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Suicidi, Amazon sotto accusa per le vendite online di nitrato di sodio

La Corte Suprema di Washington ha stabilito che Amazon può essere citata in giudizio per negligenza. Le famiglie di alcuni giovani suicidi accusano il colosso di aver venduto nitrito di sodio ad alta purezza, sapendo che venisse usato come kit letale

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Amazon Pacchi 123rf

Il mondo dell’e-commerce sta affrontando una delle sfide legali più complesse e delicate della sua storia. Giovedì scorso, con una decisione che ha scosso i vertici di Seattle, la Corte Suprema dello Stato di Washington ha stabilito all’unanimità che Amazon.com non può sottrarsi alle aule di tribunale. Il colosso fondato da Jeff Bezos dovrà rispondere alle accuse di negligenza presentate da diverse famiglie che hanno perso i propri cari a causa del suicidio. Il mezzo utilizzato per compiere l’estremo gesto è una sostanza chimica, il nitrito di sodio, acquistata con estrema facilità proprio sulla celebre piattaforma di vendita online.

Una sostanza comune, un pericolo mortale

Per capire la portata del caso, bisogna prima comprendere di cosa stiamo parlando. Il nitrito di sodio è una sostanza chimica perfettamente legale e ampiamente utilizzata nell’industria alimentare, dove funge da conservante per carni lavorate e pesce. Viene impiegato anche nei laboratori di ricerca e persino come antidoto per l’avvelenamento da cianuro. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale tra il prodotto usato per scopi industriali e quello venduto con una purezza che sfiora il 99%.

A concentrazioni così elevate, il nitrito di sodio diventa una sostanza letale se ingerita direttamente. Le famiglie che hanno intentato la causa sostengono che Amazon fosse a conoscenza da anni dell’uso improprio che veniva fatto di questo prodotto. Nonostante ciò, il sito avrebbe continuato a permetterne la vendita senza restrizioni, facilitando l’accesso a giovani vulnerabili. In alcuni casi, i legali delle famiglie hanno parlato di veri e propri “kit per il suicidio”, poiché gli algoritmi del sito suggerivano l’acquisto del nitrito insieme ad altri prodotti che facilitavano l’atto finale.

Il ribaltamento della sentenza precedente

In un primo momento, una corte d’appello di livello inferiore aveva dato ragione ad Amazon, sostenendo che il suicidio fosse una scelta volontaria e, quindi, una “causa prevalente” che sollevava l’azienda da ogni responsabilità. In pratica, si riteneva che l’azione del singolo individuo interrompesse il legame logico tra la vendita del prodotto e il decesso.

Nonostante questo, i nove giudici della Corte Suprema hanno respinto questa visione. Nella sentenza, scritta dalla giudice G. Helen Whitener, si legge che “Amazon ha il dovere di agire con “ragionevole diligenza” nei confronti dei propri clienti”. L’azienda, secondo i giudici, deve evitare di esporre le persone a danni che derivano da condotte prevedibili. La parola chiave qui è proprio “prevedibilità”: spetterà ora a una giuria stabilire se Amazon potesse immaginare che vendere una sostanza chimica pura al 99,6% a ragazzi di età compresa tra i 17 e i 27 anni avrebbe potuto portare a conseguenze tragiche.

La posizione di Amazon e l’impatto sul futuro

Amazon ha reagito alla sentenza esprimendo condoglianze alle famiglie, ma ribadendo la propria posizione. L’azienda sostiene che il nitrito di sodio non sia destinato al consumo umano e che, come moltissimi altri oggetti venduti online, possa essere purtroppo oggetto di abusi che sfuggono al controllo del venditore. Per tutelarsi, Amazon ha già introdotto nuove regole che vietano la vendita di questa sostanza con una purezza superiore al 10%.

Questa sentenza non coinvolge solo Amazon, ma tutte le grandi piattaforme tecnologiche. Per anni, i giganti del web si sono considerati semplici “intermediari” o vetrine digitali, sostenendo di non poter essere responsabili delle azioni di terzi o dell’uso che i clienti fanno dei prodotti acquistati. La decisione della Corte di Washington suggerisce invece che la responsabilità sociale e legale di un’azienda delle dimensioni di Amazon deve andare ben oltre la semplice transazione economica. Se un pericolo è prevedibile, l’azienda ha il dovere morale e giuridico di intervenire prima che accada l’irreparabile.