Libero
TECH NEWS

Armi nello spazio, perché l'annuncio degli USA preoccupa (e cosa dobbiamo sapere)

La Space Force dispone di capacità per difendere i satelliti da azioni ostili, secondo l'annuncio americano che ha riacceso il confronto internazionale sulle armi nello spazio

6 min di lettura

Rappresentazioni di armi in orbita iStock
  • L'annuncio americano sulle armi in orbita rompe un tabù e riaccende le tensioni tra Washington, Pechino e Mosca sul controllo dello spazio.
  • Le capacità antisatellite includono sistemi co-orbitali, missili, guerra elettronica, laser e attacchi cyber, con un impatto crescente sulla sicurezza orbitale.
  • Il quadro resta opaco perché mancano dati ufficiali, mentre il trattato del 1967 lascia scoperta l'arma convenzionale e l'orbita si fa sempre più affollata.

Per decenni l’orbita terrestre è stata raccontata come il regno dei satelliti per le telecomunicazioni, il meteo e la navigazione: un luogo affollato e conteso dal punto di vista commerciale, che la diplomazia ha sempre cercato di tenere lontano dai conflitti armati.

A metà settembre 2026, però, una frase pronunciata da un alto funzionario americano ha incrinato questa immagine: poche parole, seppur calibrate, hanno riacceso tensioni internazionali e interrogativi ancora in attesa di risposta.

L’annuncio sulle armi in orbita

Durante la conferenza Air, Space & Cyber di National Harbor nel Maryland, il Segretario dell’Aeronautica statunitense Troy Meink ha dichiarato, come riportato da Air & Space Forces Magazine, che la Space Force dispone ora di

armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere la forza congiunta da azioni ostili degli avversari.

È la prima ammissione pubblica di questo tipo da parte del Pentagono. Meink ha spiegato che la formulazione era stata ponderata e che lo scopo era la deterrenza, cioè far sapere ai rivali che un attacco ai satelliti americani avrebbe una risposta.

Le reazioni sono arrivate in poche ore: Pechino ha accusato Washington di prepararsi a una guerra nello spazio, il Cremlino ha rilanciato la richiesta di smilitarizzare l’orbita.

Per diversi analisti l’annuncio conferma un segreto noto a molti, con il rischio però di accelerare una corsa agli armamenti sopra le nostre teste.

Cosa sono e come funzionano le armi in orbita?

L’espressione scelta da Meink, space control, ha un perimetro ampio: per la Space Force comprende operazioni offensive e difensive, con effetti cinetici (fisici, come un impatto) e non cinetici, distribuite fra guerra orbitale, elettromagnetica e cibernetica.

La Secure World Foundation divide le armi controspaziali in cinque famiglie. I sistemi co-orbitali sono satelliti capaci di manovrare fino ad avvicinarsi a un altro per osservarlo, disturbarlo o spostarlo: nel 2022 il cinese Shijian-21 ha agganciato un vecchio satellite di navigazione e lo ha trainato in un’orbita più alta.

Le armi ad ascesa diretta sono missili lanciati da terra che distruggono il bersaglio per impatto, come nel test russo del 2021 contro un satellite dismesso.

Poi c’è la guerra elettronica, con jammer che coprono i segnali radio e spoofer che trasmettono dati falsi, come posizioni GPS sbagliate. Le armi a energia diretta usano laser o microonde per accecare i sensori, mentre gli attacchi cyber colpiscono i sistemi che controllano i satelliti.

Secondo gran parte degli esperti, le armi evocate da Meink rientrano con buona probabilità fra quelle non cinetiche, come i jammer. I timori nascono da due fattori.

Il primo sono i detriti: i test distruttivi di Stati Uniti, Russia, Cina e India hanno generato quasi 6.900 frammenti catalogati, oltre 2.700 ancora in orbita a velocità capaci di trasformare un bullone in un proiettile.

Il secondo è la nostra dipendenza dai satelliti, da cui passano navigazione, meteo, comunicazioni e la sincronizzazione delle transazioni bancarie.

Il numero di armi in orbita

Ma quante armi sarebbero già in orbita? È lecito chiederselo, ma un conteggio ufficiale manca, perché nessuna nazione pubblica l’inventario delle proprie capacità offensive nello spazio.

Il riferimento più solido è il rapporto 2026 della Secure World Foundation, basato su fonti aperte, che individua 13 paesi al lavoro su questo fronte: Stati Uniti, Russia, Cina, India, Australia, Francia, Germania, Iran, Israele, Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud e Regno Unito.

Solo Stati Uniti, Russia e Cina hanno arsenali completi, dalla guerra elettronica ai missili antisatellite fino ai sistemi a energia diretta.

L’Iran ha intensificato il disturbo dei segnali arrivando a falsificare quelli di Starlink, mentre Francia e Germania guardano ai laser per neutralizzare un satellite senza distruggerlo. Buona parte di queste capacità si trova comunque a terra, e le armi collocate fisicamente in orbita restano un club ristretto.

I punti oscuri e le preoccupazioni

Dell’annuncio si conosce soltanto la frase: restano ignoti tipo di armi, numero, data di lancio ed esito di eventuali test. Lo stesso comandante dello US Space Command, il generale Stephen Whiting, ha ammesso che gli Stati Uniti hanno ancora molta strada da fare per individuare, seguire e colpire le minacce in orbita.

Sul piano legale, il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 vieta armi nucleari e di distruzione di massa in orbita e lascia scoperte quelle convenzionali. Un tentativo russo e cinese all’ONU di estendere il divieto a ogni arma è stato bloccato da Stati Uniti e Regno Unito, secondo cui definire un’arma spaziale è troppo complesso.

Le letture restano opposte: per l’ex vicecomandante dello Space Command John Shaw si tratta di una risposta misurata a quanto Cina e Russia fanno da anni, per altri osservatori l’annuncio può spingere i rivali ad accelerare.

Su un punto quasi tutti concordano: il trattato andrebbe aggiornato, perché in un’orbita sempre più affollata di satelliti civili qualsiasi incidente diventerebbe un problema per tutti.

FAQ

Che cosa ha annunciato la Space Force?

Il Segretario dell'Aeronautica Troy Meink ha detto che la Space Force dispone di armi di controllo spaziale in orbita per difendersi da azioni ostili contro i satelliti americani.

Perché questa dichiarazione ha fatto scalpore?

Perché è la prima ammissione pubblica di questo tipo da parte del Pentagono. L'annuncio è stato letto come un segnale di deterrenza, ma anche come possibile innesco di nuove tensioni.

Quali tipi di armi spaziali esistono?

Ci sono sistemi co-orbitali, missili ad ascesa diretta, guerra elettronica, armi a energia diretta e attacchi cyber. Alcune servono a disturbare, altre a danneggiare o distruggere un satellite.

Quanti Paesi stanno sviluppando capacità antisatellite?

Secondo la Secure World Foundation, sono 13: tra gli altri Stati Uniti, Russia, Cina, India, Francia, Germania, Iran, Israele, Giappone e Regno Unito.

Qual è il principale rischio di queste armi?

I test distruttivi generano detriti che restano in orbita e possono colpire altri satelliti. Il problema riguarda anche la forte dipendenza da questi sistemi per navigazione, meteo, comunicazioni e finanza.