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Esistono delle vere alternative a Google? Ecco le nostre proposte, alcune europee

Google resta il leader della ricerca online, ma cresce l'interesse verso motori che puntano su privacy e minore dipendenza dall'AI.

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Una persona utilizza il PC per navigare online iStock

Per oltre vent’anni, Google ha rappresentato la principale porta d’accesso al web. Per milioni di persone, cercare un’informazione online è diventato quasi sinonimo di utilizzare il motore di ricerca di Mountain View. Negli ultimi mesi, però, qualcosa sembra essersi mosso. L’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale nei risultati di ricerca e la crescente attenzione verso la tutela della privacy stanno spingendo alcuni utenti a valutare altre soluzioni.

Le alternative esistono e, pur rimanendo molto lontane dai numeri di Google, stanno conquistando spazio grazie a caratteristiche specifiche che rispondono a esigenze sempre più diffuse.

Perché alcuni utenti cercano un motore diverso da Google?

Google continua a essere il punto di riferimento assoluto per la ricerca online, ma una parte degli utenti mostra un interesse crescente verso servizi meno legati alla profilazione pubblicitaria e percepiti come meno invasivi nell’esperienza d’uso. L’arrivo di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, sempre più centrali all’interno della ricerca, ha ulteriormente alimentato questo dibattito.

Quando si parla di alternative a Google, il primo nome che viene in mente è quasi sempre DuckDuckGo. Nato negli Stati Uniti nel 2008, il motore di ricerca ha costruito la propria identità attorno a un principio semplice: offrire risultati senza raccogliere dati personali destinati alla profilazione pubblicitaria.

Nel corso degli anni DuckDuckGo è cresciuto proprio grazie a questo posizionamento, diventando una delle opzioni più popolari tra gli utenti attenti alla riservatezza online. Oggi il servizio combina risultati provenienti da diverse fonti, tra cui Bing e un crawler proprietario.

Negli ultimi tempi, la piattaforma è finita al centro dell’attenzione anche per un altro motivo. Mentre Google continua a puntare sempre più sulle risposte generate dall’intelligenza artificiale, DuckDuckGo ha introdotto una modalità di ricerca priva di contenuti AI, pensata per chi preferisce consultare direttamente le tradizionali pagine web. Una scelta che riflette l’evoluzione delle preferenze di una parte degli utenti, non sempre convinti che l’intelligenza artificiale debba assumere un ruolo centrale all’interno dei motori di ricerca.

Le alternative europee tra sovranità digitale e sostenibilità

La discussione sulle alternative a Google coinvolge sempre più spesso anche l’Europa. Non è un caso che l’Unione europea abbia scelto Qwant come motore di ricerca predefinito sui propri computer, nell’ambito di una strategia volta a ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme tecnologiche statunitensi.

Fondata in Francia nel 2013, Qwant si presenta come un motore di ricerca incentrato sulla tutela della privacy. La sua crescita si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato da un interesse crescente delle istituzioni europee verso lo sviluppo di servizi digitali indipendenti.

Diverso è l’approccio di Ecosia, realtà tedesca nata nel 2009. Il motore di ricerca destina gran parte dei propri profitti al finanziamento di progetti ambientali e iniziative legate alla lotta ai cambiamenti climatici. Negli ultimi anni ha inoltre avviato una collaborazione con Qwant per contribuire alla costruzione di un indice di ricerca europeo, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da Google e Bing.

Swisscows e MetaGer: due approcci diversi alla ricerca

Swisscows, sviluppato in Svizzera, punta sulla protezione dei dati personali e su un ambiente di ricerca orientato alle famiglie, escludendo i contenuti espliciti. MetaGer, nato in Germania dalla collaborazione tra l’associazione SUMA-EV e l’Università di Hannover, adotta invece il modello del metamotore: le query vengono inoltrate a più servizi e i risultati vengono successivamente aggregati e organizzati.

Nessuno di questi motori di ricerca può realisticamente competere con Google sul piano della diffusione globale. La loro presenza sul mercato, però, racconta un fenomeno interessante: una parte degli utenti è sempre più interessata ad avere maggiore controllo sui propri dati e a ridurre la dipendenza dagli strumenti basati sull’intelligenza artificiale.