Etilometri hackerati e migliaia di auto bloccate una settimana
Un attacco hacker ha messo in ginocchio i sistemi di alcolock negli USA: migliaia di auto bloccate per giorni. Un rischio anche in Europa

Siamo giunti a un punto nello sviluppo della nostra società in cui occorre chiedersi: non è eccessiva la presenza della tecnologia nella nostra vita? Ogni aspetto del quotidiano, o quasi, è permeato da stringhe di codice. Ciò non sarebbe un problema in un mondo perfetto, ma il nostro è ben distante dall’esserlo.
Così, in una realtà in cui le auto sono sempre più connesse, il confine tra sicurezza e vulnerabilità digitale si fa molto sottile. L’ultimo campanello d’allarme è giunto dagli Stati Uniti, dove un massiccio attacco hacker ha messo in ginocchio il sistema di Intoxalock.
Parliamo di uno dei principali produttori di alcolock, ovvero gli etilometri di bordo obbligatori per chi ha subito condanne per guida in stato di ebbrezza. Il risultato? Migliaia di veicoli sono rimasti congelati, impossibilitati ad accendersi nonostante i conducenti fossero perfettamente sobri.
Il blocco totale: dipendiamo da un server
L’episodio è rapidamente divenuto virale, diffuso da migliaia di utenti via Reddit e social. Si sollevano così degli interrogativi inquietanti sull’affidabilità di dispositivi che hanno il potere di decidere se possiamo o meno sfruttare una nostra proprietà. Se oggi si parla di auto, in precedenza il tema è stato la sicurezza delle nostre case, laddove telecamere connesse possono essere hackerate, ponendoci in pubblica piazza.
La nostra è una società sempre più tecnologica, eppure la maggior parte di noi non ha idea di come determinati sistemi funzionino. Ciò rende quasi impossibile difendersi dinanzi ad attacchi hacker. Nel caso dell’alcolock, il funzionamento è in teoria molto semplice: il conducente soffia nel dispositivo e la centralina sblocca l’accensione in caso di tasso alcolemico nella norma.
I modelli moderni, però, sono costantemente connessi a un server centrale, così da trasmettere i dati alle autorità di controllo.
L’attacco hacker ha colpito proprio l’infrastruttura cloud dell’azienda. Senza la “benedizione” del server remoto, migliaia di dispositivi sono entrati in modalità di blocco cautelativo. Molti automobilisti si sono ritrovati appiedati nel parcheggio del lavoro o, peggio, in aree isolate, senza alcuna possibilità di bypassare il sistema.
Nuovo obbligo UE
Oltre al danno tecnico, si è aggiunto quello gestionale. Con i sistemi di Intoxalock fuori uso, anche i centri d’assistenza e i call center sono stati paralizzati, incapaci di fornire codici di sblocco temporanei o supporto tecnico. Molti utenti hanno segnalato che i loro veicoli sono rimasti bloccati per oltre 48 ore, con casi limite che hanno sfiorato la settimana. Il tutto con conseguenze economiche e disagi personali considerevoli.
Considerando la connessione tra tali dispositivi e il sistema giudiziario, inoltre, si può dire come questo attacco abbia avuto un impatto che va ben oltre il semplice guasto meccanico.
La notizia arriva in un momento cruciale anche per l’Europa. Le recenti normative UE prevedono infatti la predisposizione per l’installazione degli alcolock su tutte le auto di nuova omologazione. Sebbene in Italia l’obbligo riguardi per ora solo specifiche categorie di guidatori recidivi, il caso Intoxalock dimostra che la centralizzazione del controllo sui veicoli espone a rischi sistemici senza precedenti.


















