Stessa temperatura, caldo diverso: perché soffriamo di meno con l'anticiclone delle Azzorre?
Il termometro può segnare ancora 30 gradi, ma il caldo si percepisce in modo diverso. A fare la differenza è la massa d’aria che arriva sull’Italia

- L’anticiclone delle Azzorre sta riportando stabilità sull’Italia, con cieli sereni, massime sotto i trenta gradi e notti più respirabili.
- La sensazione di sollievo dipende dall’aria oceanica e dal punto di rugiada, che incidono su afa, sudore ed escursione termica.
- Il ritorno del bel tempo potrebbe essere breve, con una nuova perturbazione attesa tra il 16 e il 17 settembre.
Dopo mesi passati a controllare i bollini rossi, sembrerebbe che la mappa meteorologica dell’Italia stia cambiando colore. L’anticiclone delle Azzorre si sta infatti allungando sul Centro-Nord: già da sabato 12 settembre porta cieli sereni e massime sotto i trenta gradi, mentre al Sud resistono gli ultimi acquazzoni.
Il termometro però racconta una storia diversa da quella che sente la pelle: i gradi scendono molto meno di quanto il sollievo che proviamo lascerebbe pensare. Il motivo riguarda l’aria che respiriamo più della temperatura che misuriamo.
- Che cos'è l'anticiclone delle Azzorre?
- Cosa sta succedendo sopra l'Italia?
- Perché a parità di gradi cambia la sensazione?
- Quanto durerà la tregua?
Che cos’è l’anticiclone delle Azzorre?
L’anticiclone delle Azzorre è un’area di alta pressione semipermanente che staziona sull’Atlantico settentrionale, con il suo centro di gravità nei pressi dell’omonimo arcipelago portoghese.
Nasce dalla circolazione generale dell’atmosfera: l’aria sollevata dal riscaldamento equatoriale scorre in quota verso le latitudini medie, si raffredda e ricade verso il basso attorno ai 30 gradi di latitudine, generando un accumulo di massa che si traduce in pressione elevata al suolo.
La discesa dell’aria (subsidenza) la comprime e la riscalda, dissolvendo la nuvolosità e garantendo cieli sereni e tempo stabile. La sua influenza sull’Italia dipende da quanto il promontorio riesce a estendersi verso est, invadendo il bacino del Mediterraneo.
Quando avanza, blocca il transito delle perturbazioni atlantiche, che vengono deviate verso il Nord Europa, e porta caldo di matrice oceanica: temperature elevate accompagnate da umidità contenuta, escursione termica marcata e notti respirabili, caratteristiche che lo distinguono dall’anticiclone africano.
Cosa sta succedendo sopra l’Italia?
Storicamente, questo anticiclone è stato “il regista” dell’estate italiana: modellava luglio e agosto. Nelle estati recenti, invece, al suo posto si è insediato l’anticiclone africano, che come ormai sappiamo pesca aria dal Sahara e si comporta come una campana sopra il Mediterraneo.
Il principio fisico è lo stesso: l’aria scende verso il suolo, si comprime e si riscalda per subsidenza di circa un grado ogni cento metri, dissolvendo la nuvolosità. Il processo genera anche un’inversione termica che frena il rimescolamento verticale e trattiene vicino al suolo il vapore acqueo d’estate, nebbia e polveri nei mesi freddi.
Cambia la massa d’aria che le due strutture trascinano: l’alta pressione azzorriana viaggia su correnti marittime e arriva con valori contenuti attorno ai 1.500 metri, la quota dove i meteorologi leggono la natura di un’aria. Quella africana parte già calda e, restando ferma per settimane, accumula calore negli strati bassi giorno dopo giorno.
Perché a parità di gradi cambia la sensazione?
Il parametro da guardare si chiama punto di rugiada e indica la temperatura alla quale il vapore presente nell’aria comincia a condensare: sotto i 16 gradi l’aria risulta gradevole, oltre i 20 compare l’afa, oltre i 24 il disagio si sente anche senza temperature eccezionali.
Ci raffreddiamo facendo evaporare il sudore, e l’evaporazione rallenta quando l’aria è già carica di vapore: la traspirazione perde efficacia e trenta gradi si traducono in una temperatura percepita molto più alta. Con una massa d’aria oceanica, a parità di colonnina, il meccanismo torna a funzionare.
La prova arriva di notte: il vapore acqueo assorbe la radiazione infrarossa che il suolo cede dopo il tramonto e la rimanda verso il basso, quindi un’aria umida si raffredda con lentezza: sono le notti tropicali, quelle con la minima sopra i 20 gradi.
Con le Azzorre le minime scendono e tornano le notti fresche che mancavano da mesi. L’indicatore da seguire nei bollettini, quindi, è l’escursione termica tra massime e minime: una fase oceanica la allarga, una subtropicale la comprime e tiene la giornata calda per ventiquattro ore.
Quanto durerà la tregua?
Poco, a quanto pare: dopo il consolidamento della stabilità tra domenica e l’inizio della settimana, i modelli a medio termine vedono tra mercoledì 16 e giovedì 17 settembre la discesa di una perturbazione dal Nord Europa, con precipitazioni a partire dalle regioni centro-settentrionali. A quella distanza posizione e intensità del sistema restano da confermare.
Anche i numeri vanno letti con attenzione, perché il ritorno delle Azzorre viene raccontato in due modi opposti a seconda del punto di partenza. Rispetto ai mesi di caldo subtropicale i valori rientrano nelle medie stagionali; rispetto alla fase perturbata appena passata risalgono, e al Centro-Nord alcune proiezioni indicano scarti fino a quattro gradi sopra la norma.
L’anticiclone delle Azzorre, intanto, ha smesso di essere il padrone dell’estate mediterranea e compare sempre più spesso come una parentesi tra una fase africana e l’altra. Il sollievo di questi giorni racconta meno la fine del caldo e più quanto sia cambiato il modo in cui l’estate italiana finisce.
FAQ
Perché porta aria più oceanica e meno umida: il sudore evapora meglio, la temperatura percepita cala e le notti risultano più fresche.
È un’area di alta pressione sull’Atlantico settentrionale. Quando si espande verso l’Italia, regala stabilità, cieli sereni e clima più mite.
Quello africano trascina aria sahariana già molto calda e spesso ristagna a lungo. Le Azzorre arrivano invece con masse d’aria più temperate.
Il punto di rugiada. Sotto i 16 gradi l’aria è gradevole, oltre i 20 aumenta il disagio e sopra i 24 l’afa si sente forte.
Probabilmente no: tra mercoledì 16 e giovedì 17 settembre potrebbe arrivare una perturbazione dal Nord Europa, soprattutto al Centro-Nord.



















