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Amazon punta al mercato dei dati: perché vendere informazioni alle IA potrebbe rivelarsi molto redditizio

Amazon sta pensando a un marketplace di notizie dove gli editori potranno vendere le loro news alle aziende di AI

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Amazon carrello 123rf

Amazon ha costruito il suo impero vendendo di tutto, dagli spazzolini da denti ai server per il cloud. Ora, sembra che Jeff Bezos e soci abbiano messo nel mirino un nuovo tipo di “prodotto”: le parole dei giornalisti. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, Amazon starebbe lavorando alla creazione di un vero e proprio marketplace per i dati, un negozio virtuale dove gli editori possono caricare i propri contenuti e le aziende che sviluppano intelligenza artificiale possono acquistarli legalmente per “istruire” i propri modelli.

Un nuovo scaffale per l’e-commerce dei dati

L’idea di base è tipicamente “Amazoniana”. Invece di costringere ogni singola azienda tecnologica a bussare alla porta di ogni singolo giornale, Amazon vuole fare da intermediario. In questo scenario, Amazon AWS (la divisione cloud) diventerebbe il punto di incontro tra chi produce informazione di qualità e chi, come Microsoft o Google, ha bisogno di miliardi di frasi corrette per far funzionare software come ChatGPT o Gemini. Naturalmente, come in ogni transazione che avviene sul suo suolo, Amazon tratterrebbe una commissione su ogni accordo stipulato tra le parti.

Sebbene un portavoce dell’azienda abbia preferito mantenere il riserbo, parlando genericamente di “relazioni innovative con gli editori”, è chiaro che il progetto è già in fase avanzata. Il colosso di Seattle avrebbe già iniziato a consultare i vertici del mondo editoriale per capire se è il caso, e di conseguenza, come strutturare questo nuovo mercato dei dati.

Basta “furti” di dati: si passa alla cassa

Fino ad oggi, il rapporto tra intelligenza artificiale ed editoria è stato a dir poco conflittuale. I grandi modelli linguistici sono stati addestrati “mangiando” tutto ciò che trovavano online: articoli, libri, saggi e immagini, spesso senza chiedere autorizzazioni e, soprattutto, senza pagare. Questo ha scatenato una pioggia di cause legali miliardarie.

Un marketplace centralizzato cambierebbe le regole del gioco. Invece di saccheggiare il web e poi finire in tribunale, le aziende di AI avrebbero un modo legale, pulito e trasparente per accedere a contenuti verificati. È la stessa mossa tentata recentemente da Microsoft, che vede in questo modello una nuova fonte di reddito per gli editori, garantendo allo stesso tempo alle aziende tecnologiche una fornitura costante di dati di “alta qualità”, meno inclini a generare le cosiddette “allucinazioni” dell’AI.

Il vero nemico: la fine del traffico web

Tuttavia, il problema per gli editori non è solo essere pagati per l’addestramento dei modelli. La vera minaccia è esistenziale. Quello che terrorizza i giornali sono i riassunti automatici che l’intelligenza artificiale genera oggi sui motori di ricerca (le cosiddette AI Overviews). Se Google risponde direttamente alla domanda dell’utente fornendo un riassunto perfetto, nessuno cliccherà più sul sito del giornale.

Il marketplace di Amazon potrebbe offrire una scialuppa di salvataggio. Se i ricavi derivanti dal traffico pubblicitario crollano perché gli utenti non cliccano più, la vendita diretta dei dati alle aziende di AI potrebbe diventare la principale fonte di sostentamento per il giornalismo del futuro.

Grandi nomi contro piccoli editori

C’è però un rischio: un marketplace centralizzato potrebbe creare nuove disuguaglianze. Mentre i grandi gruppi editoriali avrebbero la forza di negoziare prezzi vantaggiosi, le piccole realtà locali potrebbero trovarsi schiacciate, costrette ad accettare briciole pur di apparire nel catalogo di Amazon. Se la piattaforma diventerà lo standard del settore, chi ne rimarrà fuori rischierà l’invisibilità digitale. Amazon si prepara dunque a diventare, ancora una volta, il guardiano di un nuovo mercato, decidendo chi guadagna e quanto vale, oggi, una notizia.