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Amazon rinuncia al suo progetto sui robot: cosa sta succedendo?

Amazon ha fermato Blue Jay, il robot multi-braccio per le consegne rapide. La tecnologia sarà integrata in altri progetti di automazione.

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Un magazzino Amazon iStock

Amazon ha interrotto lo sviluppo di Blue Jay, il robot multi-braccio progettato per i magazzini dedicati alle consegne in giornata. Il sistema, presentato a ottobre e testato in uno stabilimento della South Carolina, è stato fermato a gennaio. La decisione è stata confermata dall’azienda, che ha precisato come la tecnologia sviluppata non verrà abbandonata, ma integrata in altri programmi di automazione.

Cos’è Blue Jay di Amazon?

Blue Jay era stato concepito per smistare e movimentare più pacchi contemporaneamente, con l’obiettivo di accelerare il flusso delle spedizioni same-day. Amazon aveva evidenziato di averlo realizzato in circa un anno, un arco temporale più breve rispetto ai precedenti progetti robotici, grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale. Solo in un secondo momento è stato chiarito che si trattava di un prototipo, un dettaglio non esplicitato nel primo annuncio pubblico.

Secondo fonti vicine al progetto, il sistema avrebbe incontrato ostacoli legati ai costi e alla complessità produttiva. I dipendenti coinvolti sono stati riassegnati ad altre iniziative interne nel campo della robotica.

Cosa cambia nella strategia di Amazon: da Blue Jay a Orbital

La sospensione di Blue Jay si inserisce in una revisione più ampia dell’architettura dei magazzini destinati alle consegne rapide. Il robot era stato pensato per operare nel modello interno denominato Local Vending Machine, una struttura fortemente integrata e poco flessibile nelle riconfigurazioni.

Amazon sta ora lavorando a un nuovo sistema chiamato Orbital, fondato su un’impostazione modulare. A differenza del modello precedente, dovrebbe essere composto da unità assemblabili in configurazioni differenti, con l’obiettivo di facilitarne l’installazione anche in strutture di dimensioni più contenute. Le prime aperture di magazzini basati su questa architettura non sono attese prima del 2027.

Parallelamente, parte della tecnologia sviluppata per Blue Jay confluirà in un nuovo sistema denominato Flex Cell, caratterizzato da una configurazione a pavimento anziché a soffitto, come nel caso del robot ora accantonato.

Il programma robotico di Amazon continua?

La chiusura del progetto non rappresenta un passo indietro nell’automazione. Dal 2012, anno dell’acquisizione di Kiva Systems (fondata originariamente nel 2003, con sede nel Massachusetts), Amazon ha costruito un programma robotico interno che costituisce l’ossatura delle sue operazioni logistiche. A luglio dello scorso anno, l’azienda ha superato il milione di robot nei propri magazzini, dimostrando l’interesse verso questa tecnologia.

Tra i sistemi già operativi figura Vulcan, un robot a due bracci impiegato nelle aree di stoccaggio. Una delle braccia riorganizza gli articoli nei compartimenti, mentre l’altra, dotata di telecamera e ventose, preleva i prodotti. Il sistema è stato addestrato su dati raccolti da interazioni reali e, secondo l’azienda, è in grado di “percepire” gli oggetti con cui entra in contatto.

Un portavoce di Amazon ha spiegato che l’azienda continua a sperimentare nuove soluzioni per migliorare efficienza e sicurezza nei magazzini, aggiungendo che le tecnologie sviluppate per Blue Jay saranno riutilizzate nella rete esistente.

La vicenda evidenzia quanto sia complesso tradurre i progressi dell’intelligenza artificiale in applicazioni fisiche su larga scala. Anche per un gruppo che dispone già di centinaia di migliaia di robot come Amazon, non ogni progetto arriva alla distribuzione definitiva.