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AI e privacy: quanti dati personali raccolgono ChatGPT, Gemini e altri chatbot mentre li usi

Ricerca Surfshark: ChatGPT, Gemini, Claude e altri chatbot AI raccolgono un sacco di dati personali degli utenti. Ecco la classifica.

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AI e Privacy MisterGadget.Tech Shutterstock

Utilizzare l’intelligenza artificiale ogni giorno ha i suoi vantaggi sia a livello lavorativo che domestico. Ma anche qualche svantaggio a livello di privacy. Non tutti sanno, infatti, che chatbot come ChatGPT, Gemini, Claude e altri possono raccogliere dati personali durante il loro utilizzo. Una ricerca della piattaforma Surfshark ha infatti messo il punto su questo “difetto” dei chatbot odierni, analizzando le differenze principali tra le IA a livello di raccolta dati.

Quanti dati personali raccolgono ChatGPT, Gemini e altri chatbot

La raccolta dei dati personali è in crescita, e a detta di Surfshark coinvolge piattaforme importanti come Meta AI, Google Gemini, ChatGPT, Claude e DeepSeek. 

Dai risultati emerge che tutte le principali applicazioni di chatbot raccolgono, in qualche forma, informazioni sugli utenti: in media, circa 14 categorie di dati su 35. Tra queste rientrano, ad esempio, dati identificativi come nome ed email, contenuti generati dagli utenti, informazioni di utilizzo e, in alcuni casi, anche la posizione.

Proprio la geolocalizzazione è il dato che salta subito all’occhio: secondo lo studio, il 70% dei chatbot più diffusi raccoglie dati relativi alla posizione geografica. In pratica, quasi tre IA su quattro possono acquisire informazioni sulla posizione dell’utente, almeno in forma approssimativa.

La classifica delle IA per raccolta dati

Guardando ai singoli chatbot, secondo la ricerca, Meta AI risulta l’app più esposta sul fronte della raccolta dati, con 33 categorie su 35, pari a quasi il 95% del totale possibile.

Segue Google Gemini, che si colloca anch’esso su livelli elevati: il servizio di Google raccoglie complessivamente 23 categorie su 35. Per quanto riguarda ChatGPT, l’app risulta in grado di raccogliere 17 categorie su 35, in crescita rispetto alle 10 dell’anno precedente.

Sul versante opposto, chatbot come Claude e DeepSeek risultano meno invasivi in termini di raccolta dati. L’AI sviluppata da Anthropic, ad esempio, raccoglie 13 categorie su 35. Anche DeepSeek si colloca su valori simili, con 13 categorie di dati raccolti, che includono principalmente input degli utenti e cronologia delle conversazioni.

AI e privacy, un problema che si può risolvere

Per chi è attento alla privacy, un livello così ampio di raccolta dati può apparire sproporzionato rispetto all’uso quotidiano dei chatbot. Tra l’altro se ci sono di mezzo informazioni sensibili, come documenti fiscali, cartelle cliniche o dati personali legati a aspetti identitari quali orientamento sessuale, credo religioso o appartenenza etnica.

Si tratta di informazioni che, a seconda delle policy dei singoli servizi, possono essere utilizzate o condivise in forma aggregata per attività di analisi, miglioramento dei prodotti, personalizzazione dell’esperienza e, in alcuni casi, per finalità pubblicitarie e di marketing. Il che non è un male, ma poi c’è da capire come vengono trattati e in che modo.

A prescindere, come sottolinea Surfshark, è bene tenere sotto controllo i nostri dati. Infatti l’approccio più prudente sarebbe considerare ogni prompt come se fosse un contenuto potenzialmente pubblico.

E se possiamo dare un consiglio spassionato, è bene ricordarsi che tutti noi utenti siamo tutelati dal GDPR, che stabilisce diritti specifici e obblighi stringenti per persone e soprattutto aziende che trattano dati personali. Perché la privacy non è affatto uno scherzo, soprattutto oggi.

FAQ

Quali chatbot raccolgono più dati personali?

Secondo Surfshark, Meta AI è la più esposta (33/35 categorie), seguita da Google Gemini (23/35).

Quante categorie di dati vengono raccolte in media?

In media i chatbot raccolgono circa 14 categorie di dati su 35 analizzate nello studio.

Quali dati raccolgono Claude e DeepSeek?

Claude e DeepSeek risultano meno invasivi: raccolgono circa 13 categorie su 35 analizzate nello studio.

Come posso proteggere la mia privacy usando i chatbot?

Considera ogni prompt potenzialmente pubblico, evita dati sensibili e sfrutta i diritti garantiti dal GDPR per controllare il trattamento.