Attacchi hacker dietro l'angolo: l'allarme dell'intelligence globale sulla nuova generazione di IA
Le agenzie di intelligence avvertono: l’IA di nuova generazione potrebbe rendere gli attacchi hacker più rapidi e sofisticati. Ma c'è ancora modo per evitare il peggio.

Sempre più potente diventa ogni giorno l’intelligenza artificiale. Anzi, troppo potente, soprattutto sul lato cybersecurity. Al punto che, secondo diverse agenzie di intelligence internazionali, modelli IA sempre più avanzati potrebbero presto essere in grado di facilitare gli attacchi hacker contro governi, infrastrutture critiche e grandi aziende.
- L’IA accelera sia la difesa sia le minacce informatiche
- La nuova generazione di modelli IA è capace di generare exploit
- Come risolvere questo problema?
L’IA accelera sia la difesa sia le minacce informatiche
Raramente le agenzie di intelligence appartenenti ai Five Eyes (l’alleanza che riunisce Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Nuova Zelanda e Canada) rilasciano una dichiarazione congiunta. Ancora più insolito è che decidano di lanciare un allarme pubblico su una tecnologia emergente.
Eppure è proprio ciò che sta accadendo di fronte all’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati, ritenuti potenzialmente in grado di mettere a rischio la sicurezza globale.
Se da un lato è ormai ampiamente riconosciuto che l’IA contribuirà a rafforzare gli strumenti di difesa informatica, dall’altro la stessa tecnologia sta accelerando la velocità, la portata e la sofisticazione delle minacce cyber. Al punto che potrebbe abbassare significativamente le barriere d’ingresso per gli hacker, rendendo più semplici attività che fino a pochi anni fa richiedevano competenze altamente specialistiche.
“Si prevede che i modelli di IA di frontiera supereranno le attuali aspettative del settore, trasformando radicalmente le capacità di difesa e di attacco informatico”, avvertono le agenzie, sottolineando come la questione non sia di anni, ma di mesi.
La nuova generazione di modelli IA è capace di generare exploit
Al centro dell’allarme dei Five Eyes vi è la nuova generazione di modelli IA, considerata particolarmente efficace nell’analisi delle vulnerabilità software. E anche nella generazione di exploit, secondo Olivia Shen, esperta di sicurezza nazionale e intelligenza artificiale presso lo United States Studies Centre dell’Università di Sydney.
Parliamo di codici e procedure in grado di sfruttare le debolezze dei sistemi informatici, e che già diversi chatbot hanno dimostrato di saperli sfruttare. Come quelli della famiglia Claude, in particolare Fable 5. Non a caso, il governo degli Stati Uniti ha sospeso il suo utilizzo da parte di “cittadini stranieri”, richiamando le valutazioni delle autorità di sicurezza nazionale.
Il problema però non è solo Claude Fable. Anche se molta dell’attenzione pubblica è rivolta ad Anthropic, secondo Shen potrebbero essere in arrivo sistemi ancora più avanzati e potenti, capaci di amplificare ulteriormente il problema.
Come risolvere questo problema?
Di certo non è una sfida che i consumatori potranno risolvere. Anzi, dovranno pensarci i governi e le grandi organizzazioni, dal momento che “si tratta di un rischio aziendale fondamentale e di una responsabilità di leadership”.
E di certo non vietandone l’uso. Anzi, limitare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in un singolo Paese potrebbe favorire la nascita di tecnologie ancora più avanzate in altre aree del mondo. Per questo motivo, i Five Eyes sostengono la necessità di “una risposta che coinvolga l’intera organizzazione e l’intera società“.
Quindi amministrazioni e IA a braccetto, e in effetti qualcosa del genere sta già prendendo forma. A marzo, il governo guidato da Anthony Albanese ha firmato un accordo con Anthropic, rendendola la prima società a entrare nel piano nazionale australiano dedicato all’intelligenza artificiale. Ma basterà?
FAQ
L'IA può analizzare vulnerabilità software e generare exploit, abbassando le barriere d'ingresso per attività prima molto specialistiche.
Preoccupano i modelli di frontiera come alcuni chatbot avanzati e possibili sistemi ancora più potenti in arrivo.
Governi e grandi organizzazioni devono guidare la risposta: si tratta di un rischio aziendale e di leadership, non risolvibile solo dai consumatori.

















