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1 su 10 annunci sui social è una truffa: quanto guadagnano davvero le piattaforme

Gli annunci truffa sui social, o scam ads, sono frequenti e ingannano in modo subdolo: cosa fanno le piattaforme contro il fenomeno? Quanto ci guadagnano?

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Scorrere il feed è diventato un gesto automatico. Una storia, un post, un video. Poi una pubblicità. E poi un’altra. Quello che molti non sanno è che una parte di quegli annunci non prova a venderci nulla di reale: prova a ingannarci. Secondo un’indagine di Juniper Research, nel 2025 circa un annuncio su dieci visualizzato sui social in Europa è riconducibile a una truffa. Un dato che non riguarda nicchie o utenti distratti, ma chiunque passi qualche minuto al giorno su piattaforme come Facebook, Instagram o TikTok.

Annunci truffa sui social: che cosa sono davvero

Con l’espressione scam ads si indicano le inserzioni a pagamento create per spingere le persone verso finti investimenti, prodotti inesistenti o offerte costruite ad arte. Non sono messaggi “ai margini” del sistema, ma sfruttano gli stessi circuiti delle campagne legittime: targeting, algoritmi, formati ufficiali.

Il risultato è una truffa che sembra credibile, perché nasce dentro l’infrastruttura pubblicitaria delle piattaforme. Spesso utilizza immagini di brand noti o di personaggi famosi, e promette guadagni rapidi o sconti clamorosi. A colpire è la quantità: nel 2025, in Europa, sarebbero state mostrate circa 993 miliardi di impression di annunci fraudolenti.

Quante volte li vediamo (senza accorgercene)

I numeri raccontano un’abitudine quotidiana. In media, un utente europeo entra in contatto con oltre 190 annunci truffa al mese. Se le tendenze non cambieranno, nel 2030 si potrebbe arrivare a 250 al mese per persona.

L’Italia è tra i Paesi più colpiti: insieme a Repubblica Ceca e Bulgaria registra una delle percentuali più alte di inserzioni fraudolente rispetto al totale, con circa il 14% delle impression considerate truffe, ben sopra la media europea del 10%.

Truffe su Facebook e Instagram: quanto valgono per le piattaforme

La parte più delicata della storia riguarda i ricavi. Le piattaforme guadagnano da ogni inserzione che ospitano, a prescindere dalla sua natura.

Secondo Juniper Research, nel 2025 in Europa i ricavi pubblicitari generati dagli scam ads hanno superato i 4 miliardi di euro, pari a circa il 10% del fatturato pubblicitario social nel continente. In Italia, la stima parla di 433 milioni di euro provenienti da annunci fraudolenti in un solo anno.

Questo crea un evidente conflitto: bloccare una truffa significa anche rinunciare a una parte di entrate. E finché gli introiti restano così alti, la tentazione di limitarsi a interventi parziali è forte.

Le conseguenze per chi cade nella rete

Il danno non è solo economico. In Italia, la perdita media per truffa riuscita è stimata in 688 euro. A questo si aggiungono stress, senso di violazione e perdita di fiducia verso le piattaforme e la pubblicità online.

La sofisticazione crescente degli annunci, spesso generati con strumenti di intelligenza artificiale, rende sempre più difficile distinguere una promozione reale da una truffa ben confezionata.

Contromisure dichiarate (e i loro limiti)

Le piattaforme affermano di investire in sistemi di rilevamento automatico e nella verifica degli inserzionisti. Meta, che controlla Facebook e Instagram, ha dichiarato di aver rimosso milioni di annunci e account fraudolenti nel 2025.

Tuttavia, documenti interni citati da fonti giornalistiche come Reuters suggeriscono che in alcuni casi l’azienda avrebbe reso meno visibili le ricerche nella libreria pubblica degli annunci, invece di bloccare direttamente le inserzioni. Una strategia che, se confermata, punterebbe più a ridurre la visibilità del problema che a eliminarlo.

Perché il fenomeno è destinato a crescere

Dal 2022 al 2025, gli incassi legati alle truffe sono cresciuti di pari passo con il mercato pubblicitario social. Le stime indicano che entro il 2030:

  • le impression di scam ads in Europa supereranno 1,4 trilioni
  • i ricavi delle piattaforme da annunci fraudolenti potrebbero oltrepassare i 10 miliardi di euro.

Senza un cambio di rotta, gli annunci truffa sui social rischiano di diventare una componente strutturale dell’ecosistema digitale.

Cosa può fare oggi l’utente

Nessun sistema è infallibile, ma qualche accorgimento riduce i rischi: diffidare delle offerte “troppo belle”, verificare sempre il sito prima di pagare, usare i canali di segnalazione delle piattaforme e non condividere mai dati personali o bancari tramite link sponsorizzati.