurare e di cui tutti, chi più e chi meno, stiamo risentendo: siamo stanchi dell’eccesso di tecnologia. Siamo stanchi di essere circondatti da dispositivi che vanno caricati ciclicamente, che diventano inutilizzabili appena trascorre qualche ora in più, costringendoci a portarci dietro cavi, caricatori, powerbank e quant’altro per non restarne privi.

Cuffie e auricolari con il filo ti rimettono in pace col mondo: le metti in borsa o nello zaino, quando ti occorrono le attacchi allo smartphone o a un altro dispositivo e funzionano. Sempre.

Un occhio al risparmio, che non guasta

C’è un altro punto a favore delle cuffie vecchio stile che va necessariamente menzionato: non hanno una “data di scadenza” piccina come quella delle cuffie Bluetooth che, mediamente, durano tra i 2 e i 3 anni. Le cuffie cablate sono (quasi) eterne e possiamo utilizzarle senza intoppi anche per 10 anni, se non troppo “maltrattate” s’intende.

E questo ci porta a un altro aspetto della questione su cui molti si ritroveranno concordi. Quando acquistiamo auricolari wireless, sappiamo che dobbiamo mettere mano al portafoglio per spendere almeno tra 120 e 150 euro, se vogliamo un buon prodotto che non si guasti dopo un paio di utilizzi. Le cuffie old-style di prima fascia, invece, possono costare tra i 15 e i 25 euro. Una bella differenza.

Una questione di qualità

È una questione di qualità o una formalità?, citando i CCCP in questo afflato di nostalgia. Rispondendo alla loro domanda, oltre al “vezzo” di utilizzare qualcosa di vintage in sé – che è tipico soprattutto della GenZ – una questione di qualità esiste, eccome.

Facendo un paragone, a parità di prezzo spesso i modelli con il filo offrono una qualità sonora superiore rispetto a cuffie o auricolari wireless o Bluetooth, perché ogni centesimo è investito nei driver audio e non in microchip, sensori e antenne che spesso complicano solo la vita.

Chi usa le cuffie per lavoro o per il gaming lo sa bene. Sa, ad esempio, che il Bluetooth ha un nemico giurato: la latenza. Che fosse il 2016 o che sia il 2026 non fa differenza, il ritardo audio tra l’azione sullo schermo e il suono nelle orecchie può rovinare l’esperienza. I professionisti del podcasting e i videogiocatori competitivi non hanno mai abbandonato il cavo proprio per questo motivo: zero millisecondi di ritardo e una purezza del segnale “lossless” che la compressione wireless non può eguagliare.

Grazie, GenZ

Lo abbiamo già detto ma fa piacere ribadirlo. Questa controtendenza ha ricevuto la spinta maggiore dalla GenZ, da quei giovanissimi che molti (non tutti, per fortuna) amano bistrattare continuamente a suon di paternali e critiche sterili.

I giovani spesso hanno una visione più ampia, che non si limita a seguire le mode alla cieca. Una delle questioni che hanno più a cuore, almeno buona parte di loro, è ad esempio la sostenibilità ambientale. Meglio buttare degli auricolari wireless con le loro batterie al litio impossibili da smaltire una volta ogni due anni o avere un prodotto che funziona bene, costa di meno e quasi indistruttibile? Sì, sappiamo la risposta.

Se guardiamo alle mode del momento, è innegabile la tendenza a distaccarsi dall’omologazione tecnologica che è diventata la “normalità” in questi ultimi anni e che lo è, quantomeno, per i nativi digitali. A dare manforte a questo trend ci hanno pensato anche celebs seguitissime dai più giovani, come Bella Hadid e Paul Mescal tanto per citare due nomi celebri, che hanno trasformato il filo in un oggetto di culto.

In un mondo sempre più immateriale, il ritorno al fisico non è solo nostalgia. È buonsenso.