Antichi relitti di navi sono riemersi dal fango, risalgono a 3.000 anni fa
Tre antiche navi sono tornate alla luce: ecco cosa ci svelano sulla "tecnologia" delle popolazioni di migliaia di anni fa

Il fango le ha protette per tremila anni ma ora tre antichissime imbarcazioni monossili rivedono la luce. Realizzate da tronchi d’albero scavati, sono un tesoro incredibile che finalmente è visibile al pubblico.
Un ritrovamento eccezionale, avvenuto nel Cambridgeshire, precisamente a Must Farm. Il periodo di riferimento è compreso tra l’Età del Bronzo e quella del Ferro. Le barche sono straordinariamente ben conservate e offrono una diretta finestra sulla vita quotidiana delle comunità preistoriche, che abitavano le regioni paludose dell’Inghilterra orientale.
Antiche barche ritrovate: cosa rivelano
Il sito di Must Farm è decisamente noto tra gli esperti. Ha infatti restituito ben 9 imbarcazioni circa 13 anni fa. Si tratta del gruppo più numeroso mai ritrovato nello stesso luogo nel Regno Unito. Le tre ora finalmente esposte fanno parte proprio di quello scavo.
Parte di una mostra permanente a Peterborough. Ne mancano però ben 6 all’appello. Queste saranno ancora trattate all’interno di una struttura specializzata a Flag Fen, beneficiando del combinato apporto del consiglio cittadino e dello York Archaeological Trust.
Le imbarcazioni sono state recuperate dal letto di un antico corso d’acqua interrato. Evidenziano un intervallo cronologico che va da 2.500 a 3.500 anni fa. I reperti hanno consentito agli archeologi di studiare con precisione:
- la scelta delle essenze legnose;
- le tecniche di abbattimento;
- gli strumenti usati dagli artigiani dell’epoca.
Barche monossili, come detto, scavate a partire da un unico tronco, lavorato con sorprendente abilità. Le analisi hanno individuato principalmente quercia e acero campestre. I motivi di tale scelta sono da rintracciare nelle loro caratteristiche meccaniche.
Le imbarcazioni vanno da piccole canoe molto maneggevoli a scafi più lunghi e stabili, simili a zattere o “punti”, ideali per trasportare persone, animali e materiali attraverso l’ambiente umido delle Fens.
La vita quotidiana nella preistoria
Un eccezionale ritrovamento, secondo Iona Robinson Zeki, ricercatrice del Cambridge Archaeological Unit. Consente infatti di osservare in che modo le comunità preistoriche navigassero uno stesso corso d’acqua per quasi un millennio.
“Le barche mostrano come i nostri antenati sfruttassero differenti tipologie di legno per diverse funzioni”. Tutt’altro che oggetti rudimentali, anzi vere e proprie soluzioni ingegneristiche adattate al paesaggio.
Dovettero fronteggiare una mutazione climatica avvenuta nel corso dei secoli. Le paludi divennero progressivamente più umide e difficoltose da attraversare a piedi. Il principale mezzo di trasporto divenne, così, la navigazione. Non si esclude, inoltre, che la loro conoscenza tecnica prevedesse il lasciare le strutture volontariamente in acqua, così da preservarle dall’essiccazione (con l’idea di recuperarle in seguito).
Le imbarcazioni che il pubblico potrà ammirare includono:
- una barca in quercia lunga 6,3 metri risalente alla media Età del Bronzo, con evidenti tracce di bruciature interne, forse legate alla tecnica di scavo tramite calore;
- un frammento di 2,2 metri, sempre in quercia della stessa epoca, che conserva un’affascinante riparazione antica lungo lo scafo;
- un frammento di 0,8 metri in acero campestre, datato ai primi secoli dell’Età del Bronzo.
La conservazione è stata possibile grazie a un complesso trattamento a base d’acqua e speciali cere. Il tutto è stato poi mantenuto in un ambiente a temperatura controllata. Una cura essenziale per evitare che il legno si deteriorasse rapidamente, esposto all’aria dopo millenni.





















