Apple porta OpenAI in tribunale: la sfida tecnologica diventa una causa legale
Apple ha intentato una causa legale contro OpenAI per furto di segreti industriali: aavrebbe sottratto progetti e prototipi hardware importanti.

Tra Apple e OpenAI è ufficialmente guerra. Quella che sembrava una solida alleanza, almeno in apparenza, si è spostata nelle aule di tribunale. Il motivo? Il colosso di Cupertino ha deciso di fare causa alla startup guidata da Sam Altman, accusandola di aver letteralmente saccheggiato i suoi segreti commerciali, per costruire dispositivi fisici basati sull’intelligenza artificiale.
L’accusa di Apple
Secondo i legali di Apple, non si tratterebbe di semplici “coincidenze”. OpenAI avrebbe messo a punto un piano sistematico e molto ben ponderato per rubare brevetti, componenti e progetti industriali: “Recentemente, sono emerse prove significative che suggeriscono che alcuni dipendenti di OpenAI si siano appropriati indebitamente di informazioni segrete e riservate di Apple riguardanti le nostre tecnologie, i nostri processi e i nostri prodotti non ancora rilasciati”, ha dichiarato un portavoce di Apple. Al centro della bufera ci sono in particolare due ex dipendenti di spicco passati da Apple a OpenAI.
Il primo è Tang Yew Tan, ex vicepresidente di Apple e oggi capo della divisione hardware di OpenAI, accusato di aver sottratto informazioni preziose sui fornitori e di aver diretto un’operazione su larga scala per carpire i segreti dell’azienda di Cupertino. Tan avrebbe spinto i candidati durante i colloqui di lavoro a portare con sé veri e propri componenti fisici di Apple da mostrare nei cosiddetti incontri di “show and tell”.
E poi c’è Chang Liu, ingegnere elettrico che avrebbe trattenuto un computer aziendale e sfruttato una vulnerabilità di rete per scaricare decine di file segreti su prodotti non ancora usciti sul mercato. Nei messaggi interni scovati da Apple, l’ingegnere scherzava persino con una collega sul fatto di poter ancora accedere senza problemi ai server riservati di Cupertino.
La risposta di OpenAI
Per Apple si tratta di un affronto intollerabile, tanto da definire la neonata divisione hardware di OpenAI “marcia”. “I nostri team sviluppano costantemente tecnologie innovative per creare i migliori prodotti e servizi al mondo, e la protezione del loro lavoro e della loro proprietà intellettuale è una questione che prendiamo molto seriamente”, ha aggiunto l’azienda che chiede un risarcimento danni e un’ingiunzione del tribunale che impedisca a OpenAI di possedere o utilizzare i suoi segreti commerciali.
La risposta di OpenAI è stata diplomatica ed è arrivata dal portavoce Drew Pusateri, che ha smentito le accuse: “Non siamo interessati ai segreti commerciali di altre aziende. Rimaniamo concentrati sullo sviluppo di tecnologie innovative che diano potere alle persone in tutto il mondo”.
Uno scontro emblematico tra giganti. OpenAI vuole creare un proprio dispositivo fisico per sfuggire al controllo che Apple esercita tramite l’App Store, ma progettare hardware richiede anni di esperienza che la startup ha cercato di acquisire rapidamente accaparrandosi i migliori talenti. Da parte di Apple c’è certamente una mossa preventiva, che punta a bloccare qualsiasi “scorciatoia” della concorrenza per proteggere la centralità del suo prodotto.
È in atto un paradosso: mentre la partnership commerciale per integrare ChatGPT nei sistemi operativi Apple resta formalmente attiva, tra le due aziende ormai la fiducia è definitivamente compromessa.

















