Che cos'è l'AI slop e perché i locali e i creativi hanno iniziato a bandirlo
Immagini da due soldi, testi vuoti e contenuti sintetici: la rete si sta riempiendo di sbobba generativa. Ma tra artisti, locali e piattaforme sta nascendo la resistenza.

Sempre più persone impiegano l’intelligenza artificiale per svolgere le proprie attività quotidiane, in particolare nell’ambito delle creazioni artistiche e dei contenuti visivi. Il problema però è quando i chatbot vengono utilizzati per generare opere che risultano non soltanto di dubbia qualità formale, ma spesso anche di pessimo gusto.
Nel mondo anglosassone ci si riferisce a questa tipologia di produzione attraverso il termine “slop”: una sbobba indigesta per chiunque, soprattutto per esercenti e creativi, al punto da voler fare comune per fermarne la diffusione, assieme alle piattaforme digitali.
- Cos'è l'AI slop, la brodaglia dell'Internet
- Perché creator e locali si oppongono alla sbobba digitale
- Anche LinkedIn si oppone: ecco come
Cos’è l’AI slop, la brodaglia dell’Internet
Parola dell’anno per il dizionario Merriam-Webster, slop originariamente indicava concetti diversi da loro ma al tempo stesso simili: spazzatura o scarti di cibo somministrati al bestiame, residui corporei, fango liquido o bevande del tutto prive di sapore.
Insomma, una brodaglia, una sbobba vera e propria di cattiva qualità, il che non si distanzia troppo dal suo principale significato contemporaneo, ossia “contenuto digitale di bassa qualità che viene prodotto solitamente in quantità per mezzo dell’intelligenza artificiale“.
In particolare da strumenti che generano video e immagini con semplici prompt, come Nano Banana e ChatGPT. Infatti solo negli ultimi tre anni questa mania è esplosa al punto che, secondo una ricerca pubblicata su Arxiv, almeno il 30% dei testi attualmente presenti sulle pagine web attive è frutto dell’IA, con stime degli stessi ricercatori che si spingono fino a una quota del 40%.
È a tutti gli effetti una marea di dati che appare quantomeno inutile e sciatta. Se non dannosa per i creativi.
Perché creator e locali si oppongono alla sbobba digitale
Diversi artisti e professionisti hanno iniziato a opporsi apertamente alle richieste dei clienti che pretendono un’opera automatizzata ma firmata o gestita da una figura umana.
È il caso di Chris Ferry, illustratore specializzato in biglietti d’auguri umoristici, che in un video diventato virale ha rivolto un avviso chiaro alla propria clientela, chiedendo di non “rivolgersi mai più a me chiedendomi di stampare un biglietto d’auguri creato su ChatGPT“. Perché preferisce un modello più tradizionale: il cliente porta l’idea, e lui la trasforma in un progetto grafico, con il suo tocco.
Tra l’altro, la questione non si riduce a una pura scelta estetica o metodologica. Come ha spiegato lo stesso Ferry alla BBC, le immagini sintetiche rischiano di rendere superflua la figura professionale del grafico, “allo stesso modo in cui la musica generata dall’IA svantaggia i musicisti“.
Ma è così? Non per la graphic designer freelance Frances Smyth. Pur manifestando preoccupazione per l’evoluzione del settore, Smyth ritiene che l’idea di un’intelligenza artificiale capace di azzerare del tutto il lavoro degli artisti sia “un’illusione“.
Non nega però il rischio di contraccolpo finanziario: secondo lei, molte agenzie creative stanno perdendo clienti a ritmo sostenuto, “poiché le aziende si rivolgono all’intelligenza artificiale per ridurre i costi di marketing“. Il problema però è che non è un lavoro valido quanto quello di un vero artista: l’intelligenza artificiale può essere “utilizzata per ottenere risultati rapidi“, ma è “ripetitiva e senz’anima“. Il pubblico dovrebbe quindi sviluppare una maggiore consapevolezza riguardo alla reale provenienza e al valore delle opere.
Nel frattempo la protesta ha travalicato i confini degli studi d’arte per approdare nel settore commerciale e della ristorazione. Sempre la BBC riferisce di attività che stanno bandendo del tutto i contenuti sintetici per principio. È il caso della Mandela Hall, situata presso la sede dell’Unione Studentesca della Queen’s University, ma anche dell’American Bar di Belfast, che ha annunciato pubblicamente il boicottaggio totale dell’IA sia nell’arredo interno del locale sia nella gestione dei propri canali social.
Anche LinkedIn si oppone: ecco come
Oltre agli esercenti e ai professionisti del settore creativo, anche i grandi colossi informatici stanno correndo ai ripari per frenare l’avanzata di questa sbobba digitale. Tra le realtà più attive figura LinkedIn, che ha introdotto una funzione specifica consentendo agli utenti di segnalare post e commenti selezionando la voce “sembra AI slop”.
In base ai dati condivisi da Hari Srinivasan, Chief Product Officer della piattaforma, il volume di queste segnalazioni ha già oltrepassato il milione. Ma il dato più rilevante riguarda l’efficacia dei filtri: LinkedIn ha dichiarato che la propria community visualizza oggi il 40% in meno di contenuti catalogati dal sistema come “slop”.
Sebbene il fenomeno non sia stato del tutto sradicato, la modifica degli algoritmi permette di ridurre drasticamente la visibilità di questi contributi all’interno dei feed. Il che non è poco.
FAQ
È contenuto digitale di bassa qualità prodotto spesso in massa con l'intelligenza artificiale: immagini, testi o video fatti in fretta, poco curati e percepiti come “sbobba” digitale.
Perché lo considerano sciatto e potenzialmente dannoso per il lavoro umano. Molti rifiutano opere generate dall'IA quando sostituiscono il contributo di artisti, grafici o professionisti reali.
Il timore esiste, ma alcuni professionisti pensano che sia un'illusione parlare di sostituzione totale. Il rischio concreto riguarda piuttosto perdita di clienti e pressione sui compensi.
La Mandela Hall della Queen's University e l'American Bar di Belfast hanno preso posizione contro i contenuti sintetici, vietandoli sia nell'arredo sia nella comunicazione e nei social.
Ha introdotto la segnalazione “sembra AI slop” per post e commenti. Le segnalazioni hanno superato il milione e la piattaforma dice di mostrare il 40% in meno di questi contenuti.

















