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Sono queste le 6 app che devi provare per disconnetterti davvero

Dai messaggi consegnati da uccelli virtuali ai blocchi difficili da aggirare: sei app provano a ridurre l’uso dello smartphone.

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Usare meno lo smartphone iStock

Ridurre il tempo trascorso sullo smartphone non significa necessariamente smettere di usarlo. Alcune applicazioni cercano di modificare il rapporto con lo schermo, introducendo un’attesa o rendendo meno immediato l’accesso ai servizi che assorbono più tempo. Le soluzioni disponibili seguono approcci differenti. Alcune rallentano persino lo scambio dei messaggi, mentre altre impediscono di aprire determinate piattaforme per un periodo prestabilito.

Roost, l’app che rallenta i messaggi

Roost trasforma la messaggistica in un’esperienza volutamente lenta. Il testo non viene recapitato subito, ma affidato a un uccellino virtuale che deve raggiungere il destinatario. La durata della consegna dipende dalla velocità reale della specie scelta, mentre il tragitto può essere seguito su una mappa.

L’app riduce così l’aspettativa di una risposta immediata. Dopo aver inviato il messaggio, bisogna attendere che l’uccello raggiunga la destinazione. Gli amici vengono aggiunti tramite il nome utente e l’esperienza non include uno scorrimento infinito regolato dagli algoritmi.

La componente ludica consente di catturare nuove specie. I minigiochi permettono inoltre di aumentare la velocità degli uccelli. Roost non punta dunque a bloccare lo smartphone, ma prova a rendere la comunicazione meno frenetica attraverso un’attesa visibile.

Come one sec e Freedom bloccano app e siti

one sec interviene nel momento in cui l’utente tenta di aprire un’app considerata problematica. Può introdurre una pausa intenzionale prima dell’accesso oppure impedire completamente l’apertura di app e siti durante alcuni periodi. L’obiettivo è interrompere il gesto automatico che alimenta il doomscrolling, lasciando all’utente il tempo di decidere se vuole davvero proseguire.

Freedom adotta un metodo più rigido. Consente di programmare sessioni durante le quali determinate applicazioni o pagine web restano inaccessibili. Con la modalità Locked Mode diventa anche più difficile interrompere il blocco prima della scadenza impostata. Il servizio funziona sia sugli smartphone sia sui computer, una caratteristica utile quando le distrazioni si spostano da uno schermo all’altro.

Jomo e Opal rendono più efficaci i limiti

Jomo permette di creare regole ampiamente personalizzabili. Un social network può rimanere normalmente inaccessibile e diventare disponibile soltanto durante finestre prestabilite. L’app è pensata soprattutto per l’ecosistema Apple. Può quindi adattarsi a chi non vuole rinunciare completamente a un servizio, ma preferisce limitarne l’utilizzo a momenti precisi.

Opal si concentra invece sulle sessioni dedicate alla concentrazione. La modalità Deep Focus rende il blocco più difficile da aggirare fino al termine del periodo selezionato. È una soluzione rivolta a chi tende a disattivare impulsivamente i limiti non appena avverte il desiderio di usare un’app.

Forest aiuta a lasciare volontariamente lo smartphone

Forest propone un incentivo visivo al posto di una barriera rigida. Quando viene avviata una sessione, nell’app comincia a crescere un albero virtuale. Se l’utente interrompe l’attività prima dello scadere del tempo, la sessione viene compromessa.

Il meccanismo punta sul coinvolgimento personale e può risultare più adatto a chi vuole allenare gradualmente la propria capacità di restare lontano dallo schermo. La scelta dipende quindi dal comportamento che si intende correggere. Un blocco severo può essere utile quando l’autocontrollo non basta. Un sistema più flessibile permette invece di lavorare sulle proprie abitudini senza impedire materialmente l’accesso allo smartphone.