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Allerta tsunami in Alaska: gli scienziati lanciano l'allarme

Anche l'Alaska è a rischio tsunami, magari non oggi ma nel prossimo futuro le probabilità aumenteranno: ecco gli scenari

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Grande onda 123RF

Scienziati e autorità osservano e analizzano con grande attenzione e apprensione un particolare pendio dell’Alaska meridionale. Si tratta del Barry Landslide, che corre il rischio di collassare un giorno.

Se ciò accadesse, le conseguenze sarebbero potenzialmente devastanti. Un nuovo studio rivela un dettaglio inedito: strani segnali sismici “nascosti”. Qualcosa di poco compreso finora, che potrebbe offrire informazioni preziose in merito ai processi che precedono una grana in grado di generare uno tsunami.

Un laboratorio naturale sotto analisi

A partire dal 2020, l’area del Barry Arm in Alaska è stata equipaggiata con una rete di strumenti di monitoraggio sismico molto fitta. Il tutto installato per intercettare eventuali segnali precursori di un collasso improvviso.

L’obiettivo è chiaro: guadagnare tempo. Anche pochi minuti di preavviso potrebbero infatti fare la differenza per le comunità costiere e chi frequenta il fiordo. Si pensi alle navi da crociera, ad esempio.

Analizzando queste registrazioni, i ricercatori hanno identificato un tipo di segnale mai descritto prima in maniera sistematica: impulsi brevi, ad alta frequenza, che compaiono con maggiore frequenza dalla fine dell’estate fino a metà inverno, per poi sparire bruscamente tra fine inverno e inizio primavera.

Cosa si muove sotto la superficie

Lo studio in questione è stato pubblicato su Seismological Research Letters, guidato da Gabrielle Davy dell’Università dell’Alaska Fairbanks. Si evidenzia come questi segnali non indichino un movimento diretto della frana.

L’origine sarebbe invece legata a un processo meno evidente ma cruciale: il congelamento e lo scongelamento dell’acqua all’interno di minuscole fratture nella roccia sotto il vicino ghiacciaio Cascade.

Quando l’acqua si ghiaccia, si espande. Quando si scioglie, si ritrae. Un ciclo stagionale che genera delle micro rottura fragili, sufficienti a produrre segnali sismici rilevabili dagli strumenti. Un dettaglio chiave: tali processi possono infatti modificare le condizioni idrologiche sotterranee. Un fattore noto per influenzare la stabilità dei pendii.

Il Barry Landslide è ad altissimo rischio

Quando si parla del Barry Landslide si fa riferimento a una massa enorme, stimata in circa 500 milioni di metri cubi di materiale. Si muove lentamente da decenni e la roccia è debole e fortemente fratturata. Ha inoltre perso un elemento chiave di stabilità: il Barry Glacier.

Se una porzione significativa del pendio dovesse collassare rapidamente nel fiordo, l’impatto potrebbe generare uno tsunami con delle onde molto alte. Queste sarebbero in grado di raggiungere aree abitate come Whittier. È per questo che ogni nuovo indizio, anche indiretto, è considerato prezioso.

Analisi “a mano” e sistemi intelligenti

Il team ha svolto un lavoro tutt’altro che automatico. Un intero anno di registrazioni sismiche continue è stato analizzando manualmente. Un lavoro analogico per costruire una sorta di “alfabeto” dei segnali locali:

  • terremoti minori;
  • movimento dei ghiacciai;
  • deformazioni del pendio;
  • rumore di fono.

Il passo successivo è già in corso. L’Alaska Earthquake Center sta testando un sistema regionale di rilevamento automatico delle frane, progettato per inviare un allarme in caso di collasso. Secondo la coautrice Ezgi Karasözen, la crescente attenzione verso la “sismologia delle frane” mostra che, quando esistono, i segnali precursori possono diventare uno strumento chiave di allerta precoce.