Apollo 11, cosa dissero gli astronauti una volta atterrati sulla superficie della Luna
Tra mito e realtà, l'allunaggio dell'Apollo 11 è stato un evento storico senza precedenti. Ma siete sicuri di conoscere le prime parole pronunciate da Buzz e Neil?

Il 20 luglio 1969 il mondo intero si fermò per assistere allo sbarco dell’uomo sulla Luna ma, oltre le immagini sgranate in bianco e nero, ciò che rese l’allunaggio dell’Apollo 11 un evento senza precedenti fu il serrato dialogo radio tra la Terra e il modulo lunare Eagle. Grazie alle trascrizioni originali della NASA è possibile ricostruire non solo ciò che fu detto da Edwin “Buzz" Aldrin e Neil Armstrong ma anche la tensione e l’emozione trattenuta di quegli attimi.
- La discesa critica dell'Apollo 11
- Le prime (vere) parole dell'uomo sulla Luna
- Il primo contatto con la Luna e la "magnifica desolazione" di Aldrin
- Qualche curiosità sull'allunaggio
La discesa critica dell’Apollo 11
Pochi sanno che l’atterraggio fu un mezzo miracolo tecnico. Mentre il modulo Eagle della Missione Apollo 11 scendeva, il computer di bordo segnalò i famosi allarmi 1201 e 1202, indicando un sovraccarico di dati. Neil Armstrong dovette prendere il controllo manuale (modalità P66) perché il sistema automatico li stava portando dritti in un cratere pieno di massi e, in quegli istanti concitati, la voce di Buzz Aldrin scandiva i dati radar:
Ricevuto. Capito. Pronti per l’atterraggio. 3.000 piedi. Allarme programmato. Altitudine 1.600. 1.400 piedi. Ancora ottime condizioni. 700 piedi, 21 gradi in basso, 33 gradi… 600 piedi in basso alle 19. 1201.
Da Houston, il CapCom (Capsule Communicator) Charles Duke avvertì: “60 secondi", indicando il tempo residuo di carburante prima di dover abortire la missione. Armstrong mantenne la calma, cercando un punto piano mentre la polvere sollevata dal motore iniziava a oscurare la visuale.
Le prime (vere) parole dell’uomo sulla Luna
Contrariamente al mito, le prime parole pronunciate sulla superficie lunare non furono molto “poetiche". Alle ore 20:17:43 UTC, una sonda sotto la zampa del modulo toccò il suolo e Buzz Aldrin esclamò:
Spia di contatto. Ok. Arresto motore. ACA – fuori posizione. Controllo modalità – entrambi automatici. Esclusione comando motore di discesa – spento. Allarme motore – spento. 413 in funzione.
Questo fu il segnale tecnico del primo contatto umano con un altro mondo, poi seguirono le procedure di spegnimento e solo allora, dopo una manciata di secondi necessari a mettere in sicurezza il veicolo, Armstrong pronunciò l’annuncio ufficiale:
Houston. Siamo alla Base Tranquility. L’Eagle è atterrato.
La risposta dallo Space Center:
Roger Tranquility. Ti riceviamo a terra. Hai un gruppo di ragazzi che sta per diventare blu. Stiamo respirando di nuovo. Grazie mille.
Stiamo ricevendo un’immagine sulla TV. C’è molto contrasto e al momento è capovolta sul nostro monitor, ma riusciamo a distinguere un bel po’ di dettagli. Okay. Neil, ti vediamo scendere dalla scala ora.
ANSAGli uomini dello Space Center di Houston, in Texas
Il primo contatto con la Luna e la “magnifica desolazione" di Aldrin
Prima di toccare il suolo lunare, Armstrong descrisse la consistenza del terreno:
Sono ai piedi della scaletta. Le zampe del LM sono incavate in superficie solo per circa 2,5 o 5 centimetri, anche se la superficie sembra avere una grana molto, molto fine man mano che ci si avvicina.
È quasi come una polvere. Laggiù, è molto fine. Ora scendo dal LM.
È un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità.La superficie è fine e polverosa. Riesco a raccoglierla con la punta del piede. Aderisce in strati sottili come carbone in polvere alla suola e ai lati dei miei stivali. Entro solo di una piccola frazione di pollice, forse un ottavo di pollice, ma riesco a vedere le impronte dei miei stivali e i battistrada nelle fini particelle di sabbia.
Poi lo scambio tra i due astronauti durante l’allunaggio di Aldrin, riportato da National Geographic:
ALDRIN: Da qui sembra bellissimo, Neil.
ARMSTRONG: Ha una bellezza austera e unica. È come gran parte dell’alto deserto degli Stati Uniti. È diverso, ma è molto bello qui.
ALDRIN: Sei pronto a farmi uscire?
ARMSTRONG: Tutto pronto. Ok, hai visto le difficoltà che ho incontrato. Cercherò di sorvegliare il tuo PLSS [sistema di supporto vitale portatile, ndr] da qui sotto.
ALDRIN: Ora voglio fare retromarcia e chiudere parzialmente il portello. Assicurandomi di non bloccarlo.
ARMSTRONG: Un pensiero particolarmente bello.
ALDRIN: Quella sarà la nostra casa per le prossime due ore e vogliamo prendercene cura… È molto semplice saltare da un gradino all’altro.
ARMSTRONG: Ecco fatto.
ALDRIN: Bellissima vista.
ARMSTRONG: Non è fantastico? Che spettacolo magnifico qui fuori… Non è divertente?
ALDRIN: Le rocce sono piuttosto scivolose… Bisogna stare attenti a inclinarsi nella direzione in cui si vuole andare… Bisogna incrociare il piede per rimanere sotto il baricentro. E, Neil, non avevo detto che potremmo vedere delle rocce viola?
ARMSTRONG: Hai trovato una roccia viola?
ALDRIN: Sì. Molto piccola, scintillante…
ANSABuzz Aldrin davanti alla bandiera piantata sulla superficie lunare
Aldrin ha parlato di “magnifica desolazione": “Sono parole opposte. La magnificenza degli esseri umani, dopo milioni e milioni di anni, che sono riusciti a costruire un’astronave in grado di visitare un altro oggetto e poi di atterrarvi con successo: che impresa! Ma rimasi anche colpito dalla totale desolazione che vidi davanti a me: cielo nero, nessuna stella e l’orizzonte che si curvava nettamente", così ha spiegato in un’intervista a Forbes.
Qualche curiosità sull’allunaggio
Ancora oggi il dibattito è aperto: Armstrong disse “un uomo" o “uomo"? L’astronauta ha sempre sostenuto di aver pronunciato l’articolo, probabilmente perso in un disturbo statico della radio.
Armstrong, una volta allunato, lesse la targa apposta sul carrello di atterraggio anteriore di questo LM: “Qui uomini del pianeta Terra misero piede sulla Luna per la prima volta nel luglio 1969. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità", con le firme dei membri dell’equipaggio e dell’allora Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon.
Tra le curiosità tecniche, c’è l’incidente dell’interruttore rotto. Al rientro nel modulo, Aldrin si accorse che uno degli zaini aveva spezzato il circuit breaker necessario per attivare il motore di ascesa. Senza quel comando, sarebbero rimasti bloccati sulla Luna ma riuscì a risolvere il problema con una mossa degna di un moderno “hacker": inserì una semplice penna a feltro nell’alloggiamento dell’interruttore per chiudere il circuito e consentire il decollo.




















